IL PROGETTO DI AGENZIA AGROFORESTALE REGIONALE

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 RICCARDO ACHILLI

Da circa tre anni, la UIL Basilicata, con un lavoro di approfondimento tecnico-scientifico effettuato dal Centro Studi e Ricerche Sociali (cui personalmente ho dato un contributo) e la supervisione scientifica del Censis, e a seguito di un approfondito studio di fattibilità che ha coinvolto anche casi virtuosi di altre Regioni del Centro Nord, porta avanti il progetto di costituzione dell’Agenzia Agroforestale Lucana. L’idea di fondo, naturalmente dentro il rispetto dei vincoli normativi nazionali, sempre più stringenti, in materia di creazione di società in-house pubbliche, è quello di dare vita ad un ente che, pur sotto l’ombrello pubblico, operi con logiche privatistiche per la valorizzazione di mercato delle risorse agroforestali della Basilicata, ivi compresa la risorsa umana, ovvero quel bacino di lavoratori forestali che va fatto uscire da una logica di mero assistenzialismo e precariato.

Il nostro progetto è stato chiaro fin dall’inizio: non una banale in-house pubblica che erediti passivamente i forestali e il demanio pubblico regionale per perpetuare una gestione passiva, ma un facilitatore e catalizzatore di progetti generatori di entrate, che, anche con la partecipazione a gare e bandi europei, possano essere devoluti al mercato, in primis agli stessi operatori forestali, incoraggiandoli ad intraprendere percorsi di autoimpiego su filiere produttive che ruotino attorno a tutte le possibili utilizzazioni del patrimonio idroforestale: energia da biomasse, legno industriale, agroalimentare da sottobosco, turismo ambientale. La stessa agenzia, nel nostro progetto, avrebbe dovuto essere valutata sulla capacità di generare progetti di valorizzazione forestale, attivando anche reti con realtà extraregionali, con una struttura estremamente snella, basata su un amministratore unico proveniente, se possibile, dal mondo dell’impresa e non da quello della P.A.

Al contempo, sempre mobilitando in forma più proattiva il bacino del lavoro forestale (e quindi dando a tali lavoratori prospettive lavorative oltre un assistenzialismo senza speranze) l’Agenzia avrebbe potuto coordinare, con le sue specifiche expertise tecniche e specialistiche, interventi di pubblico interesse e di grande urgenza, come la manutenzione idrogeologica del territorio e la riforestazione protettiva.

Nel disegno di legge regionale, allora pienamente condiviso dall’Assessore all’Agricoltura Braia, e redatto in collaborazione con gli uffici regionali, era indicato chiaramente che l’Agenzia “opera  e  supporta  la  Regione  per la  tutela  e  la  multifunzionalità  del sistema forestale  e  ne  persegue  l’uso equo-sostenibile, la  valorizzazione, il  miglioramento e  la maggiore efficienza, anche ai fini economici-produttivi, secondo modelli aziendali”.

Tale modello innovativo e al contempo radicato in best practice di altre realtà regionali italiane, non è stato, però, portato avanti dalla Giunta Regionale di Pittella, nonostante il fatto che, in un primo momento, ci avesse creduto, fino a depositare in Consiglio lo schema di Statuto. Per inconfessabili accordi politici, e forse per tentare di dare un contenuto operativo al progetto di unificazione dei Consorzi di bonifica, che sinora sembra essere mirato esclusivamente ad obiettivi di taglio della spesa nel comparto, il Presidente della Regione ha bloccato un percorso sin qui totalmente condiviso.

Si pone un ineludibile interrogativo relativo alle competenze tecnico-progettuali indispensabili per consentire al Consorzio di Bonifica unico di mettere in campo attività di valorizzazione economica e produttiva delle risorse forestali. Un ente meramente amministrativo, perlomeno derivante dalla fusione di strutture territoriali che hanno amministrato il loro “core business” tanto male da finire in dissesto finanziario, e storicamente direttamente influenzato da piccoli interessi locali, difficilmente potrà far altro che replicare un piccolo cabotaggio che da sempre è il tratto distintivo degli interventi di forestazione. Si tratta, in buona sostanza, di spostare dagli uffici regionali ad un altro ente pubblico subregionale la gestione dell’albo degli operai forestali, con le medesime, e fallimentari, procedure di sempre.

Si trattava, in realtà, di creare un’Agenzia che svolgesse attività tecnica, di formazione in campo forestale, ricerca applicata, sperimentazione e divulgazione per favorire l’innovazione e lo sviluppo nel settore forestale e del territorio rurale.

L’Agenzia avrebbe assicurato il raccordo fra strutture di ricerca ed attività didattiche e sperimentali degli istituti di indirizzo agrario, presenti sul territorio regionale, al fine di trasferire e testare la domanda di innovazione proveniente dagli operatori e dal mondo del lavoro, anche costituendo un centro di studio e ricerca di economia rurale.

Essa avrebbe operato per chiudere la filiera fra foresta, agroalimentare ed energia, promuovendo la creazione di cluster produttivi in grado di valorizzare i prodotti forestali sotto il profilo alimentare, turistico, ma anche della produzione di energia da biomasse, partendo da interventi di autoproduzione energetica delle aziende agricole e forestali.

L’Agenzia avrebbe poi fornito alla Giunta regionale gli elementi e i dati necessari per la predisposizione degli atti di programmazione concernenti il settore forestale, nonché quelli relativi alle potenzialità di sviluppo economico, culturale e sociale delle aree montane e quelli di offerta ai servizi al territorio.

L’Agenzia doveva agire con forme di tipo imprenditoriale pubblico-privato, mobilitando, su progetti generatori di entrate a valere sulla programmazione europea di sviluppo rurale, il bacino dei lavoratori forestali, facendolo quindi uscire dalla logica della mera attività prevista dai piani regionali di forestazione, per coinvolgerlo su filiere professionalizzanti. Avrebbe anche favorito la fuoriuscita di lavoratori da tale bacino, promuovendo forme di start-up imprenditoriale sul settore agro-forestale o della filiera foresta-energia o, per la componente più anziana e più difficilmente impiegabile, progettando forme di uscita agevolata.

La natura giuridica immaginata era di tipo privatistico, una società per azioni, inizialmente interamente controllata dalla Regione, ma aperta all’acquisizione di quote di minoranza da parte di aziende del settore agricolo, agroalimentare o forestale.

Per svolgere le sue attività, l’Agenzia avrebbe avuto una organizzazione molto snella (puntando sulla figura dell’Amministratore unico, senza Consiglio d’Amministrazione) ed uno staff ridotto al minimo, perlopiù reclutato mediante trasferimento di dipendenti regionali e di altre Amministrazioni pubbliche della Basilicata. Avrebbe potuto stipulare accordi e convenzioni con soggetti privati, al fine di partecipare a gare e bandi nazionali ed europei, e, in prospettiva, sarebbe stato possibile progettare una privatizzazione, parziale o totale.

Il progetto, come detto, si è arenato a causa di un cambiamento nella volontà politica. L’idea, però, è ancora sul tavolo, e meriterebbe di essere ripresa, aggiornata, studiata sotto il profilo tecnico-normativo, organizzativo ed economico-finanziario.

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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