IL GIORNALISMO PROLETARIZZATO

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SerinoLUCIA SERINO

Precarizzazione e difficoltà economica e un rapporto tra carta e digitale giunto al capolinea senza che si sia trovata una soluzione chiara e definitiva. E’ un quadro fosco quello sul giornalismo che emerge dal rapporto dell’osservatorio Agcom e sul quale ha richiamato l’attenzione il presidente del Senato Grasso, aggravato in Italia dal ricorso ossessivo alle querele per diffamazioni e da insostenibili richieste di risarcimento danno che miracolosamente hanno corsie preferenziali e giungono a veloce conclusione quando la supposta parte lesa è un magistrato. L’effetto dissuasivo sulla libertà dei giornalisti, già penalizzati da piccoli editori in fuga e spesso irresponsabili, è diventato un problema serio per il sistema della democrazia, nel vuoto di una legislazione che non si fa carico di scoraggiare le querele temerarie. Anche l’orientamento della giurisprudenza del  lavoro in tema di diritti è cambiata. Nel bilanciamento degli interessi si cerca l’accordo economico al ribasso pur di smaltire cause arretrate, le acrobazie societarie dei banditi dell’editoria lasciano a secco chi vanta legittimi crediti e si arrende davanti all’iter lunghissimo delle procedure di recupero.

Siamo davanti a un muro, mentre ancora si elargiscono fondi pubblici all’editoria con istruttorie sommarie senza i quali fondi, del resto, resterebbe in ginocchio un numero ancora più alto di colleghi. La vertenza dell’Ansa dice questo. L’effetto sull’autonomia è nefasto: con qual spirito si può scrivere di chi ti ha salvato dalla disoccupazione? “Abbiamo bisogno di azioni non rinviabili”, dice Grasso, “Il 40 per cento degli oltre 35mila giornalisti attivi in Italia, per lo più under 35, produce annualmente un reddito inferiore ai 5.000 euro: se si guadagna così poco significa che il tema della precarizzazione e della dignità della professione impone riflessioni e azioni non più procrastinabili”.

Qual è la strategia? Di sicuro deve diventare tema ossessivo degli organismi della categoria. Ammesso che abbiano ancora ragion d’essere. Un retaggio italiano di epoca fascista, anche se emendato nel corso degli anni. Mi ha colpito la reazione che ha avuto Macron in risposta al Front National  che invocava l’istituzione di un ordine dei giornalisti in Francia per sanzionare “le cattive pratiche”. “Non mi imbattevo in un’idea del genere dall’Italia degli anni Trenta”, ha detto sarcastico il candidato alla presidenza di En Marche!

Un meccanismo vecchio, quello dell’Ordine e delle sue propaggini, che proprio in materia disciplinare ha visto inasprire il ricorso a procedimenti sanzionatori (con un numero incredibilmente alto in alcune regioni, in Basilicata, ad esempio) su questioni aperte (in primis il tema della privacy) e chiudere un occhio su palesi conflitti deontologici di chi entra ed esce dal mondo del giornalismo d’apparato istituzionale pretendendo poi di recuperare una poco credibile terzietà. Al danno la beffa. 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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