
ANNA MARIA SCARNATO
Mi piacciono le storie familiari quando, dopo una scomposizione in caso di crisi della coppia, laddove è possibile, si riesce a ricostruire un rapporto partendo, questa volta, da una base di conoscenza di sé e dell’altro che agevola certamente una ripresa, la coscienza di non ripetere gli stessi errori, la forza di un cambiamento di rotta da quello che è stato un percorso di sofferenza personale e familiare, di dolore e rabbia, di risentimento che ,a limite colmo, era sul momento di annullare ogni speranza di ritrovare l’intesa, l’amore che aveva condotto all’unione . Bella l’emozione di sapere che il vero amore non è seppellito sotto parole sfuggite al buonsenso per ferire ma è sopravvissuto alla tempesta per tornare luce tremolante di candela verso lo spegnimento, in attesa che una mano la schermisse a protezione, a splendere più di prima.
E la passione ritorna e si fa vivace e convinta dall’amore per i figli, emulazione di esempi genitoriali di resistenza alle difficoltà che un tempo la famiglia affrontava come oggi e in condizioni di maggior disagio economico e culturale continuando a vivere insieme e a sminuire le circostanze negative, gli ostacoli che potevano frapporsi ad un regolare e più sereno rapporto familiare. Le offese acqua passata, gli sguardi nuovi, parole pensate, non promesse ma concrete rinunce, animi spogli di false verità, riunione, quiete . Gioire per le storie dove l’amore copre le parole e ne inventa di nuove , ponderate, riveste i gesti di rispetto .
Perché allora la politica non parla il linguaggio dell’amore se è fatta da uomini e donne che dai contesti familiari dovrebbero portare l’esperienza di una collaborazione normata da regole, gestione del bilancio esaudiente delle esigenze di tutti i componenti , rispetto di ruoli , visione del futuro, la forza di riconoscere gli errori? Se solo avessimo gli occhiali a lenti spesse, come si dice del Machiavelli, ed essere in grado di leggere i comportamenti abituali degli uomini di potere, “scoprendovi i sottotesti di interessi e di tornaconti”, allora potremmo comprendere come il panorama attuale che caratterizza la scena politica generale ,ma qui mi piace riferirmi alla mia città di Bernalda, è facilmente paragonabile a quello dei secoli precedenti, e perché no, a quello a cavallo tra il 400 e il 500 quando la politica appare un continuo gioco di alleanze diverse, legami stretti e poi sciolti a seconda delle convenienze e delle contingenti situazioni, condotte instabili ed equivoche, rimpallo di responsabilità, cattivi ripescaggi genealogici a far male. E poi, sempre per convenienza gli “amori “politici sfumano in odiose separazioni compagne di gravi offese, gli “amori”politici fanno ritrovare le medesime persone che, facendo finta di nulla, “ per sacrificio di “patria “, da attori consumati di copioni già visti recitano ruoli da partner pentiti o disponibili al perdono. Come si può ritrovare un’intesa dove non c’è il vero amore fraterno, tra persone della stessa comunità che dovrebbero avere in comune il perseguimento del bene del territorio , avvinti dalla sete di potere e, timorosi di perderlo, tornano a patti con i conclamati avversari disprezzati nelle tornate elettorali precedenti fino a ferirne la dignità? Qui non mi commuove la rimpatriata, qui l’unione ritrovata ha un sapore bacato. Qui è impensabile che viga il senso del perdono. Non c’è il vincolo che lega i coniugi in una famiglia che sente la responsabilità dei figli da crescere insieme per la serenità e per dar loro un futuro. E’ un accordo ritrovato tra parti che “ fanno finta “ di essere uniti. Ma il popolo vede e ha anche ascoltato tristemente in pubblico e in privato esponenti che ricoprivano incarichi assessorili e banchi di opposizione comunale pronunciare parole di disprezzo verso altri che ora compongono liste insieme, il popolo sa che in politica le offese si dimenticano non per carità cristiana ma se c’è di mezzo” l’interesse”. Vien da dire : “ Ma guarda come va il mondo! E dopo tanti secoli la politica del Rinascimento costituita da “diffidenze reciproche e infingardaggini”, di patti violati per riprendere un potere più forte e più in alto, di accordi con un nordico conquistatore come fu Carlo VIII di Francia, si ripete per sostenere un “ sovrano “o sovranista, lì siamo, a noi meridionali inviso e straniero.“ Non resta che dedurre come l’ambizione di procurare il bene della propria città deve accomunare tutte le liste concorrenti di ogni tempo elettorale e non può permettersi di fondare la politica su piccinerie e meschinità, tantomeno su promesse false rinviate per opportunismo. La dialettica del potere deve mantenere una rigorosità esemplare e un fondamento negli ideali; attaccarsi anche ma su tesi convincenti e non su teoriche speculazioni atte al conseguimento di vantaggi a fini politici. Le condotte senza scrupoli sono ora più che mai evidenti e strumentali al potere altrimenti non si giustificherebbero le rimpatriate e i “perdoni”. Ancora il politico Machiavelli aiuta a pensare tristemente, secondo quanto espone in un poemetto sarcastico allegorico (l’Asino),che spesso la condizione animale è da esaltare a scapito di quella umana. Così declama: “ Nessun altro animale si trova ch’abbia più fragil vita, e di viver più voglia, più confuso timore o maggior rabbia. Non dà un porco all’altro porco doglia (dolore, offesa) , l’un cervo a l’altro (il rinfacciarsi le corna): solamente l’uomo l’altr’uom ammazza, crocifigge e spoglia “. Le parole si misurano poiché sono pietre . Verba manent . Il potere politico vale tanto?