La Basilicata ha bisogno di competitività e competitività significa mettere a valore gli investimenti pubblici che sono il volano di tutta l’economia regionale. Nelle infrastrutture, perché esse producono lavoro, nell’istruzione perché producono valore, nella ricerca perché producono futuro. Su questo siamo tutti d’accordo, ma il tema si complica quando inseriamo in questo assunto il quesito sulle condizioni di base che occorrono per dare il maggior vantaggio all’economia regionale. Innanzitutto c’è il problema di rafforzare il tessuto imprenditoriale per permettergli di raggiungere livelli di competitività extraregionale. Seicentomila persone, di cui la metà anziani, non sono un mercato di riferimento neanche per le piccole imprese e organizzarsi per competere sul mercato nazionale è necessario per la vita stessa delle aziende. Quindi ben vengano tutte le iniziative atte ad irrobustire la rete, a fare filiera, a creare sinergie, a capitalizzare meglio le aziende, a garantire loro il supporto per l’espansione sui mercati, a mettere a loro disposizione la ricerca : cioè un intervento regionale che guardando ad uno scenario globale spinge, stimola, organizza, assiste, consiglia l’imprenditoria di tutti i settori, dall’agricoltura, al turismo all’edilizia a mettersi insieme per andare all’attacco e far guadagnare punti di pil al territorio regionale che siano punti reali e non ascrivibili alle grandi aziende petrolifere o meccaniche che non sono l’espressione diretta del dinamismo regionale. Se invece si fa cartello solo guardando alle cose interne, alla pubblica amministrazione, a come intercettare gli investimenti, a come accaparrarsi una leadership nei servizi per gli enti pubblici ( rifiuti, assistenza tecnica, pulizia, trasporti) allora si produce un doppio danno: si distrugge la piccolissima imprenditoria fino a metterla sul lastrico e si portano gli utili fuori, in investimenti privati che nulla hanno a che vedere con la basilicata. E’ accaduto, è storia. E non è una storia finita se, pur in un quadro di provvedimenti assai efficaci che questo Governo regionale è riuscito a fare, qua e là affiorano comportamenti che sembrano pari pari copiati dal passato. . Ecco allora il secondo concetto che va portato alla riflessione generale: ci può essere crescita senza una meritocrazia? Ci può essere sviluppo senza una competitività reale?. Questa è la scelta della politica di ieri, di oggi,di domani: come migliorare le condizioni generali e non come irrobustire le posizioni personali o di gruppo o di partito, o di cordata. C’è un concetto che non appare ancora chiarissimo a tutti, ed è che il passato ha fatto emergere, sia pure a sprazzi, sia pure in maniera incompleta, meccanismi distorsivi che hanno portato solo alcuni a bere al rubinetto pubblico e tutti gli altri a guardare gli altri che bevevano. Il tessuto vero imprenditoriale di questa regione è fatto al 90 per cento da piccole imprese talmente piccole che non hanno voce in capitolo in un palcoscenico storico dove recitano solo i grandi protagonisti dell’economia regionale. Per queste piccole realtà c’è bisogno di una politica inclusiva che premi le migliori energie, le coinvolga, le metta insieme, e non le escluda in nome di una vantaggio competitivo distorto che è la vicinanza diretta ai decisori pubblici, C’è spazio vitale quando si gioca in campo aperto . Piccolo è ancora e sempre bello. Solo che è un po’, come dire, incazzato!
PICCOLO E’ BELLO…. MA UN PO’ INCAZZATO
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