IL M5S LUCANO, TRA LE PREOCCUPAZIONI DEL PRESENTE E L’OTTIMISMO DEL FUTURO. INTERVISTA A GIANNI PERRINO

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Gianni Perrino è da sempre nel Movimento, da sempre attivista e come tutti ha fatto la identica trafila per essere candidato: il voto sulla piattaforma Rousseau. Candidato ed eletto nel 2014 ( Legislatura X) nel collegio di Matera è stato assieme a Gianni Leggieri il primo M5S ad entrare nel Parlamentino lucano. Ricandidato e rieletto nel 2019, Perrino ha mantenuto le stesse caratteristiche della scorsa legislatura: presenza assidua ai lavori assembleari e di commissione, corredata da una cospicua attività consiliare tra pdl, mozioni, ordini del giorno, interpellanze, mozioni ecc ecc.

La prima domanda è obbligatoria. Ma cosa sta succedendo nel Movimento? Lei, Perrino segue il M5s dalle origini, con Leggieri è stato il primo a entrare nella Assemblea legislativa regionale. Non le chiedo la domanda da gioco della torre: salva Grillo o Conte. Ma una sua analisi.

È evidente che la situazione è alquanto ingarbugliata ma chi, come me è stato scelto dai cittadini per svolgere il proprio ruolo all’interno delle Istituzioni, credo sia giusto continui a farlo con l’impegno di sempre, senza lasciarsi distrarre da ciò che accade ai ‘piani alti’ ma con la consapevolezza che, se gli  sarà data la possibilità, non si tirerà indietro per contribuire – per quanto possibile –  a sbrogliare la matassa. In caso contrario, meglio non alimentare il chiacchiericcio, cosa che avrebbe l’effetto di aggiungere confusione a confusione;

In Basilicata invece? Avete avuto un crescendo di voti e anche di eletti in Parlamento e di sindaci. Aggiungo, un Movimento al femminile, visto le rappresentanze elette. Penso anche alle due Sindache di Pisticci Viviana Verri e di Venosa Marianna Iovanni . Ma ora come è la “salute” del M5s lucano?

Io registro grande maturità da parte di tutti i rappresentanti locali del M5S e vedo che c’è una gran voglia di fare bene. Certo, la preoccupazione per il momento difficile che stiamo vivendo c’è, ma la voglia di lavorare per il bene delle comunità che si rappresentano è tale da lasciarla in secondo piano, con la speranza che si possa recuperare quella serenità che di certo aiuta a rendere più vigoroso il proprio impegno.

Ne abbiamo parlato appena approvato e spesso in privato: Il famoso reddito di cittadinanza. Lei è favorevole, ma cambierebbe qualcosa? O va bene così come è?

Il Reddito di Cittadinanza è uno strumento di civiltà. Io sarei per un reddito universale ed incondizionato che andrebbe accompagnato con maggiori occasioni per la formazione continua dei cittadini. Basterebbe anche solo rendere note le possibilità già esistenti ed anche a buon mercato, penso alle piattaforme online che permettono di imparare davvero tanti argomenti nei campi più disparati, per accompagnare una emancipazione culturale ed accrescere la consapevolezza e l’autostima degli individui, presupposto imprescindibile per avere cittadini forniti di un sano spirito  critico, vera risorsa per uno Stato che possa definirsi realmente democratico. Per come è adesso va certamente migliorato specie per quanto riguarda la possibilità di trovare un lavoro, ma questo non può che scaturire da un reale rafforzamento dei centri per l’impiego e di agenzie come l’ARLAB. C’è uno studio interessante in merito, condotto dalla sezione regionale lucana della Corte dei Conti, che personalmente ho letto – anche stimolato dall’ex Magistrato Scalia – e che condivido nella sua puntuale disamina della situazione. Lustri fa furono assunte diverse figure professionali che avrebbero dovuto essere impiegate negli uffici di collocamento ma le logiche in voga all’epoca portarono ad una dispersione di tale patrimonio di competenze che fu dirottato in altri ambiti, a tutto vantaggio delle agenzie private di reclutamento, nate per alimentare la ‘flessibilità’ del lavoro, alias precariato cronicizzato, tanto caro all’ideologia liberista che ha soppiantato il capitalismo statale e quello privato ma almeno vigilato dallo Stato;

Perche tutto questo accanimento mediatico contro il reddito di cittadinanza? Spesso anche indirettamente contro i percettori e nei social anche direttamente. Tralasciando le truffe dei non aventi diritto, ma non credo che chi non abbia da mangiare o vivere rifiuti un lavoro con un buon salario. Sottolineo buon salario…

