Sono stati molti nel passato i tentativi da parte della Regione di promuovere i prodotti locali sulle tavole italiana e regionale, ma i risultati sono stati sempre inferiori all’attesa per via di un sistema produttivo e distributivo che privilegia i grandi marchi ,quelli che si offrono in televisione con immagini e parole suggestive, o che invece allettano la clientela con prezzi estremamente convenienti frutto di una politica degli acquisti che sovente non vede la qualità né la provenienza ma solo la convenienza economica .Un sistema organizzato e codificato da prassi che impediscono alla piccola produzione locale di affacciarsi sugli scaffali dei grandi supermercati .O meglio impedivano. Perchè da qualche tempo alcune grandi organizzazioni ,tipo la Coldiretti, si stanno cimentando col problema di mettere insieme queste produzioni locali , organizzando filiere che puntano sulla qualità, sulla tipicità e sulla genuinità biologica di alcuni prodotti agroalimentari, consorziando imprese, definendo protocolli di produzione, uniformando il packaging, assicurando la presenza della merce nella grande distribuzione. Sono iniziative che vanno viste come punto di riferimento di una politica agrindustriale perché in grado di fare da aggregatore delle piccole aziende locali la cui esistenza ha dovuto sempre fare i conti ogni anno con il collocamento dei prodotti su mercati che richiedevano quantità persino superiori alla intera produzione regionale. Le filiere nate in Basilicata con interventi pubblici sono state oggetto di polemica per via di sospette facilitazioni. Può essere, ma è quella la strada giusta e conviene che anche le altre organizzazioni si diano da fare per togliere dalla marginalità economica le numerose e preziose produzioni locali e tipiche. Quanto al mercato interno vanno bene gli inviti a “mangiare sano mangiare lucano” ma insieme ai consigli bisogna metterci una strategia di crescita del consumo, magari vincolando agli incentivi per la ripresa dalla crisi delle attività commerciali, di ristorazione, di b&b di attività ricettive , di mense anche la presenza obbligatoria di una buona percentuale di prodotti locali e regionali.Come per gli agriturismi. Quanto poi alla grande industria collegata al territorio , quello che ha fatto la Ferrero con le nocciole è una lezione sul ruolo che la grande industria può recitare per una regione, laddove abbia una finalità da facilitatori dello sviluppo. Ben altra cosa rispetto allo spettacolo indecoroso di cenentifici riciclati e di attività estrattive selvagge. Rocco Rosa
IL FUTURO È NELLE FILIERE
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