Oggi come oggi ci sono poche possibilità che le prossime elezioni possano segnare il fine corsa del centro destra alla Regione. E non perché la nuova maggioranza, che quattro anni fa ha preso servizio nella massima Istituzione regionale, abbia operato bene, al di là di un paio di successi incassati. Ma soprattutto perché il centrosinistra non ha dato alcun segnale di reazione, se non quello di voler spostare il baricentro delle alleanze un po’ più a sinistra, sull’asse privilegiato Pd-Cinquestelle. Che sarebbe giù un dato politico importante se le due forze avessero chiaro lo spazio nel quale agire singolarmente, e sommassero elettorati diversi ,ma che introduce molta confusione per il fatto che giocano su un generico ritorno al passato del Pci, quando i duri e i puri portavano con determinazione e con coraggio la sfida al passato. Quei tempi non ci sono più e quei temi il pd non li può riproporre, con tutta la buona volontà della schlein , perché proprio su quei temi, precarietà, difesa del lavoro e dei diritti, territori deboli e servizi sociali,il PD ha perso la faccia, cambiato volto e smesso di indossare caschi e tute. Su quei temi, invece, Conte può costruire qualcosa, perché , al di là degli sbagli fatti ha due biglietti da visita: il primo è che è credibile verso le classi emarginate , il secondo è che è uomo del Sud e può rendere forte il rapporto con la parte del Paese che sta rischiando seriamente di tornare al sottosviluppo con riforme costituzionali che tendono a privilegiare una Italia a due velocità. E sarà questo il vero tema delle europee. E dunque, un attento esame della situazione consiglierebbe al Pd, per come si è trasformato con l’accordo tra cattolici e comunisti, di trovare una propria piattaforma originale che tenga conto di questa evoluzione della rappresentanza elettorale, come partito del ceto medio che oggi è sottoposto a molte insidie con la riduzione dell’occupazione , la denatalità che corrode il sistema pensionistico, la fuga , per necessità dei giovani all’estero, la mancanza di una strategia globale per agire con successo sul terreno dell’innovazione e della specializzazione. Di fronte ad una destra che pensa solo a soddisfare l’imprenditoria senza porre condizioni e che non nasconde il tentativo di spostare i soldi del PNRR al Nord, c’è più di un argomento per assumere una posizione che è ormai nelle corde di un partito che si è modificato, ha cambiato pelle e che interpreta a suo modo quel ruolo di rappresentanza più generale di una società che è uscita dalle lotte agrarie o da quelle delle fabbriche e si è allargata alla piccola imprenditoria, alle tante professionalità indipendenti, ai tanti giovani che vorrebbero solo essere artefici della trasformazione del nostro Paese e quindi della vera svolta politica che da decenni si attende. Ma per fare questo ci vorrebbero uomini e donne che sapessero guardare al di là del proprio naso o leader capaci di scelte forti e coraggiose. Il problema è che la statura culturale, morale e politica , generalmente considerata, non autorizza la speranza. Qui , a essere realisti, e sperando di sbagliarci, non si sta lavorando ad un vero tentativo di unità nell’emergenza, fatto di comprensione della situazione, di assunzione di responsabilità e di capacità di esprimere uno sforzo di ripresa comune : si sta giocando solo l’ultima battaglia del declino di un partito che è nato male, cresciuto peggio e che ha come snodo estremo la mera sopravvivenza o il definito allontanamento di personaggi nati come protagonisti della politica e finiti come detentori e fruitori di un potere fine a se stesso. Con questi conti ancora aperti nell’opinione pubblica, da un lato del campo i cinquestelle possono assumere un ruolo guida in una alternativa reale, dialogando con tutte le forze del centrosinistra e portando il Pd a rimorchio dell’iniziativa politica, dall’altro lato del campo la Destra ha buone possibilità di bissare il risultato di quattro anni fa, perché anche se ha dimostrato di partire dai peggiori comportamenti del passato e di essere inconsistente sul piano programmatico, non ha ancora toccato la soglia del rigetto, e cioè del rifiuto totale di una comunità che vuole chiudere una esperienza, succeda quel che succeda. Rocco Rosa
IL DRAMMA POLITICO DI UN PD CON LA TESTA ALL’INDIETRO
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