Le lobby dell’industria e della finanza ‘privata’ hanno un disperato bisogno di soggetti privi di autostima (qualità cui accennavo poco sopra) e altamente ricattabili e non può concepire che esista alcuno strumento che permetta alle persone di rifiutare offerte di lavoro che non si esagera se si definiscono veri e propri strumenti di sfruttamento ed alienazione. La cosa più triste è che la narrazione che ne fa il mainstream – palesemente al servizio di questi poteri – è talmente ben congegnata, da riuscire a convincere perfino i componenti della medesima ‘comunità di destino’ (per dirla alla Gallino) dei percettori della misura, che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nell’ottenere un reddito senza prestare lavoro. L’immagine più potente è quella del percettore del reddito di cittadinanza che si bea sul divano di casa e rifiuta le offerte di lavoro dei magnanimi imprenditori, magari quegli stessi illuminati soggetti sovvenzionati con milioni di euro da Stato e Regioni che però non sopportano l’idea di non avere a disposizione l’esercito di riserva dei prestatori di manodopera di marxiana memoria. È un continuo ed estenuante tiro al piccione che, se non si fa attenzione, ci farà ripiombare nella logica del TINA (There Is No Alternative), coniata dalla Thatcher.

Cito una nostra comune passione : Fabrizio De Andrè con “in direzione ostinata e contraria” ; Il M5S è stato al Governo con Conte sia con il centrodestra che con il centrosinistra e ora con Draghi. Il M5s lucano era all’opposizione sia con il centrosinistra di Pittella che con il centrodestra di Bardi. Puri e duri?

Magari semplicemente coerenti? Comunque non metterei i due livelli istituzionali sullo stesso piano, soprattutto perché si tratta di assemblee che vengono a comporsi in ragione di due leggi elettorali profondamente diverse. In una Regione, seppur con le difficoltà che tutti possono constatare, almeno sulla carta i numeri per governare si hanno senza la necessità di doversi confrontare con schieramenti diversi da quello maggiormente suffragato nella competizione elettorale. In Parlamento, se non ti accordi con nessuno, non governi, a meno che non si crede alla favola del 50% +1 dei consensi. L’entrata nel governo Draghi, però, ho sempre creduto sia stato un errore clamoroso ed oggi ne sono ancora più convinto.

Quali sono le differenze tra le due Giunte alle quali è stato ed è oppositore.

Quella precedente almeno provava a salvare le apparenze. Oggi vedo un totale disinteresse nel confrontarsi con le minoranze, atteggiamento che sfocia in una mancanza di rispetto a tratti irritante. Basta vedere, per fare un esempio,  quante interrogazioni neglette reclamano risposte da mesi;

Nella passata e in questa legislatura regionale, qualche sua proposta è stata accettata dalle varie maggioranze?

Tra emendamenti, proposte di legge e mozioni, è andata meglio nella scorsa legislatura. Certo, siamo ancora a metà del guado, ma se l’approccio della maggioranza non dovesse cambiare, la vedo dura. Una cosa è certa: io continuerò ad avanzare proposte che reputo utili e non mi lascerò scoraggiare da chi crede di poter fare a meno del mio contributo che poi, a ben guardare, è il contributo di migliaia di cittadini che mi hanno dato fiducia nel 2019 e questo vale per ciascun rappresentante presente in Consiglio Regionale;

Lei è materano, anzi originario di Miglionico, ma si è sempre speso per tutto il territorio regionale. Ma la mentalità  dei cento campanili, anzi dei 131 campanili in Basilicata è sempre vivo anzi più forte,..

Sì, Miglionico è il paese di origine di entrambi i miei genitori e Matera è la città in cui sono nato ed ho vissuto da sempre, a parte una breve parentesi di poco più di un anno passata tra Piemonte ed Emilia-Romagna e gli anni passati in Puglia, a Bari, per gli studi al Politecnico. I campanili non esistono certo da oggi e sono una caratteristica di ogni parte d’Italia. Sta alla classe dirigente l’onere di evitare di acuire le divisioni ataviche, provando a dimostrare che sta lavorando per il bene di tutte le comunità e senza favorire questo o quel territorio perché deve tenersi stretto il bacino elettorale di appartenenza. Così facendo si rischia di spendere le poche risorse a disposizione in maniera inefficiente, senza garantire un reale sviluppo per l’intera regione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di mettere in sinergia i territori, non certo quello di metterli in competizione senza un reale vantaggio neppure per quelli apparentemente agevolati. Si finisce col segare il ramo su cui si è seduti, con grave danno per tutti ed a vantaggio solo ed esclusivamente delle realtà regionali più forti. Se non si capisce questo e si continua nella stucchevole guerra tra poveri, allora meglio rinunciare a qualunque ambizione ed assistere inermi al declino della nostra tanto amata a parole, ma bistrattata nei fatti, Basilicata.

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