Il primo passaggio in Consiglio dei ministri sull’autonomia sara’ entro fine autunno, se il Movimento Cinque stelle non fara’ mancare il proprio appoggio. Lo ha precisato il ministro per l’Autonomia Erika Stefani a margine del convegno Italia direzione nord. A chi chiedeva se sara’ rispettato il termine indicato dal vicepremier e ministro dell’Interno, ha replicato con un secco “Si’, basta che i 5 stelle votino”. “Mi aspetto una risposta da parte del ministero dello Sviluppo economico, della giustizia, della sanita’, delle infrastrutture e dell’ambiente” al di la’ delle richieste legittime arrivate dalle regioni anche con i referendum sull’autonomia. “Sono certa e confido” che le risposte arriveranno perche’ “i nostri colleghi al governo sono sensibili” all’argomento.
Ecco, dopo aver sbandierato in lungo e in largo che l’autonomia richiesta da Veneto Lombardia ed Emilia era questione di giorni, adesso la ministra Erika ci aggiunge,… se i cinque stelle vogliono. Fino ad oggi sembrava che la questione non esistesse. E in verità non esisteva fino a quando dal Sud non sono partiti messaggi ai ministri Lezzi e Di Maio per chiedere loro di timbrare il cartellino di presenza al governo e di finire di scodinzolare intorno al capoclasse del nord. Oggi si prende consapevolezza che l’autonomia di quelle regioni, alle condizioni poste, significa togliere qualcosa come quaranta miliardi alla disponibilità statale e quindi alla disponibilità delle spese correnti in ogni regione. Significa anche dire che quelli che i servizi ce l’hanno potranno migliorarli, quelli che non ce l’hanno si dovranno arrangiare. Cioè in altre parole, torna , dalla finestra quello che era uscito dalla porta: la Padania autonoma, come locomotore che va veloce e vuole viaggiare più verso l’Europa che verso l’Africa. Recuperare la rappresentanza politica del voto del sud, comporta che su queste cose il Movimento si attrezzi e che il pd la smetta di fare il ragazzino che si porta il pallone perchè non vuole stare in porta. Probabilmente tutto quanto si muove in questi giorni, le stoccate che si danno, i calci sotto il tavolo che si menano, i tweet che si mandano, dicono che a maggio si vota per il parlamento europeo e anche per quello italiano e che l’esperienza giallo verde finisce lì. E’ arrivato il momento di interpretare il voto nella maniera corretta e secondo la volontà della gente del Sud: che è quella di una collaborazione tra forze diverse nell’ambito di cose concordate e di obiettivi individualizzabili con precisione. Dopo l’entusiasmo iniziale compaiono diversità di vedute, diversità di obiettivi, sensibilità diverse che si tengono insieme solo perchè uno ha una alternativa che sta inseguendo sotto traccia, e l’altra non vuole passare all’opposizione dopo aver assaggiato il dolce del governo. E qui entra la politica, che passa per la rottamazione del vecchio personale di sinistra e la creazione di nuove aggregazioni in grado di dialogare con quelli che, bene o male , può piacere o nò, hanno avuto al Sud il mandato ad operare. Rocco Rosa