IL MEZZOGIORNO POST 2020

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riccardo achilli

E’ stato già avviato il dibattito – europeo e nazionale – sul nuovo ciclo di programmazione 2021-2027, e sicuramente la nomina molto prestigiosa di Provenzano al dicastero del Mezzogiorno ne ha indotto una accelerazione. E’ di pochi giorni fa la proposta Anci-Ifel, tarata sul nuovo ciclo di programmazione, di un Piano nazionale per il rilancio dei servizi essenziali e del welfare.

I contorni di tale proposta sono ancora generici e per certi versi da specificare meglio, ma è interessante notare, preliminarmente, come essa rigetti la logica della straordinarietà dell’intervento, in opposizione a quanto sembra riemergere nelle intenzioni del nuovo Governo Conte. Chi scrive ne aveva parlato già in un precedente articolo della settimana scorsa, ed è confortante notare come anche altri condividano uno scetticismo sul recupero di una logica straordinaria. Secondo Anci, infatti, eventuali interventi straordinari progettati o gestiti dallo Stato in termini di investimenti pubblici per la crescita economica ed occupazionale del Meridione sono del tutto inefficaci se non si recupera, preliminarmente, una logica ordinaria di messa in funzione dei servizi essenziali minimi, in linea con i parametri del Centro Nord. E’ sull’ordinarietà che oramai si giocano i destini del Sud, una ordinarietà che è ridotta ai minimi termini, e non solo nel Mezzogiorno (anche se, ovviamente, il divario con il Centro Nord esiste ed è di natura sia quantitativa che qualitativa).

Per recuperare l’ordinarietà dell’intervento sui servizi essenziali, Anci propone, per il prossimo ciclo, di accentrare a livello nazionale la programmazione di un Piano nazionale per i servizi pubblici ed il welfare, imperniato sui seguenti Assi:

  • Il primo Asse, il più rilevante finanziariamente, dovrebbe andare a potenziare direttamente la qualità dei servizi pubblici essenziali (trasporti, scuola, asili, sanità, legalità ed ordine pubblico, itnerventi di contrasto alla povertà);
  • Il secondo si occuperebbe di migliorare la governance degli ambiti sociali di zona;
  • Il terzo dovrebbe finanziare l’ammodernamento delle strutture e delle attrezzature degli uffici di ambito;
  • Il quarto dovrebbe promuovere la diffusione delle best practice;
  • Il quinto riguarda l’assistenza tecnica.

Tale Piano dovrebbe avere un punto di programmazione nazionale, dando alle Regioni una mera funzione attuativa e di monitoraggio, e dovrebbe coordinarsi, non si sa bene come, con i vari PON (Legalità, Inclusione Sociale, Scuola, Trasporti, Governance) che saranno riproposti anche nel prossimo ciclo di programmazione. Questo è un punto da chiarire, probabilmente il Piano assumerebbe una funzione di coordinamento e raccordo fra i diversi programmi operativi nazionali, più che essere esso stesso un Programma operativo, oppure potrebbe intervenire in funzione complementare, andando a coprire aree non coperte dai suddetti PON. Né è chiaro quale dovrebbe essere l’Amministrazione centrale che andrebbe a svolgere il ruolo di Autorità di Gestione.

Ad ogni modo, una simile impostazione, proprio per poter avere successo, dovrebbe avere un respiro nazionale, includendo anche le Regioni del Centro Nord, ovviamente in base ai massimali di aiuto differenziati, e dovrebbe includere, come obiettivi specifici delle azioni, proprio quei livelli minimi di prestazione che, in ambito sociale, non sono mai stati definiti. Esso, nel Primo Asse, dovrebbe riprendere e coordinare fra loro gli interventi specificamente previsti in ogni PON, e quindi, in sede di Accordo di Partenariato con la Ue, sarebbe necessario che le linee di intervento previste per ciascun PO regionale siano strettamente coerenti, in modo da utilizzare anche le risorse dei programmi regionali. Regioni per le quali, a dire il vero, assegnare un ruolo meramente attuativo (in termini di finanziamento dei piani di zona e di monitoraggio) appare limitativo, nella misura in cui esse dovrebbero, quanto meno, svolgere una funzione di intermediazione fra Centro e periferia e di rappresentazione negoziale del territorio stesso, mentre ai singoli ambiti sociali di zona dovrebbero mantenere la capacità di pianificazione, ossia esprimere i fabbisogni specifici, scegliere le tipologie prioritarie di servizio da potenziare e definire la pianificazione operativa degli interventi, ivi comprese le modalità attuative. Questo, quindi, richiede che le linee di intervento definite in sede nazionale siano sufficientemente ampie da consentire, tramite strumenti di tipo negoziale, l’accesso dei singoli Piani di ambito, con la funzione di coordinamento delle Regioni.

Peraltro, l’ampiezza dei temi previsti dall’Anci per tale Piano nazionale, che riguarda anche tematiche come i trasporti o la legalità, richiede il coinvolgimento di uffici comunali diversi da quelli che si occupano specificamente di politiche sociali, e quindi modalità di gestione a livello territoriale piuttosto complesse, una complessità da non sottovalutare, perché in assenza di una forte capacità di assistenza tecnica dal Centro, detta complessità rischia di bloccare l’intera attuazione del Piano.

Insomma, siamo ancora in una fase in cui molti aspetti della proposta vanno chiariti e le potenziali criticità affrontate, ma non vi è dubbio che l’approccio sia quello giusto, e che vada ad impattare in misura consistente proprio sulle criticità più rilevanti della vita quotidiana dei cittadini, con una logica equitativa di parificazione della quantità e qualità delle prestazioni essenziali su tutto il territorio nazionale.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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