IL GOVERNO DI DESTRA, IL MIGLIOR “BANDITORE”DI SE STESSO

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ANNA MARIA SCARNATO

Se i rappresentanti di questo governo dovessero cambiare mestiere, qualsiasi altra strada potessero scegliere, riscuoterebbero ugualmente un successo popolare tale da fruttare una rendita economica poiché bravi “banditori” delle loro idee, reclamizzando anche balle. Complice il silenzio di una moltitudine popolare che ha voluto provare a cambiare governo e l’alzata di scudi dell’opposizione, (in verità senza rumore ed empatia), utile a richiamare un’efficace risposta di chi del “prodotto reclamizzato” si è fidato ed ora è pentito e di chi da sempre, conoscendo la storia, aveva diffidato. Ora solo un’amministrazione governativa coesa e contraddittoria, tenuta in piedi solo dalla fame di potere, un potere giunto dopo un lungo digiuno che ormai faceva sbavare, può permettersi di divulgare i loro provvedimenti, molti dei quali restano sulla carta o non portati a termine negli obiettivi prefissati, sfruttando le fragilità socio-culturali ed economici del territorio che ostacolano il benessere sociale e minano la sicurezza dell’intera penisola. Esempio lampante e ben documentato con coraggio e senso della giustizia, superando ogni appartenenza politica, alla ricerca delle verità dei fatti, lo ha testimoniato l’inchiesta di Report di Domenica 12 Gennaio su RAI 3. Caivano, terra dei fuochi, baluardo dell’illegalità che la Meloni vuole combattere partendo dagli sfratti di case, costruite dopo il terremoto, occupate abusivamente da capi della camorra, ridando servizi educativi alla comunità e ai figli di una terra della perdizione, dove i figli già dalla tenera età, conoscono la violenza della strada, l’abbandono della famiglia impreparata e distratta dalle difficoltà economiche, lo sfruttamento per attività illegali, la dispersione scolastica. Se nell’intenzione l’idea e il progetto realizzato iniziando dalla costruzione di palestre attrezzate per lo sport da dedicare ai ragazzi, demolendo e “pulendo” il territorio occupato da capannoni del degrado e luogo di azioni scellerate, se gli stanziamenti ingenti avessero prodotto i risultati auspicati, se tutto ciò non fosse servito a costruire ulteriori slogan di pubblicità politica, a divulgare in fila, un rappresentante dietro l’altro come “i nani di Biancaneve” “ammaestrati” a ripetere le stesse parole, (come è bella Biancaneve, è come una sorella, è la nostra reginella…ripete una canzoncina per l’infanzia), se non avessero pensato solo a reclamizzare la loro grandezza, il “prodotto” di un’azione di governo non coerente fino ad ora, se, dicevo, le strutture costate fior di euro avessero aperto le porte ai bambini gratuitamente per fruire del benessere dello Sport, di uno sport gestito dalle associazioni del luogo, avremmo in molti considerato positivamente e benedetta la spesa di 3 milioni di euro. Report, invece, ha documentato che le strutture non funzionano, sono ancora la “Bella addormentata nel bosco”, e gli affidamenti in gestione concessi a persone di Napoli che ne faranno un centro per attività sportive marziali, ossia pratiche fisiche, mentali e psicologiche legate al combattimento (wikipedia). Evidentemente qualcuno è convinto che sopra il morso di un cane, per guarire ci vuole lo stesso pelo. Fruizione non gratuita e non adatta all’età di bambini che si vogliono preservare dalle cattive strade. Dov’è il fine socio-culturale della spesa, dov’è “la pulizia” di un territorio dal substrato criminale se, lo sfratto delle case popolari di Caivano ha riguardato solo famiglie i cui componenti hanno subito condanne superiori ai 7 anni, se questi continuano a vivere lì nelle case dei parenti, se i rimanenti restano abusivi ma tollerati per essere al di sotto di un indice di gravità di colpa. Eppure l’incoerenza, l’approssimazione evidente sono figli di un’operatività pubblicizzata che non risolve la criminalità presente nei territori ma serve a far parlare di sé, di loro che si presentano a farsi incensare sui luoghi di tanta sofferenza e trascuratezza delle istituzioni, sui luoghi dove vive il malaffare forse peggiore, forse simile o uguale a quello a cui si assiste da parte di personaggi insospettabili e in vista nel panorama dell’alta società. E Report documenta. Sfrattare non serve se non date ai figli di quella terra un segnale di vera vicinanza, se si costruiscono “musei” sportivi per pochi, e per favorire gli affidamenti ad amici già in attesa e forse anche ispiratori di progetti che devono realizzarsi per la loro sistemazione. Ecco che le criticità, le miserie italiane, non sono altro che motivi per costruire la vita e il progresso dei governanti. Eppure il senatore Rastrelli di Fratelli d’Italia, a cui si potrebbe consigliare di aprire una Agenzia pubblicitaria, continua a lodare il decreto Caivano: “Con questa iniziativa abbiamo gettato le basi per recuperare i ragazzi”. Non dice però che nella legge di bilancio sono state ridotte le risorse previste. Sono in Italia, in quella che vorrei o in Corea del Nord dove tutto l’apparato di governo applaude anche senza senso, all’operato di un capo, pena la loro sorte. Dove non c’è un’opinione personale, un’idea diversa, un contributo da recepire per migliorare un Paese? Sì, sono qui, dove alcuni partiti di governo sentono appena e flebile l’impulso a cambiare un Piano programmatico proposto ma ritirano l’avanzata, senza orgoglio, con la paura della bacchetta della Fatina di Pinocchio. Il ricatto è l’arma politica, un’arma che la Legge tollera mentre è una tentazione di virare da un sentiero libero. Questo ho pensato mentre gioivo per la liberazione della nostra giornalista Cecilia Sala. E mentre pensavo a lei e alla sua famiglia, finalmente ad un’azione portata a buon fine dal governo italiano in collaborazione con gli 007 e la forte influenza americana, mi rammaricava l’idea che nel futuro altri prigionieri e altri ricatti saranno messi in atto per ottenere la liberazione di questo o quello, come l’Iran oggi ha fatto, riuscendo nell’intento. Si è conclusa una Storia ma su questa scia ne seguiranno altre? Il ricatto non è un modello educativo da divulgare poiché la democrazia è libertà.

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