IL POTERE DEI GUEVARA: I GRAN SINISCALCHI DI CORTE

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dI VITO TELESCA

Vi sarà capitato di percorrere l’autostrada A16 che dalla Puglia conduce a Napoli. Superata la sentinella del tavoliere, ovvero Candela, subito dopo lo svincolo per Melfi-Potenza, ci si addentra in una vallata che suddivide l’Appennino Dauno da un lato e l’Irpinia e il Vulture dall’altro. Un breve tratto appenninico della A16 era territorio dei Guevara di Bovino, che per un periodo e a fasi alterne, governarono anche Orsara, Monteleone di Puglia, Deliceto, Buonalbergo, Savignano Irpino e Ariano Irpino, quest’ultimo paese rappresenta il primo nucleo concesso da Alfonso V D’Aragona al capostipite dei Guevara Innico, sin dal XV secolo.

Un territorio che abbracciava due provincie, ovvero la parte occidentale della provincia di Foggia e la parte sud-orientale dell’attuale provincia di Benevento e che risulta strategico perché si trovava a ridosso di un importante asse viario che collegava Roma a Brindisi, ovvero la sempreverde via Appia Traiana, ancora oggi per sommi capi ritracciata dall’autostrada appenninica. Non solo territorio strategico sotto il profilo dei collegamenti viari e commerciali, ma anche perché era un percorso quasi obbligato per le transumanze verso il tavoliere delle Puglie, per la ricchezza di corsi d’acqua e di boschi e pertanto condizioni determinanti nella produzione laniera. Un territorio che assicurava ricchezza e rendite ai Guevara tanto da risultare uno dei feudi più importanti del sud Italia dal punto di vista delle “riscossioni”.

Se così non fosse stato difficilmente Pietro Guevara avrebbe potuto ospitare per una settimana intera ad Andria e dintorni nobili, ecclesiastici e corte aragonese in occasione del suo spettacolare matrimonio con Isotta Ginevra del Balzo. Le cronache raccontano che il Guevara abbia voluto anche alcuni suoi vassalli di Ariano durante i festeggiamenti, tutti rigorosamente ospitati a sue spese. In Molise i Guevara possedevano Baranello, Bonefro e Rotello. In Abruzzo la città di Vasto e il suo importante comprensorio. Termoli apparteneva invece ai D’Avalos, sempre spagnoli ed  in rapporti di antico parentado con i Guevara (la madre di Innico si sposò in seconde nozze con Rodrigo d’Avalos dopo la morte del padre Pedro).

Palazzo_Riviera

Passando più a sud i Guevara, in virtù di strategie matrimoniali ben congeniate, per un breve periodo governarono Barletta, Andria e Trani (con il capostipite) poi anche Venosa, Spinazzola e Minervino Murge (in conseguenza al già citato matrimonio con i Del Balzo) ed inizialmente anche alcuni territori calabresi strappati agli Sforza dopo la seconda spedizione spagnola nel sud Italia. Territori questi passati poco dopo ad altri nobili famiglie come i Ruffo e i Sanseverino.

Rispetto ad altri nobili famiglie però i Guevara avevano dalla loro parte un vantaggio dal punto di vista politico-amministrativo prima e storiografico poi.

BOVINO

Riuscirono a reggere il loro territorio, seppur non grandissimo, più o meno stabilmente, senza grosse rotture generazionali e eccessive ramificazioni famigliari. Quindi riuscirono ad assicurare continuità gestionale, sotto le stesse insegne araldiche, ai loro feudi per diverso tempo.

Dulcis in fundo… Potenza. La contea non era enorme se pensiamo che era circondata dai possedimenti dei potentissimi Sanseverino a ovest, dei Caracciolo a nord e Del Balzo-Orsini a est.

Ma non si fecero soffocare, anzi. Tra i feudi quello di Potenza riuscì a diventare un po’ il salotto dei Guevara, con una residenza che, a lungo andare, non divenne quella per l’ordinaria amministrazione ma per la cultura, il divertimento e il relax.

palazzo loffredo

Da rimarcare che, con la famiglia Guevara, la settima carica del Regno divenne ereditaria. Stiamo parlando del Gran Siniscalco di corte. Il ruolo di questi alti funzionari venne creato dai normanni e poi divenne un ruolo centrale in tutte le amministrazioni regie successive, ovvero con gli svevi, gli angioini e gli aragonesi. In genere venivano nominati direttamente dal sovrano. Essi si occupavano (o preoccupavano) di tutte le esigenze, dalle più grandi alle più spicciole, della casa reale e provvedeva alle esigenze della corte. Il Gran Siniscalco aveva il diritto di partecipare al Consiglio della corona. Ricoprirono questa importante funzione (e quindi residenti direttamente presso la corte aragonese) anche Carlo de Guevara IV Conte di Potenza nel 1535, Alfonso de Guevara V Conte di Potenza sotto l’imperatore Carlo V e suo figlio Alfonso II de Guevara VI Conte di Potenza sotto Filippo II. Da ciò si deduce come l’attività lavorativa dei Conti di Potenza, dal 1535 al 1584 era a Napoli a stretto contatto con il re (mezzo secolo). Posizione che alla fine risultò determinante per i benefici diretti verso i feudi amministrati dalla famiglia.

Soprattutto i Guevara di Bovino, sempre per successione diretta e subito dopo i conti di Potenza, ricoprirono questa carica ininterrottamente dal 1584 fino al 1799! Oltre due secoli e fino all’estinzione del ruolo. Un vero record!

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