IL “RINASCIMENTO LUCANO E INCLUSIVO” DEL LICEO FLACCO DI VENOSA

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

L’arte è un linguaggio complesso: è un linguaggio allo stesso tempo tecnico ma anche universale; è un linguaggio sofisticato ma allo stesso tempo semplice e nella  comunicatività. Insomma, l’Arte, anzi le Arti hanno un linguaggio estremamente forte che mette a disposizione di ciascuno di noi, qualunque sia la nostra condizione culturale, sociale o biologica, uno strumento di comunicazione universale, immediato,  diretto, spontaneo, istintivo, privo di filtri o bugie. La produzione grafica, pittorica,  scultorea, coinvolgendo le funzioni percettive, attentive e cognitive di una persona, è  infatti un esercizio complesso che spinge a sviluppare un comportamento coordinato,  frutto dell’integrazione di tutte le funzioni psichiche.  Ma l’Arte è anche Inclusione, inclusività, relazione, valorizzazione delle differenze, pur nella “comunione” e condivisone delle esperienze estetiche. Arte come Potente mezzo di INCLUSIONE, questo è il progetto Tracce di Rinascimento in Basilicata sviluppato dai docenti Ortenzia Laus  e Massimo Manieri destinatari del progetto la classe IV A musicale del Liceo “Quinto  Orazio Flacco” di Venosa diretto dalla D.S Mimma Carlomagno, in cui tutti gli alunni si sono cimentati nello studio e nella  riproduzione di un’opera di Giovanni Bellini, tra i grandi del Rinascimento veneziano e italiano, il cui  presente nella chiesa di Santa Maria della Platea di  Genzano di Lucania che come scrive il critico d’arte Marco tedesco su www.rinart.it “fu commissionato probabilmente al Bellini da Roberto de Mabilia, notaio e rettore della chiesa di San Daniele a Padova, la cui datazione risalirebbe secondo molti studiosi, tra cui Maria Antonietta Falanga al 1473-1474, anni in cui gli storici dell’arte registrano la collocazione della produzione matura del Giambellino. Stando a questi dati, il Polittico di Genzano risulterebbe di poco precedente alla Trasfigurazione del museo di Capodimonte di Napoli. La composizione di tale opera è strutturata in cinque pannelli e una predella”.  Il progetto ha avuto come obbiettivo l’inclusione di un ragazzo  con disabilità, il quale insieme ai compagni di classe hanno realizzato un opera  liberamente inspirata all’opera oggetto del progetto. 

L’alunno speciale  è  riuscito  ad  esprimersi  artisticamente  e  raccontare  chi  è.  Un obiettivo che nel Quinto Orazio Flacco di Venosa è  raggiunto con la partecipazione ai tanti laboratori attivati  per sviluppare le capacità espressive.

I docenti hanno lavorato sul gruppo ed “attraverso” il gruppo. Per attivare la capacità  di  coinvolgere  e  coinvolgersi,  collaborare,  aiutarsi  reciprocamente  (con il  Cooperative Learning, cioè la capacità del gruppo di raggiungere obiettivi comuni,  cercando di migliorare reciprocamente il loro apprendimento; è stato uno dei nostri  punti fermi) e comprendere, infine, quando è il momento di far emergere a ciascuno la  propria specificità. Un progetto dall’alto valore didattico e divulgativo per la conoscenza del patrimonio artistico lucano, infatti Giovanni Bellini è uno straordinario artista, capostipite del Rinascimento veneto le cui opere sono presenti nei più prestigiosi musei del Mondo. Il professor Vittorio Sgarbi, Critico e storico dell’arte e attuale Sottosegretario di Stato alla Cultura  scrisse sul Giornale questa descrizione del Polittico di Genzano di Lucania :”una Annunciazione dal meraviglioso paesaggio e l’Angelo che sembra guardare l’immagine del Cristo, annunciando alla Madonna la sua condizione. E a destra c’è San Francesco. La Madonna, meravigliosa, sembra derivata da Piero della Francesca nella sua solennità. E ai lati abbiamo San Pietro, San Sebastiano, Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista. Il pavimento di marmo su cui posano e il fondo oro è una rimanenza del gusto ancora medievale, ma di una potenza spaziale così straordinaria che ci ha consentito di riferire questo capolavoro a Giovanni Bellini. Anche il grande Giorgio vasari descrisse il Giovanni Belline:” …. Ma poi ……….. ritroscendo sempre in credito e fama, si fece in modo eccellente nella sua professione il maggiore e più reputato; et acciò che non pure si conservasse, ma si facesse maggiore nella sua casa e ne’ successori il nome acquistatosi nella pittura, ebbe due figliuoli inclinatissimi all’arte, e di bello e buono ingegno: l’uno fu Giovanni e l’altro fu Gentile …….. Quando dunque furono alquanto cresciuti i detti due figliuoli, Iacopo stesso insegnò loro con ogni diligenza i principi del disegno, ma non passò molto, che l’uno e l’altro avanzò il padre di gran lunga; il quale, di ciò rallegrandosi molto, sempre gli inanimiva, mostrando loro che desiderava che eglino, come i toscani fra loro medesimi portavano il vanto di far forza per vincersi l’un l’altro, secondo che venivano all’arte di mano in mano, così Giovanni vincesse lui, e poi Gentile l’uno e l’altro, e così successivamente” (Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori ed architetti, Newton Compton, 2009, pp. 454-455). Figlio dell’affermato  pittore Iacopo , affermato pittore veneziano e fratello di Gentile, anch’egli pittore e di Nicolosia, andata in sposa ad Andrea Mantegna, Giovanni (Venezia, 1427 o 1430 circa – Venezia, 29 novembre 1516)  fu soprannominato  Giambellino e Zuane Belin in lingua veneta. Lavorò per circa 60 anni, sempre ai massimi livelli, diventando artefice del traghettamento e dell’evoluzione della pittura veneziana  dalla tradizione bizantina ai modi padovani filtrati da Andrea Mantegna, dalle lezioni di Piero della Francesca, Antonello da Messina e Albrecht Dürer, fino al tonalismo di Giorgione.

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