IL MODELLO RIACE E’ ANCHE IL MODELLO LUCANO

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Il modello Riace è il modello lucano. Con la minuscola, aggettivo qualificativo. Se poi c’è un filo di dna che lega il Sindaco di quella bellissima cittadina al nostro territorio , è solo la conferma che accoglienza e solidarietà sono tra le radici profonde della nostra gente. I due sistemi di accoglienza si sovrappongono, con quello di Riace che è cominciato senza soldi pubblici, quando non c’era il rischio di far dire che queste cose si facevano per soldi, e quello di Potenza, comunità di san Giuseppe lavoratore, che faceva le stesse cose. Poi sono arrivati i soldi e con essi sono arrivate anche gli egoismi e gli affari, legati all’accoglienza alberghiera o alla gestione dei  Car, una soluzione che era il contrario dell’integrazione , vitto e alloggio gratis e la noia per compagnia. Contro questo accaparramento di denaro europeo, la Basilicata, su intuizione di Pittella che ha trovato in Pietro Simonetti l’uomo adatto, si è è mostrata all’Europa per soluzioni nuove, tiopo accoglienza diffusa e progetti di pubblica utilità come ristoro ad una comunità: e sono venuti progetti importanti che hanno riguardato i lavori manuali nel capoluogo e in tanti altri comuni lucani, ben 73 sui 131, una cifra di non poco conto che ha portato l’ex Ministro dell’Interno, Minniti, a mostrare questa esperienza come best practice europea.  E’ evidente che le nuove disposizioni del ministero , con la scusa di irregolarità, tendono ad evitare proprio l’accoglienza diffusa, cioè un modello di integrazione graduale e che parte dal basso di attività che la comunità endogena non fa o non fa più: guardiania al bestiame, pulizia delle stalle, raccolta di uva, olive e pomodori, attività di pulizia varia, tenuta delle discariche e via dicendo. Mestieri manuali dove occorrono braccia e fatica, mano d’opera a basso costo che ha consentito all’agricoltura, anche lucana, di sopravvivere in un sistema di competizione diseguale con i pomodori cinesi a forte impatto inquinante, con il grano canadese, pieno di sostanze tossiche e via di questo passo. Il contributo che questa comunità insediatasi nei paesini porta  è altrettanto evidente: 750 giovani ci lavorano nelle coperative sociali di accoglienza, 200 insegnanti hanno ritrovato il posto perduto con 3000 bambini che vanno alle scuole. L’Europa non potendo o non sapendo fare altro, ha aperto il portafoglio rispetto ad una strategia  di integrazione che tutti i Paesi europei hanno fatto in tempi non vicini, fino alla saturazione. Per un Sud che ha la maggioranza dei paesi vuoti, che finora ha contato sulle dita di una mano le nascite, una integrazione è una scommessa di ripresa della vita. Ma siccome un Ministro non la pensa così, dobbiamo smontare baracche e burattini e consegnare tutta questa umanità alla criminalità comune, giacchè è chiaro che non riuscendo a rimandarli a casa, non pagandogli le spese per ospitarli nei comuni , questi si debbono dare alla clandestinità crando le premesse per una bomba sociale di dimensioni incredibili, con uno scenario da incubo sul piano della tenuta della democrazia e su quello della sicurezza dell’ordine pubblico. E’ questo che si vuole? Non ci vuole molto per capire dove possa portare quuesta anarchia sociale. E perchè stanno zitti il 68 per cento degli italiani, che sono quelli che non pendono dalle labbra di Salvini? E perchè stanno zitti i sindaci dei Comuni che hanno sperimentato questi progetti? E perchè stanno zitti i giovani che a questi progetti ci lavorano? Ecco, manca l’altra voce! Quella di chi non vuole emulare Lodi o Venezia o gli altri spregiudicati protagonisti di questa avventura politica. Rocco Rosa
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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