
MICHELE PETRUZZO
Che in Italia ci sia uno scollamento tra la politica e le persone è cosa nota già da tempo. Lo dimostrano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, le iniziative di raccolta firme per l’eutanasia e la cannabis legale, che in breve tempo hanno raggiunto numeri importanti. Sebbene il termine sia fissato al 30 settembre, entrambe hanno già superato l’obiettivo delle cinquecentomila firme, necessario alla richiesta del referendum. La campagna sull’eutanasia, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, si appresta addirittura al milione di firme.
Un notevole impulso a questa travolgente spinta di emancipazione sembra averlo fornito la firma online, attraverso lo SPID o altri strumenti di firma digitale. Prima volta nella storia della Repubblica italiana. Una novità importante, che snellisce i tempi e facilita la partecipazione, allargando così la platea dei firmatari e superando i tradizionali banchetti di novecentesca memoria.
Una larga fetta della popolazione, dunque, si sta pronunciando in maniera chiara su tematiche che la politica italiana, nel corso dei decenni, ha sempre lasciato cadere nel vuoto, senza fornire risposta alcuna. Non a caso, la maggioranza dei partiti non ha aderito ufficialmente a tali iniziative. Ulteriore conferma del loro cerchiobottismo e della loro paura di addentrarsi in questi territori ostici.
Fino ad oggi il centrosinistra, che avrebbe dovuto essere in prima linea, non si è mai speso concretamente in questo genere di battaglie e non è mai andato oltre i meri slogan, sfoderati di tanto i tanto, per “allargare a sinistra”. Temendo di perdere consensi nell’elettorato moderato, ha preferito la prudenza alla coerenza, rimandando e giocando d’attesa. Tuttavia, come spesso accade in questi casi, è la società civile ad accelerare il passo. La storia ce lo insegna, gli ultimi giorni ce lo confermano: quanto più si estende lo iato tra progresso e classe dirigente, tanto più robuste e propulsive diventano le istanze di emancipazione provenienti dal basso.
Un’ulteriore e necessaria riflessione riguarda poi la dimensione anagrafica della partecipazione a tali campagne. Come dimostrano le statistiche e i dati, protagoniste di queste iniziative sono anche e soprattutto le fasce più giovani, probabilmente quelle meno ascoltate ed intercettate dalla politica. Ne conseguono due importanti constatazioni: la prima è che per l’ennesima volta viene smentito il mito del disinteresse dei giovani verso l’impegno politico; la seconda riguarda la necessità di rinnovamento delle modalità e degli strumenti di partecipazione democratica, spesso ignorata, complici anche e soprattutto le classi dirigenti dal capello brizzolato.
La massiccia adesione degli ultimi giorni non è sicuramente passata inosservata e ha innescato diverse reazioni; se da una parte c’è chi esulta per lo straordinario successo ottenuto in breve tempo, dall’altra c’è chi inizia a preoccuparsi. La firma digitale, infatti, sembra far paura a molti. Non sono pochi quelli che hanno palesato il proprio timore verso un eventuale “effetto domino”, che potrebbe innescare una serie di campagne e referendum; come se la partecipazione popolare, in una democrazia, fosse qualcosa da temere! C’è da sperare, al contrario, che sia questo l’inizio di una nuova stagione di diritti e civiltà, che renda l’Italia un paese moderno.
Il tempo dei silenzi e delle attese strategiche è finito, la politica ne prenda atto. Su questi temi non si può e non si deve più tacere. Il ritardo è già notevole e il boom di firme digitali sembra evidenziarlo ulteriormente.