VIA I FASCISTI! L’EPURAZIONE NELLA LEGISLAZIONE ITALIANA DEL DOPOGUERRA

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di MICHELE STRAZZA

La questione dell’epurazione, ovvero della defascistizzazione dell’intero tessuto sociale, civile ed economico italiano, venne affrontata per la prima volta nel Regno del Sud alla fine del 1943. Tale vicenda continuò a “tenere banco” nella nuova Italia liberata e si concluse definitivamente nei primi anni ‘50. La storia dell’epurazione dal fascismo è, in gran parte una storia di fallimenti, e ci sembra di condividere l’opinione di chi ha ritenuto che in Italia le sanzioni penali contro gli ex fascisti e i collaborazionisti e l’intera epurazione si risolsero in un nulla di fatto. Aveva iniziato, senza molta convinzione, Badoglio con il Regio Decreto Legge n. 29-B del 28 dicembre 1943, Defascistizzazione delle Amministrazioni dello Stato, degli Enti locali e parastatali, degli Enti comunque sottoposti a vigilanza o tutela dello Stato e delle Aziende private esercenti pubblici servizi o di interesse nazionale (G.U., Serie speciale, 29 dicembre 1943, n. 6-B). I procedimenti erano affidati ad apposite Commissioni con poteri di indagine e di pronunciare sentenze. Esse sarebbero state composte dal prefetto, due magistrati, un cittadino mutilato di guerra e decorato nonché da un perseguitato politico. Il 13 aprile del 1944 era intervenuto, poi, il Regio Decreto Legge n. 110 (G.U., serie speciale, 19 aprile 1944, n. 20) con la Istituzione di un Alto Commissario per la epurazione nazionale dal fascismo.

