
MARCO TEDESCO
La storia dell’arte scultorea lucana del XVI sec., è dominata da un grande nome che risponde a quello di Altobello Persio, il cui nome è legato alla produzione di straordinarie opere d’arte scultorea distribuite in gran parte del territorio lucano, tra cui spiccano l’annunciazione datata tra il 1524 e il 1538, proveniente secondo alcuni studi effettuati, dalla cappella dell’annunziata della chiesa materana di San Pietro Caveoso, oppure il Cristo risorto e il presepe della cattedrale di Matera, quest’ultimo commissionato al Persio e a Sannazaro Da Alessano da Don Angelo Spinazzola nel 1534, oggi visibile nella sua collocazione originaria all’interno di una cappella un tempo dedicata a San Nicola di Myra.

Altobello Persio e Sannazaro Da Alessano, Presepe, 1534, Matera, Cattedrale part. (foto di Marco Tedesco)

Altobello Persio e Sannazaro Da Alessano, Presepe, 1534, Matera, Cattedrale (foto di Marco Tedesco)

Altobello Persio (attr.), Cristo crocifisso tra la Vergine e San Giovanni Evangelista, XVI sec., Lagonegro, chiesa di San Nicola al Castello (foto di Marco Tedesco)
Secondo alcuni studi, sembrerebbe che il binomio San Nicola – Altobello Persio si sia concretizzato anche a Lagonegro, dove è presente un gruppo scultoreo in pietra policroma attribuito ad Altobello Persio. Si tratta di un Cristo crocifisso tra la Vergine e San Giovanni Evangelista, datato al XVI sec., oggi visibile a sinistra dell’osservatore a lato dell’altare, nella chiesa di San Nicola al Castello. La composizione, così come si presenta oggi, rispecchia l’iconografia tradizionale della crocifissione, che prevede il Cristo crocifisso al centro tra la Vegrine e l’apostolo Giovanni, il futuro evangelista. Il momento che l’artista ha voluto proporre all’interno della sua raffigurazione è quello in cui ormai tutto è avvenuto. L’osservatore è reso partecipe della scena in cui Cristo ha appena chinato il capo ed è deceduto, la Vergine e San Giovanni hanno gli occhi infossati dal dolore per la morte di Gesù e il loro è un dolore umano che l’artista ha voluto rendere intimo e pubblico allo stesso tempo. Lo stile in cui i personaggi sono scolpiti, fa ipotizzare che la paternità dell’opera possa essere del Persio in quanto molto vicina allo stile in cui sono realizzate alcune figure del presepe della cattedrale di Matera.

Altobello Persio (attr.), Cristo crocifisso tra la Vergine e San Giovanni Evangelista, XVI sec., Lagonegro, chiesa di San Nicola al Castello (foto di Marco Tedesco) part. della Vergine
L’umanità qui prende il sopravvento sul divino: questo aspetto lo si mostra anche nella scelta dei colori degli abiti dei personaggi: tunica verde e manto marrone per il San Giovanni, tunica rossa e manto blu per la Vergine. Quest’ultimo aspetto racchiude in se un aspetto teologico molto importante. Il rosso è infatti simbolo del sangue ed è qui inteso come una raffigurazione all’egorica dell’umanità della Vergine Maria, in contrapposizione al blu del manto, il quale invece starebbe a rappresentare allegoricamente la regalità della Madonna come Madre di Dio e Regina del cielo e della terra.

Altobello Persio (attr.), Cristo crocifisso tra la Vergine e San Giovanni Evangelista, XVI sec., Lagonegro, chiesa di San Nicola al Castello (foto di Marco Tedesco) part. del San Giovanni Evangelista
Con il gruppo scultoreo del Cristo crocifisso tra la Vergine e San Giovanni Evangelista attribuito ad Altobello Persio nella chiesa di San Nicola al Castello di Lagonegro, la storia dell’arte e in particolar modo della scultura lucana cinquecentesca scrive una nuova interessante pagina ancora del tutto da approfondire, ricca di sorprese, ampliando gli studi sulla figura del Persio che ancora una volta racconta una parte dell’ambiente lucano del XVI sec., evidenziandone gli aspetti più intimi di coloro che lo abitarono