IL PROGRAMMA DI BARDI: “ADELANTE, PEDRO, CON JUICIO”

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RICCARDO ACHILLI economista

 

Il Presidente Bardi illustra, nella sede formale più alta e nella funzione istituzionale, e non più elettoralistica, il programma di governo che questa nuova maggioranza, fortemente voluta dai lucani, si impegna ad eseguire nei prossimi cinque anni. Se dovessi sintetizzare l’impressione generale che ricavo dalla lettura d’insieme del documento, userei quell’espressione spagnola del governatore spagnolo della Milano di Manzoni: “adelante, Pedro, con juicio”.

Il nuovo Presidente è un moderato, lo si capisce dai riferimenti ideali a Colombo, Crispi o Fortunato, e propone un programma di cambiamento coerente con la sua natura, quindi moderato. Con il risultato che molte scelte strategiche sono appena accennate, in termini vaghi (perché poi la loro declinazione in principi più concreti ed orientanti è evidentemente una scelta più difficile da fare per un moderato) come ad esempio avviene nell’annuncio di un “riordino degli incentivi alle imprese” (in quale direzione? Verso quale priorità strategica, settoriale o territoriale?) o nell’annunciare un ruolo trainante di Matera 2019 anche dopo l’evento, senza però dire come o, ancora a titolo di esempio, nel rilancio del progetto di aeropista di Pisticci, privo però dell’indicazione della destinazione di mercato da assegnargli (scalo charter o di linea, ed in questo caso su quali linee in grado di autosostenerne la redditività? Incentrato solo sul turismo, e quindi virtualmente funzionante solo in alcuni mesi dell’anno, o anche scalo-merci, ad esempio per l’ortofrutta fresca del metapontino?)

Il moderatismo lo porta, inoltre, a non rompere con il passato, e quindi a ripercorrere scelte strategiche già prese dai suoi predecessori, in materia sanitaria, di controlli ambientali sul comparto estrattivo, di politiche attive del lavoro (ad es. con riferimento al riordino dei Centri per l’Impiego, un obiettivo già annunciato dalla precedente Giunta) o di agricoltura. Così come numerose scelte infrastrutturali, che per il nuovo Presidente (a ragione) sono prioritarie, dalla Basentana alla Potenza-Melfi, alla Salerno-Taranto, alla congiunzione ferroviaria di Matera, fino alla ritessitura della viabilità secondaria, facevano già parte della programmazione della precedente Giunta (ad es. alcuni di questi interventi erano contemplati nel Piano-Sud per la Basilicata stipulato nel 2014).

Mancano, cioè, le scelte forti, di rottura con il passato, che non possono consistere esclusivamente nella revisione “con juicio” dell’esistente. E’ giusto, ed è vero, che il piccolo commercio al dettaglio nelle aree interne è un servizio sociale da preservare, ma è anche vero che senza telematica, senza investimenti nei servizi essenziali e nella tenuta del territorio, senza incentivi alla natalità e/o alla migrazione di ritorno, i piccoli centri delle aree interne saranno destinati a scomparire, insieme alle loro salumerie.

E’ giusto anche dire che gli imprenditori autoctoni sono eroici, perché è la verità, ma occorre anche dirne un’altra, di verità, ovvero che il capitale endogeno non è sufficiente a far ripartire crescita ed occupazione, che la Basilicata può avere un “breakthrough” nello sviluppo se e soltanto se riesce in una sorta di “Melfi 2”, cioè se riesce ad attrarre un altro investimento industriale esterno di grandi dimensioni, che ridefinisca in modo sostanziale rapporti sociali, assetti economici ed infrastrutturali ed equilibri occupazionali, come avvenne con l’investimento di Sata. Ed occorre dire come e in quale settore si cercherà di attrarre un grande investimento (a mio parere proponibile solo nell’agroindustria, nell’energia alternativa non eolica o nella chimica verde, dove chiuderebbe anelli aperti di filiere agricole o forestali). Francamente, la Zona Economica Speciale (Zes) è uno strumento, non un fine (peraltro, anche in questo caso, uno strumento pensato e sviluppato nella precedente consiliatura). Va usata dentro una politica industriale che miri ad un grande investimento e che sappia come attrarlo usando tutti gli strumenti disponibili, perché all’investitore esterno non bastano gli incentivi, le procedure insediative semplificate ed i terreni disponibili della Zes, ma anche condizioni di contorno, in termini di infrastrutture fisiche ed immateriali, servizi finanziari e reali, presenza di bacini di manodopera con le dovute qualifiche, disponibilità di fornitori e/o di materie prime in loco, ecc. Quindi non basta citare la istituenda Zes jonica per poter palingeneticamente aspettarsi l’arrivo di un investitore industriale rilevante.