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Il 22 aprile Badoglio forma il suo secondo governo e viene emanato il Regio Decreto Legge 26 maggio 1944, n. 134 (G.U., serie speciale, 31 maggio 1944, n. 32), Punizione dei delitti e degli illeciti del fascismo. Il nuovo provvedimento testimonia la volontà di andare avanti sulla strada della punizione dei delitti del fascismo, disponendo la pena di morte per i reati più gravi e decretando l’annullamento delle amnistie emesse durante il fascismo. L’art. 10 prevede, in particolare, un “Alto Commissariato per la punizione dei delitti e degli illeciti del fascismo” retto da un “Alto Commissario”. A tale carica viene chiamato Carlo Sforza, in sostituzione di Tito Zaniboni, mentre a quella di “Alto Commissario aggiunto” (art. 12) Mario Berlinguer del Partito d’Azione. Il 27 luglio sotto il nuovo Governo Bonomi viene emanato il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 159, Sanzioni contro il fascismo (G.U., serie speciale, 29 luglio 1944, n. 41) con il Titolo Quinto intitolato “L’Alto Commissario”. Così l’art. 40: Ad assicurare l’applicazione del presente decreto è istituito un Alto Commissario per le sanzioni contro il fascismo. L’Alto Commissario è nominato su deliberazione del Consiglio dei Ministri ed è per la durata della carica equiparato ai magistrati dell’ordine giudiziario di primo grado. Egli è assistito da alti commissari aggiunti per ciascuno dei rami di sua competenza. Un altro importante provvedimento normativo fu il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 238
dell’8 ottobre 1944, Ordinamento dell’Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo (G.U., Serie speciale 12 ottobre 1944, n. 67). Nello stesso mese fu anche emanato il Decreto Legislativo Luogotenenziale 11 ottobre 1944, n. 257 (G.U., Serie speciale, 24 ottobre 1944, n. 72), Norme per l’acceleramento del giudizio di epurazione e per il collocamento a riposo dei dipendenti civili e militari dello Stato appartenenti ai primi quattro gradi della classificazione del personale statale.
Le resistenze della burocrazia, la tiepidezza della Cassazione, il formalismo della magistratura ordinaria, la voglia di ritornare alla tranquillità da parte dei ceti medi, la perdita di potere dei CLN ormai ridotti a organi di semplice consulenza dei Prefetti, lo spostamento della borghesia agraria e imprenditoriale compromessa verso le formazioni politiche conservatrici e, in parte, verso la stessa DC, tutto contribuì a far naufragare, soprattutto nell’Italia meridionale, qualsiasi serio tentativo di eliminare dai gangli vitali della società chi aveva prosperato sotto il fascismo.
Anche dopo la liberazione delle regioni del nord i risultati sono alquanto deludenti poiché l’Alto Commissariato non riesce a ripulire la Pubblica Amministrazione centrale. Né le cose migliorano con il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 702 del 9 novembre 1945, Epurazione delle pubbliche Amministrazioni, revisione degli albi delle professioni, arti e mestieri ed epurazione delle aziende private (G.U. 13 novembre 1945, n. 136), sulla facoltà del Governo di dispensare dal servizio i pubblici dipendenti implicati nei procedimenti.
Il 23 febbraio 1945 era stato anche emanato il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 44, Modificazioni ed aggiunte alle disposizioni legislative per l’epurazione dell’Amministrazione (G.U. 8 marzo 1945, n. 29). Con De Gasperi l’azione di epurazione venne completamente svuotata di significato. L’8 febbraio 1946 fu emanato il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 22, Devoluzione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri delle attribuzioni dell’Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo (G.U. 16 febbraio 1946, n. 40), che istituì l’Ufficio per le sanzioni contro il fascismo (artt. 1-2). Il successivo Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 13 settembre n. 118 (G.U. 27 settembre 1946, n. 219), Disposizioni relative alle delegazioni locali per le sanzioni contro il fascismo ed alla segreteria della commissione di cui all’art. 3 del decreto legislativo luogotenenziale 4 agosto 1945, n. 472, avrebbe, poi, eliminato l’influenza dei C.L.N. nelle
commissioni di epurazione. Dopo la c.d. “Amnistia Togliatti” del 22 giugno 1946, Decreto Presidenziale n. 4 (G.U. 23 giugno 1946, n. 137), Amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari, intervenne, per il personale della Pubblica Amministrazione, il Decreto Legislativo n. 48 del 7 febbraio 1948 (G.U. 20 febbraio
1948, n. 43), Norme per la estinzione dei giudizi di epurazione e per la revisione dei provvedimenti già adottati. Due giorni dopo fu la volta del Decreto del Presidente della Repubblica n. 32 (G.U. 9 febbraio 1948, Supplemento, n. 32), Concessione di amnistia e di indulto per reati annonari, comuni e politici. Infine due decreti presidenziali avrebbero chiuso definitivamente la questione: il Decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1949, n. 930 (G.U. 24 dicembre 1949, n. 296), Concessione di indulto, e il Decreto del Presidente della Repubblica 19 dicembre 1953, n. 922 (G.U. 21 dicembre 1953, n. 292), Concessione di amnistia e di indulto. L’Italia si apprestava ad un nuovo cammino senza aver mai chiuso i conti col proprio passato. Le conseguenze non si sarebbero fatte attendere. ( COPERTINA DA IL BLOG DELL’ESCA)

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Sull' Autore

Michele Strazza. Ha svolto per vari anni la professione di avvocato. Funzionario presso l’Ufficio Legislativo del Consiglio regionale della Basilicata e studioso di storia contemporanea, ha insegnato Istituzioni giuridiche e politiche contemporanee presso l’Università della Basilicata e fa parte del Centro Interuniversitario di Storia Culturale, del Centro Annali per una Storia Sociale della Basilicata e di altri organismi scientifici. E’ stato anche componente della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea e della Società per gli Studi di Storia delle Istituzioni. La sua produzione scientifica ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui il Premio Internazionale UCSA per la saggistica storica e la segnalazione speciale al Premio Basilicata nel 2007. Esperto in International Law and Human Rights, è membro dell’Associazione Italiana Giuristi Europei. Insegna Diritto dell’Unione Europea presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici della Basilicata – Corso di Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica e Culturale. Le sue ricerche sulla violenza di genere su donne e bambini sono state apprezzate da diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. I suoi libri sono presenti nelle più importanti biblioteche europee ed americane come quelle della Columbia University, della Stanford University, delle Università di Yale e di Harvard. Recentemente suoi testi sono stati acquisiti anche dalla Biblioteca del Congresso e dall’Holocaust Memorial Museum di Washington, oltre che dalla British Library di Londra.

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