L’onesto e disinteressato tentativo del verdeuropeo Giovanni Mussuto di mettere tutti insieme i big del centrosinistra alla ricerca di un nome condiviso, con il quale battere un centrodestra tanto incapace quanto pericoloso, si va infrangendo sugli scogli del personalismo esasperato di personaggi che al valore della buona politica e al bene della Basilicata antepongono i propri interessi di potere e le proprie ambizioni di carriera. Diciamo pure che l’entrata in campo dell’imprenditore Chiorazzo , per come si è svolta, non ha aiutato la ricerca di un accordo, presentandosi più come un nome uscito dai palazzi romani che come una disponibilità emersa dal territorio in uno sforzo di dare una mano ad una coalizione in difficoltà. Né onestamente ha fatto una buona impressione il battage propagandistico allestito da alcuni suoi discutibili fan per forzare, anche con l’aiuto di una stampa padronale, una convergenza verso il nuovo arrivato. Convergenza che è arrivata alla spicciolata, altro errore di chi ha pensato di giocare una partita in proprio, senza sentirsi con gli altri. Ma possono bastare questi errori per sfasciare tutto , fino al punto da voler giocare per perdere? Eppure è questo che succede in queste ore, con Valvano che sulla base di un sondaggio edulcorato prenota una propria candidatura, con Pessolano di Azione che fa intravedere la possibilità che Pittella vada a destra, con la sinistra radicale che riscopre vecchi armamentari dialettici contro il clericalismo. Insomma prove di come si può mettere sotto i piedi quel senso di responsabilità che politici degni di questo nome dovrebbero avere. Eppure basterebbe sedersi intorno ad un tavolo e farsi le sole domande utili: come possiamo vincere? quali persone sono in gradi di portare il valore aggiunto di cui c’è bisogno?, e, se non ci sono, quali correttivi dobbiamo prevedere per evitare l’uomo solo al comando e rendere i partiti protagonisti di una legislatura di rinascita politica e programmatica ? Per l’osservatore disinteressato , il quesito che ne deriva è se questi signori si sono resi conto che la sconfitta del centrosinistra nelle prossime regionali segnerà anche la loro uscita di scena. Tutta la nomenclatura che per venticinque anni ha fatto il bello e cattivo tempo in questa regione verrà archiviata, assecondando i disegni palesi della Schlein di lavorare per il futuro con una nuova classe dirigente giovane e lontana dal potere. Si salverà probabilmente il solo Speranza, legittimato da una rappresentanza in Parlamento a portare avanti l’operazione di ricambio generazionale in questa regione. Stessa cosa nei cinquestelle che già vedevano difficile un accordo locale di coalizione nel quale avrebbero sicuramente perso un consigliere. La scusa ora è buona per andare da soli e prenderne due, succeda quel che succeda. E dunque, se così stanno le cose, rassegniamoci all’inevitabilità di una nuova legislatura di centrodestra, arrogante, facilona, clientelare e incurante delle reprimende che la Corte dei Conti e i Tribunali ( l’ultimo sull’avvocatura …avocata al factotum del Presidente) rivolge quotidianamente a Viale Verrastro. La sola consolazione è che stavolta si cambia veramente pagina e di tutti questi giochetti di potere da parte di personaggi che non stanno più con i piedi per terra, non ne vedremo per un bel pezzo. Com’era quella filastrocca che finiva con…. tutti giù per terra? Rocco Rosa
IL TRENO DERAGLIATO DEL CENTROSINISTRA
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1 commento
Condivido in pieno il contenuto dell’articolo. Una sola domanda? per quali motivi Roberto Speranza non si candida alla guida della coalizione? E’ l’unico che riuscirebbe a mettere tutti d’accordo, ma non lo fa. Una volta, Filippo Bubbico è l’esempio più autorevole, le ambizioni e i posizionamenti personali si mettevano da parte e si dava priorità agli interessi del partito e della coalizione. Ma ripeto, altri tempi.