IL DEFICIT PARTECIPATIVO DI UNA CITTADINANZA

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di ROCCO PESARINI

 

Le piccole città come la nostra Potenza hanno tanti punti di forza ed altrettanti punti di debolezza, a seconda di come le si guardi, le si avverta o le si viva.

Ho sempre pensato che esse possano, attraverso la partecipazione e l’idem sentire dei suoi cittadini, magari grazie alla presenza di un modo di pensare spesso innovativo, non pigro, amante delle sfide seppur i forti handicap di partenza (strutturali, economici, sociali e sociologici), riuscire a spiccare il volo, delineandosi come piccole oasi di amena convivenza urbana (cosa pressoché impossibile nelle medie e grandi città, strozzate cosi come sono da problemi forse ormai irrisolvibili).

Ma cosa occorre l’ho appena elencato. Aggiungeteci ovviamente una classe dirigente, politica ed amministrativa capace di avere una Visione e il gioco è fatto.

Ho spesso rimarcato – nelle mie riflessioni strutturate in articoli, nei programmi che ho fatto in radio o in altre occasioni – che purtroppo non ravviso una classe dirigente attuale con una chiara idea di “visione di città” in mente.

E per classe dirigente non parlo solo di chi amministra o ricopre cariche pubbliche ma mi riferisco anche al tessuto produttivo, imprenditoriale, associativo, artistico e chi più ne vuol mettere ne metta.

Manca una Visione di Città ed il prenderne atto significa almeno compiere il primo passo per iniziare a ragionarci seriamente (se a qualcuno seriamente interessa ancora ragionarne ovviamente):

Ma, tra i punti deboli più marcati e che probabilmente impediscono quell’effettivo e necessario cambio di passo, quel piccolo librarsi in volo di una piccola comunità che forse vorrebbe ma riesce solo a tratti, potrebbe ma non spinge abbastanza, c’è quello che continuo a notare con amarezza: un DEFICIT PARTECIPATIVO (dei cittadini singolarmente considerati e della cittadinanza oggettivamente analizzata) che questa città non riesce a lasciarsi alle spalle e per la quale paga lo scotto di continuare a rimanere un arcipelago di cose carine ed interessanti ma incapaci di fare sistema, di diventare, appunto, una comunità, una città.

Partecipare una città non significa solo ed esclusivamente uscire a fare una passeggiata in centro o in qualche parco, non significa partecipare solo ai grandi eventi (da ultimo il Giro d’Italia) o uscire a mangiare una pizza con gli amici o organizzare una cena a casa propria ma si traduce, parere ovviamente personale, in un vivere la propria città con un nuovo o rinnovato protagonismo, con la capacità di interessarsi alle faccende, con il partecipare e dare il sostegno a quei pochi “pazzi visionari” che ancora si spendono per questa cittadina dell’appennino lucano.

Esempi se ne possono fare tanti: la vita nei quartieri, la vita culturale ed associativa, il mondo del sociale e dell’impegno civico, i centri di aggregazione già esistenti o potenziali.

Kennedy diceva “Prima di chiedervi cosa possa fare il vostro Paese per voi, domandatevi cosa potete fare voi per il vostro Paese”.

Sostituite Paese con Potenza, datevi una risposta e iniziate a partecipare.

Ognuno di voi è e può essere una risorsa preziosissima per la crescita della nostra città.

 

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Rocco Pesarini

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