MANCANZA DEL NUMERO LEGALE, SI RICOMINCIA: IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

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ANNA MARIA SCARNATO

Il detto promesse da marinaio, se non altro per voglia di cambiamento che investe anche l’abitudine ad usare sempre le stesse espressioni, potrebbe cedere il passo ad un altro aforisma. “Presto, padre, che sta passando la morra di pecore”. Tanto durò la confessione di un lupo dinanzi al prete e il suo pentimento per aver mangiato parte del gregge, facendo disperare il pastore. Subito pronto l’animale a rifare, dopo l’assoluzione, lo stesso inconsulto atto, la sua promessa di un percorso nuovo ma durata un batter d’ali di farfalla. Se i detti possono avere un significato comune, nella mente s’insinua una visione che richiama un certo paragone tra uomo e animale che non scandalizza affatto una società tra l’altro che ha compreso come tutti gli esseri hanno un loro valore e, per tanto, vanno rispettati anche perchè spesso dimostrano più sensibilità e docilità rispetto all’uomo stesso con il quale condividono necessariamente l’istinto. Nessuna offesa verso i politici appena eletti nella maggioranza consiliare lucana, che hanno fatto da poco promesse elettorali di un impegno costante nell’attuazione di un programma incentrato su temi generali, sebbene mancante delle modalità di intervento e di coperture da utilizzare, e che ora, facendo mancare il numero legale al primo consiglio effettivo ,che avrebbe visto sugli scranni alti dell’assise regionale gli assessori appena nominati da Bardi e i consiglieri a loro succeduti per surroga, danno inizio ad una legislatura che non si presenta distinta e innovativa rispetto al corso precedente. Che fine abbiano fatto le promesse elettorali di  chi è stato maggiormente suffragato dagli elettori, dove l’interesse per questa terra di Basilicata se non in immaginabili mal di pancia per le nomine fatte da Bardi e la indisponibilità a non esporsi pubblicamente nella sede preposta per affrontare il nodo “dell’Autonomia differenziata” che l’opposizione ha celermente portato all’attenzione e al confronto consiliare? Non si sono presentati in molti all’esame e al confronto di  sulla richiesta di un referendum popolare come verifica effettiva della volontà del popolo che, non è da escludere, abbia votato un sogno che si scontra con la realtà in cui vive e sempre più trascurata. La vittoria del centrodestra vuole essere un momento di assoluzione da parte di una maggioranza di elettori lucani, la concessione di un secondo tempo ai “giocatori” della squadra, la possibilità di riparare a ciò che non si è fatto o si è acconsentito contro la Basilicata , al traino della volontà dei governatori romani. Ma i politici non si smentiscono. Come il lupo, come marinai. Si ripetono. Un battere d’ali è durata l’illusione di uno spirito più costruttivo, di un’esperienza che si sarebbe arricchita dai fallimenti per riproporsi restaurata, per non dire nuova e cambiata nel merito e nel metodo, dopo questa tornata elettorale. Ma come la storia del lupo, nulla cambia a fronte della viltà e dell’irresponsabilità di chi vuole rappresentare una popolazione che viene presa letteralmente in giro, derisa dalla soddisfazione personale degli eletti finalmente con in tasca uno stipendio ragguardevole, mentre già affilano le armi l’uno contro l’altro per una posizione mancata, per una manciata di voti contestati, per l’ambizione ad aggiudicarsi un sottosegretariato inventato per tenere buoni e uniti i consiglieri e così diminuire il malcontento, eliminare la tentazione di emigrare in altri gruppi e rappresentare un rischio per l’esistenza di una maggioranza. E’ allora che la candidatura non è sollecitata da una volontà al servizio per la comunità, un voler mettere a disposizione le proprie competenze ma è una questione di puro interesse personale, è entrare in un organo istituzionale protetto dal non far niente, dalla possibilità di mancare agli appuntamenti che riguardano il futuro ma ancora prima il presente di un territorio in sofferenza. E’ questo l’attaccamento alla propria terra? Tanto merita? L’assenza dei consiglieri, fatta eccezione dei giustificati per salute, la dice lunga sul loro interesse per il bene pubblico. Snobbano l’o.d.g. della prima straordinaria seduta e se le assenze degli alunni alle lezioni scolastiche contano sul voto di condotta sino alla bocciatura, non si comprende come le Istituzioni, che governano e incarnano un modello educativo per le giovani generazioni, stiano in complice silenzio a copertura della loro parte, che lo stesso Bardi non si sia presentato al civile confronto. Non ci si meraviglia ormai di fronte a tali comportamenti svelati nel disvalore della società e del suo sviluppo. Diversamente assidua la loro presenza, sbeffeggiante la povertà, alle feste di “comparatico” politico, unico evento dove qualche povero e disagiato  può essere ammesso alla festa, grato dell’attenzione riservata e di sedere in mezzo a gente che conta e che di lui fa strumento. Sono quelli che hanno creduto in loro, i bisognosi, che si sentono gratificati di essere tra i “grandi”, sono “le pecore” circuite e mangiate dai “lupi”, affamati di potere, che cambiano il pelo ma non il vizio. Se non iniziano a cambiare rotta i rappresentanti delle Istituzioni, se non interpretano i bisogni e le emergenze sociali e si perdono in ammucchiate trastullanti e giochetti di carte dove, esaltandosi, scambiano un Jack per un Re, pretendendo il banco, le piazze non avranno posto per il popolo che avanzerà come la povertà. Gli auguri continuano tra i vincitori e gli accoliti, tutti sordi al pianto degli agricoltori che chiedono di fare presto, dei lavoratori degli indotti di Stellantis di Melfi che alla vigilia elettorale assistevano alle passerelle dei big della politica che li hanno illusi sulle soluzioni lavorative. Ora gli eletti non hanno fretta. Mentre per questi lavoratori si prospetta un ulteriore riduzione delle ore di cassa integrazione. In compenso a tanta delusione, si rileva un’opposizione all’interno del Consiglio regionale che non ha interessi personali da coltivare o settori da favorire. Si auspica che la diligente volontà di affrontare i temi, che sono da tanto sul tavolo istituzionale, mostrata già all’inizio di questa esperienza, possa continuare nella capacità di Marrese di unire gli animi, nella temperanza che è la sua forza, nella disponibilità all’ascolto, al rispetto dei punti di vista, nella grande esperienza dei consiglieri Cifarelli, Lacorazza, Vizziello, e degli altri due Chiorazzo e Bochicchio, forti anche della presenza di Pittella nel Consiglio regionale a garanzia della possibilità di espletare il ruolo di minoranza non secondario a quello di chi governa. Pare che il Presidente del Consiglio sia partito bene e abbia segnato nell’opinione pubblica un punto in più rispetto a Bardi. Di altra stoffa, speriamo impermeabile ai condizionamenti contrapposti al suo pensiero sul Decreto relativo “all’Autonomia differenziata”. Avanti insieme contro “l’Autonomia differenziata”. Lucani e cittadini del Sud firmiamo il referendum abrogativo. Insieme finalmente tutti, senza colore politico, per rimanere uniti e più forti.
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