Così come il grande tema del petrolio e dell’ambiente non può essere risolto con un piccolo upgrade dei (precari) equilibri già esistenti, fra concessioni già in atto che vanno preservate (perché il petrolio è una risorsa di interesse nazionale, su questo convengo con Bardi) e blocco delle nuove, controlli ambientali che in passato sono stati inefficaci (o, peggio ancora, latitanti) e modeste proposte di revisione degli assetti e delle dotazioni di Arpab, che francamente non appaiono assolutamente in grado di assicurare un monitoraggio ambientale e sulla salute umana minimamente soddisfacente.

Il tema in questione necessita di un cambiamento radicale di paradigma, rispetto ad equilibri che si sono rivelati dannosi per il territorio e le comunità, nonché inefficaci sul piano dello sviluppo economico locale, non di aggiustamenti minori. Servono compensazioni economiche e fiscali reali, non mancette irrisorie rispetto al valore dell’emunto, servono impegni concreti, da parte delle compagnie estrattive, nel promuovere un distretto energetico di PMI attive nella componentistica energetica e nei relativi servizi, sul modello di Ravenna o, se si vuole, di Aberdeen, e non micro-investimenti “pro domo propria” da parte di ENI in mini parchi eolici o in sistemi di depurazione dei reflui del Cova, con la mancetta delle piante officinali, come promesso da Descalzi di recente. E sul monitoraggio ambientale occorre riconoscere una amara realtà: l’Arpab non è in grado di assicurarlo non perché ha poche risorse, ma soprattutto perché non ha il profilo necessario di autonomia. Le concessioni esistenti vanno rinegoziate forzando le compagnie ad adottare le best available techniques, redatte secondo linee-guida predisposte da esperti necessariamente esterni alla Basilicata, i monitoraggi devono essere eseguiti ed analizzati da comitati scientifici che includano anche esponenti qualificati della cittadinanza.

Duole dirlo, ma in un programma che annuncia una stagione di riformismo quieto, moderato e con juicio con pochi o punti elementi di rottura rispetto al passato, emerge invece una scelta di fondo, per me assolutamente non condivisibile. Manca completamente il capitolo delle politiche sociali! Non è pensabile che la tragedia sociale della Basilicata si consumi dentro un paradigma puramente lavoristico. Ci sono fasce di povertà, anche estrema, che non sono ricollocabili sul mercato del lavoro, e per le quali non sono sufficienti né il reddito di cittadinanza nazionale, né i vari strumenti assistenziali erogati dall’Inps su base nazionale. Perché la povertà non è soltanto un concetto monetario, implicando disagio abitativo, relazionale, psico-culturale, e socio-sanitario. Qui serve un riordino della rete regionale per i servizi sociali contemplata dalla L.R. 4/2007, che miri a costituire una filiera di servizi sociali, sanitari, assistenziali, scolastici e lavorativi e di conciliazione fra tempi di lavoro e tempi di cura della prole in grado di fare una presa in carico individualizzata dell’utenza, di sviluppare una rete di servizi per l’infanzia inclusiva, di potenziare l’ADI laddove non presente, di fare prevenzione efficace contro tutte le dipendenze (ivi compresa la ludopatia), di assistere anche con strumenti pedagogici e di sostegno psico-sociale le famiglie fragili ed i minori a rischio, riqualificando una rete di assistenti sociali territoriali francamente penosa. Serve il rilancio di un programma di edilizia popolare o di social housing, anche attingendo ai fondi della CDP.

La scelta di NON parlare di politiche sociali, cercando di risolvere il tutto dentro l’alveo dell’inserimento lavorativo, è francamente preoccupante, rivela una visione della società distorta, non da liberali alla Giustino Fortunato o alla Crispi, ma da liberisti alla Friedman. Questa è una visione di fondo, ed è francamente inquietante.

Sarò forse un romantico dei tempi andati, ma in una relazione programmatica che abbraccia un quinquennio di attività futura mi aspetto che si parta da una analisi della situazione presente, perché è da lì, dai punti di forza e di debolezza, che si sceglie l’impostazione generale che si darà al quinquennio. Il presidente Bardi deve fare lo sforzo di spogliarsi, almeno in parte, della sua natura, e capire che il voto che ha ricevuto proviene da una domanda di profondo e radicale cambiamento delle politiche (assolutamente fallimentari, lo dico senza problema) seguite dal centrosinistra, non di un modesto fine-tuning delle scelte fatte negli ultimi 25 anni. Deve capire che il voto ricevuto non appartiene più, come nei gloriosi tempi andati di Berlusconi, ad un ceto medio moderato, che la lunga crisi ha fatto letteralmente a pezzi, ma da una società dilaniata e polarizzata, che serve una proposta che, ai tempi, avrei definito “interclassista”. Più che a Crispi, il Presidente Bardi si ispiri alla Destra Sociale e comunitaria.  

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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