La vita dei dissidenti e dei giornalisti che si oppongono al regime

MARTINA MAROTTA
A Perugia, nel corso della lunga maratona di incontri del Festival Internazionale di giornalismo, non potevano non esserci incontri dedicati alla sanguinosa guerra, attualmente in corso, fra Russia ed Ukraina ed in questo contesto inserire le testimonianze che arrivano dalla Russia sul dissenso e sulla sua forte repressione, Relatori dell’incontro dedicata a ”Il metodo Putin” Marta Allevato, giornalista dell’Agenzia AGI, Maria Chiara Franceschelli, dottoranda della Scuola Normale Superioredi Pisa, Sara Giudice, giornalista della redazione del programma Piazza Pulita di LA7, Vera Politkovska, giornalista russa, Giovanni Savino, Università Federico II di Napoli, Federico Varese, docente del dipartimento di sociologia dell’università di Oxford. Vera è la figlia di Anna Politkovska, una dissidente russa uccisa. Vera ha lasciato la Russia per le pressioni avute e che ancora oggi pesano sulla sua famiglia.

Sara Giudice
Una volta raggiunto un luogo sicuro ha voluto testimoniare ciò che è successo alla madre con la pubblicazione di un libro scritto con la giornalista Sara Giudice. Vera, emozionata, racconta ai presenti che “i dissidenti possono colpire la Russia fino a quando non li intercettano e li vanno a prendere. Il monito è che nessuno può osare sfidare il regime”. Continua spiegando quale è la reale situazione scolastica russa: “anche il metodo di insegnare è cambiato, prima l’obiettivo era educare, adesso si fa propaganda politica”. Spiega come molti dei dissidenti sono costretti a scappare ed a rifugiarsi in occidente. Dallo scoppio della guerra il 22 febbraio 2022, i russi vengono etichettati come “cattivi”, vengono emarginati e ambientarsi risulta difficile. Attraverso una lettera scritta a quattro mani da Vera Politkovska e Sara Giudice, viene chiesto alle Istituzioni Europee di prestare attenzione e aiutare i dissidenti che rappresentano la resistenza al regime di Putin. Con tale missiva si chiede di dare voce a chi non ha potere, a tutti coloro che vengono messi nell’angolo. Maria Chiara Franceschelli racconta, poi, che “in Russia ci sono circa 20mila dissidenti arrestati. La società civile non ha alcuna struttura efficace per canalizzare il dissenso, non ci sono sedi dove ritrovarsi e organizzare manifestazioni è difficile. Dal 2006 sono state emanate 33 leggi contro il dissenso per privare i cittadini della libertà nell’organizzare la protesta”. Oltre ciò spiega che “unitamente alle leggi ci sono forme di repressione informali che comportano avvelenamenti, intimidazioni e raid nelle sedi dei media indipendenti”. I media sono al centro dell’attenzione del regime di Putin e vengono controllati con costanza. Come racconta Giovanni Savino “molti dissidenti sono stati imprigionati per un post scritto su Facebook oppure per un semplice commento. Putin ha iniziato a riscrivere la storia russa basando la grandezza dello Stato sulla guerra permanente ad un nemico. Una volta che i dissidenti vengono incarcerati subiscono torture sistematiche con violenza fisica e psicologica.” Come spiega Federico Varese “esiste una sorta di fratellanza criminale che governa le prigioni russe. Non viene attuata distinzione tra le persone imprigionati, l’ordine è quello di far violenza su chiunque si opponga al regime, dai cittadini comuni ai giornalisti”. E continua a descrivere che “lo stupro sistematico è all’ordine del giorno, la fratellanza delle carceri ha un vero e proprio codice apposito per l’attuazione degli stupri. Siamo venuti a conoscenza di quanto accade perché un carcerato è riuscito a ottenere i video degli stupri che venivano attuati e, attraverso un giornale, li ha pubblicati”.
Le azioni di protesta in Russia sono azioni che non possono essere ricondotte a persone o organizzazioni specifiche con la pubblicazione di messaggi, di volantini o la realizzazione di graffiti. Per contrastare l’idea della guerra sono stati creati canali che danno consigli alle persone per evitare la leva militare ed essere mandati al fronte. E spiega come le persone che sono scappate in occidente riescono a tenere aperti contatti con i cittadini russi rimasti in patria facendo in modo di bucare il muro della propaganda di Stato per diffondere le notizie che arrivano dall’estero. Anche se l’idea di fondo del regime è quella di eliminare tutto ciò che è alternativo in Russia, affossando la parola della legge per fare spazio a quella del presidente, il motto comune di chi vorrebbe una Russia libera di esprimersi e esercitare la libertà di pensiero è sempre “non avere paura!”.
Copertina: Vera Politkovska, Marta Allevato, Maria Chiara Franceschelli, Sara Giudice, Giovanni
Savino
Foto 1: Sara Giudice
Foto 2: Marta Allevato, Maria Chiara Franceschelli, Sara Giudice, Giovanni Savino, Federico
Varese