IL TRITTICO VINCENTE DEL CENTROSINISTRA

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Marco Di Geronimo

La ricostruzione del centrosinistra in Italia sarà un processo molto difficile. Esistono almeno tre anime diverse, forse di più, che popolano lo schieramento progressista. Farle dialogare sarà un’impresa. Ma è necessario per sorpassare l’empasse e rispondere all’avanzata delle destre.

Il Partito democratico appare al centro di un processo di rivoluzione interna. Non c’è una lotta armata né scontri alle barricate, sia chiaro. Ma è evidente che l’ala renziana non ha più la stessa influenza di un tempo: abbandonata dagli alleati storici (in primis i franceschiniani), i liberal sono in difficoltà. Forse non è un caso che questa corrente stia in ogni modo tentando di spostare il Partito verso le posizioni dell’ALDE.

Ma l’appello di Calenda è e resta senza sbocchi. La costruzione di un grande fronte europeista è il miglior modo per perdere le elezioni. Al netto delle sparate sulla bandiera europea – andrebbe ricordato cosa ha significato l’Unione europea per milioni e milioni di onesti lavoratori greci – Nicola Zingaretti potrebbe offrire una diversa soluzione. Cioè riposizionare il PD a sinistra.

Sul divorzio tra la corrente liberale e quella socialista del PD si sono spese tante parole. Che sia possibile una lista unica dei socialisti in Italia non è da escludere. A sinistra la proposta è avanzata da Roberto Speranza, evidentemente con l’appoggio del PSI di Nencini (anche se il partito del garofano sta andando a congresso). Questa proposta sul tavolo sembra la carta migliore per spingere i «gialli» vicini all’ALDE alla rottura.

Che la convivenza sia ormai insostenibile lo testimonia anche la candidatura di Sandro Gozi nelle liste di Macron. Il sottosegretario dei Governi Renzi e Monti sarà infatti in lizza per una poltrona europea in rappresentanza della Francia, candidato dal Presidente transalpino nella sua En Marche!, un partito politico che fino a ieri aveva intenzione di sedere nei banchi dei liberali europei. Non propriamente il PSE (partito di cui fa parte il PD, andrebbe ricordato).

La mossa di Gozi – che scimmiotta l’improbabile candidatura dell’ex premier francese Manuel Valls a Sindaco di Barcellona per Ciudadanos – sortirebbe, in un qualunque partito serio, l’espulsione immediata. Improbabile che nel PD accada, ma se si verificasse, sarebbe la mossa buona per ancorare il Nazareno all’interno del PSE. Magari nell’ottica di una ristrutturazione di simbolo e nome, con apertura del partito e rifondazione nel solco dei nuovi partiti socialisti autenticamente competitivi – come il Labour di Corbyn e il PSOE di Sanchez.

Alla destra di questo PD rosseggiante, si sta strutturando un polo della sinistra moderata. +Europa e Italia in Comune (il progetto di Pizzarotti) si presenteranno assieme alle prossime elezioni europee. Potrebbe esserci spazio in lista anche per Diem.25 e Possibile (benché storicamente la formazione di Civati abbia sempre flirtato volentieri con le liste più a sinistra). In ogni caso, se da questo nucleo si originasse un gruppo autenticamente liberale, magari arricchito in futuro da una sincera scissione a destra dal PD, si farebbe un po’ di chiarezza. Ma come interloquirebbe con un PD corbynizzato, se ne facesse parte uno come Renzi, sostenitore della curiosa tesi secondo la quale «Corbyn non vale un decimo di Blair»?

A sinistra viceversa la strada la indica la Basilicata. L’enorme pletora di partitini comunisti e post-comunisti, per l’ennesima volta allo sbando dopo il naufragio sincronizzato di LEU e PAP, dovrebbe costruire un laboratorio politico permanente (senza la pretesa, vista come fumo negli occhi dai capibastone locali, di fare un partito unico) e affidarne la leadership a un volto carismatico e presentabile. L’elaborazione culturale verrà da sé: i partiti della sinistra radicale sono popolati da numerosi compagni molto preparati (merce piuttosto rara invece nel centrosinistra in generale). Dopo una fase di ristrutturazione però, anche questo partito dovrà scegliere se e come interloquire con il resto del fronte progressista.

In sintesi, trovare la quadra tra l’anima neosocialista, quella liberale e quella post-comunista sarà una sfida difficile. Tuttavia articolare il centrosinistra in questi tre soggetti, autonomi e intellettualmente onesti con sé stessi, sembra l’unica strada percorribile per costruire una coalizione vincente sul lungo periodo. Una cosa è sicura: bisogna fissare una volta per tutte confini e identità chiare e oneste. Perché solo così si sgombra il tavolo dalle ambiguità e si può decidere di stare assieme (o di correre separati).

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; per Onda Lucana (https://ondalucana.com/); e infine per Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels.

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