COME SI COMUNICAVA UNA VOLTA

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LUCIO TUFANO

Un bosco del Piano Ferrario, al valico delle Crocelle, fra il Croce ed il Pierno non ti da la sensazione di essere nel Casentino in Toscana? E sotto Brienza, Marsico Nuovo fortificato nel poggio, con le grippe rotonde dei monti e con gli alti pioppi della verde conca, non ti da la sensazione di   essere in Umbria? Non è dunque, la Lucania, la vecchia Basilicata che passava per la più misera, negletta ed abbandonata regione d’Italia? … Ma tutto questo è in via di sviluppo.

Chi vuol rileggere queste descrizioni suggestive e degne del più bravo art director sulla “Lucania aprica” non deve fare altro che consultare la vecchia Enciclopedia “Labor” del ragazzo italiano (vol. III, 1940). Appena qualche decina di anni prima, vigevano le norme sulla cultura regionale, circolavano gli almanacchi che contenevano i testi approvati dalla Commissione centrale ministeriale, editore Remo Sandron, libraio della Real casa – edizioni per le scuole elementari, libri sussidiari di nozioni varie prescritte dai programmi ufficiali per le classi 3^, 4^ e 5^ elementare, a cura di Francesco Di Sanza, “La Basilicata” con sulla copertina, la povera contadinella in costume tutta piena di frasche e di pannocchie di granturco, tratta da uno di quegli avvilenti quadri del Petroni. Dentro le sue pagine per altro verso, vi scorrevano aneddoti, storie tristi di uomini e di paesi, proverbi severi riferiti ad una durissima e tribolata vita contadina ed ai mesi del ciclo agrario, consigli per gli agricoltori. Dalle immagini proveniva brivido di freddo e di squallore, quelle profonde serre, le montagne innevate, il freddo, ed i casolari dai radi comignoli, più capanne che case.

La “Basilicata nel Mondo” (1924-27) invece esportava nelle sue splendide pagine, articoli, racconti mitologici, bellezze naturali e monumenti, culture e folclore, cronache anche moderne dell’epoca.

E poi, dopo il discorso del primato della fecondità: i popoli dalle culle vuote … del 27 agosto 1936, nella piazza Prefettura di Potenza, vi furono altri che più o meno contribuirono a dare una immagine poco felice di questa regione … tutta una serie di libri sarcofaghi del pianto; da quello scrignetto di lacrime e pallore, di zigomi smunti e di occhiaie incavate, di bimbi rachitici e di madri disperate, di magie, di malaria e di mistero … dal “Cristo si è fermato a Eboli”, ad altri … Tutto questo aveva il valore di una denuncia contro i governi e la letteratura regionale assumeva l’ottica dominante dell’arretratezza e del sottosviluppo con errori di rappresentazione parziale, limitata cioè ad alcune zone o paesi. Una identità della regione nella sua globalità ed interezza non è stata quasi mai possibile. Ancora negli anni ’90 gli inviati speciali delle grandi testate del nord legavano la Basilicata a quei consunti canoni. Ancora oggi i servizi sulla nostra regione riportano nel titolo e nelle argomentazioni riferimenti al “Cristo si è fermato a Eboli”. Una sorta di superficiale modo di dare notizia della nostra regione e del Mezzogiorno caratterizza i servizi dei vari mass-media, dalle tecniche audiovisive a quelle della carta stampata.

Eppure oggi, nessuno riuscirebbe più a riscontrare gli antichi ed arcaici tratti di un mondo contadino arretrato e primordiale. È completamente scomparso ogni segno degli antichi mali di Banfield e di De Martino: la superstizione ed il ricorso alle pratiche delle fattucchiere.

Scolarità e comunicazione, benessere e consumo, emancipazione ed accumulazione di ricchezza, gusti e tendenze di massa si sono largamente diffusi senza alcuna resistenza in una società ormai “aperta” ad ogni progresso, ai benefici influssi delle nuove tecnologie, della informatica, delle innovazioni produttive … Vi sono suggestioni forti ad usare una chiave di lettura esasperata di paleomeridionalismo, e si ripropongono i temi della disgregazione sociale, della miseria come alveo ove si alimenterebbero le devianze, la droga, le mafie e le camorre, la criminalità.

V’è al contrario ed in realtà una notevole ripresa della nostra “condizione” di lucani. Si consolida il livello dei consumi, si riempiono le classi di età prima falcidiate dall’emigrazione, si fa più densa e diffusa la domanda culturale ed anche se, tra ambiguità e contraddizioni, si fa strada una strenua ricerca di identità. C’è stato il portato delle riforme, dei provvedimenti di legge, la politica dello sviluppo e della programmazione. È stato usato il termine “sviluppo” per sempre nuove scoperte: la storia non come processo automatico, una serie di fatti singoli e curiosi; bensì in analogia con i processi naturali. Sviluppo propulsivo quindi come idea del naturale, dell’organico, del necessario, del ragionevole, dell’espandersi motu proprio per propulsione dovuta a trasformazioni e spinte, agli squilibri vecchi e nuovi, tutti da ricondurre ad uno squilibrio più vasto fra Nord europeo e Sud mediterraneo “fra il nord più umido ed il sud più secco, fra un nord più pianeggiante ed il sud più impervio, fra il nord più urbano ed il sud più contadino, così come diceva Francesco Compagna in polemica con un certo modo assistenzialistico e clientelare di “intervenire” nelle zone più arretrate e depresse del sud.” Nella nostra regione non si riesce a costruire una identità integrale, un suo momento univoco ed unitario, occorre potenziare i mass-media per un discorso di andata e ritorno, con le realtà sub-regionali, con le autonomie locali con le nostre popolazioni da un lato e con le istituzioni europee ed il resto del Paese, dall’altro, per uno sforzo di integrazione globale con il nuovo ruolo fra Regioni ed autonomie. Che fine ha fatto l’idea dello sviluppo autopropulsivo di una “azienda Basilicata” che affini tutte le possibilità, che valorizzi tutte le sue risorse, che punti sulla qualità come scopo determinato di ogni sforzo determinato di ogni progresso e di qualsiasi produzione.

Di qui le didattiche nuove della informazione, i compiti non facili del giornalismo televisivo e della carta stampata, la “questione morale” come obiettivo di scoop e come palestra di ogni buona professionalità. Stop al ridicolo ed amaro meridionalismo piagnone, l’informazione ha da applicare una lente diretta sui rapporti tra Mezzogiorno ed una più vasta area, rispetto a quella nazionale, per la quale si dovranno corroborare le tradizioni culturali, recuperare tutte le risorse ambientali, acuire le capacità di essere storia, invenzione, paesaggio per una immagine della Basilicata, tassello importante del grande mosaico Europa.

Il riscatto di Matera, città dei Sassi, “capitale dei contadini”, ricca di cultura e di tradizioni agrarie e borghesi, e di monumenti, le risorse storico e monumentali, il suo “Teatro Stabile”, la sua lunga storia di capitale della regione, i suoi paesaggi e località, fanno ormai della Basilicata una importante tappa delle attrazioni turistiche.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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