IL TORMENTONE FARLOCCO SULLA QUALITA’ DI VITA NELLE CITTA’

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 RICCARDO ACHILLI

E’ appena uscito il nuovo ranking della “qualità della vita” delle città di Italia Oggi, che precede di pochi giorni quello del concorrente del Sole 24 Ore. E come tutti gli anni, si sprecano appassionati commenti su tali classifiche. La strumentalizzazione politica raggiunge livelli massimi, senza nemmeno sapere di cosa si sta parlando, poiché si ignorano le misurazioni che tali strumenti comunicativi predispongono. Il tutto a beneficio della visibilità pubblicitaria dei due giornali economici che lavorano su tali graduatorie, ed a detrimento di un dibattito politico e giornalistico minimamente obiettivo.

Matera, Basilicata, Italy: picturesque view at sunrise of an ancient alley in the old town “sassi di Matera”, European Capital of Culture 2019

E così si discute con enfasi della perdita di 18 posti di Roma rispetto all’anno scorso come presunta “prova provata” dell’inefficienza dell’Amministrazione Raggi. Per occuparci di territori più vicini al cuore di questo giornale, si scopre con sbigottimento che Matera occupa la 42-ma posizione, risalendo di ben nove gradini in un solo anno, collocandosi addirittura al di sopra di Bologna, Trieste o Firenze. Troppa grazia Sant’Antonio, verrebbe da pensare, che gli effetti “ex ante” di Matera 2019, che si generano addirittura prima dell’apertura ufficiale dell’evento, siano così potenti? E poi Potenza, che troviamo in un decoroso 64-mo posto, al di sopra di Lucca, di cosa beneficerebbe, degli effetti di trascinamento di Matera? Vivendo a Livorno, trasecolo alla sua salita di ben 28 posizioni in un solo anno, a fronte del degrado sociale, urbanistico, occupazionale, criminale che affligge un città oramai totalmente “meridionalizzata”.

Sarebbe il caso di capire meglio i contenuti, e dunque il senso, di queste misurazioni. Quello che riporto di seguito si concentra sul ranking più famoso, quello del Sole 24 Ore, ma le considerazioni valgono anche per il lavoro di Italia Oggi. Allora:

  1. gli indicatori sono provinciali. Quindi, quando analizzate il posizionamento di Livorno, lo state in realtà mediando con quello dell’Isola d’Elba, di Cecina e di Collesalvetti; quando analizzate la qualità della vita di Roma, sappiate che dentro ci stanno anche i dati di Civitavecchia, Fiumicino e Frascati; quindi il dato non restituisce l’immagine della propria città nel senso stretto 
  2. le dimensioni elementari della qualità della vita scelte per il calcolo del punteggio di insieme sono discutibili. Ad esempio, si usano indicatori come il valore dei depositi bancari, che misurano la propensione al risparmio, più che la qualità della vita in senso stretto (è più vivibile un territorio dove, a parità di ricchezza complessiva, ci sono molte formiche che risparmiano, o molti grilli che spendono? Si tratta di una risposta del tutto soggettiva). Oppure si usa il dato sugli acquisti on line, come se uno dovesse essere meno felice perché non compra i libri su Amazon, anziché comprarli alla libreria sotto casa. Alcuni indicatori sono addirittura distorti ideologicamente: che senso ha misurare la qualità della vita rispetto ad un dato come il numero di imprese per abitante? ci sono Paesi poverissimi ed invivibili dove tale numero è altissimo, perché la disoccupazione spinge a creare micro imprese che non apportano nessuna ricchezza al titolare ed alla sua famiglia. Il rapporto fra vecchi e giovani (ind ice di vecchiaia) si basa sul presupposto (ideologico) che un vecchio, in quanto tale, sia meno felice di un giovane. Guardatevi le statistiche dei suicidi per fascia di età e poi mi saprete dire.
  3. Altri indicatori sono, poi, misure insoddisfacenti dal punto di vista statistico: il tasso di disoccupazione, ad esempio, sottostima il fenomeno dello scoraggiamento lavorativo che ricade nelle non forze di lavoro. Il Pil pro capite stimato a livello provinciale è più o meno valido quanto la previsione fatta da un aruspice sulle interiora di un animale sacrificale. Altri sono ambigui: come interpretare la spesa sociale dei Comuni? Positivamente, perché è indice di un welfare locale sviluppato, o negativamente, perché è indice di una società locale povera e bisognosa?
  4. Poi c’è il problema dei problemi, il più grave, che metodologicamente incide sulla validità di queste misurazioni di questo tipo. E’ un problema tipico dell’economia del benessere, parzialmente irrisolto, e risale ai suoi primi teoremi, da Arrow a Pareto passando da Condorcet. E’ il problema dell’aggregazione del vettore delle preferenze individuali in un vettore di preferenze collettive. Detto in termini semplici: le classifiche di qualità della vita aggregano in un indicatore sintetico decine, se non centinaia, di indicatori e variabili elementari. Il metodo di aggregazione è costituito da una qualche forma di media fra le variabili elementari, che entrano dentro il calcolo dell’indicatore di sintesi (cioè il punteggio finale, che determina la classifica) con un certo vettore di pesi, che riflettono le preferenze collettive: incide di più sulla qualità della vita un dato livello del tasso di disoccupazione giovanile piuttosto che un determinato livello del tasso di criminalità violenta o un certo tasso di natalità? La risposta a tale domanda dipende dal peso che si assegna, nell’algoritmo di calcolo dell’indicatore sintetico, ai predetti indicatori elementari (tasso di disoccupazione, tasso di criminalità, tasso di natalità, ecc.). La ponderazione di tali indicatori dipende dalle preferenze sociali: una data società può preferire, a puro titolo di esempio, una situazione in cui ad un più alto tasso di criminalità si affianchi un più basso di tasso di disoccupazione, o viceversa. Il problema è che il sistema di ponderazione delle preferenze sociali (anche ponderare in modo uguale, con peso pari ad uno, tutti gli indicatori elementari che entrano nel calcolo, è una scelta, che andrebbe motivata da un sistema di preferenze sociali che la giustifichi) dovrebbe scaturire da una qualche forma di aggregazione delle preferenze individuali delle n persone che compongono quella società. Il sistema dei pesi dovrebbe derivare da una qualche survey, anche a campione, che miri a determinare preferenze individuali per l’uno o l’altro dei fenomeni misurati dagli indicatori elementari. Ed invece, per risparmiare tempo e soldi tali classifiche sono costruite senza alcun riguardo al vettore dei pesi da assegnare agli indicatori elementari, ovvero che tale vettore viene posto pari all’identità con scelta arbitraria.

Insomma, dedicatevi ad altre analisi, queste qui valgono poco.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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