Quando si tratta di analizzare un risultato elettorale, il pensiero inevitabilmente va alla politica che ha vinto o ha perso. Nel caso di Bernalda, chiamata alle urne per le amministrative, come in tanti altri paesi dove tutti si conoscono e le relazioni interpersonali passano con facilità dal piano professionale di un commercialista, di un esercente, di un medico a quello confidenziale e amicale , di politico il voto che ha determinato la vittoria della lista Tataranno non ha nulla se non una sfumatura marginale. E non è collocabile poiché indefinito in bandiere di colore politico come vorrebbe far credere Salvini che canta vittoria da lontano senza conoscere la realtà di una città ad iniziare dal suo nome pronunciato “ Bernarda “. Transeat se l’apparente euforia copriva l’amarezza di sconfitte riportate dalla Lega in altre importanti città. Qui da noi il voto a maggioranza espresso non è politico, è un voto ad personam, è un consenso espresso per empatia sulla base emozionale di un vissuto esperenziale dell’uscente-rientrante sindaco Tataranno, unico lettore di una storia autobiografica, narrata con toni di voce suadenti e credibili, attento alle pause giuste, alla concatenazione di parole mirate ad attirare l’attenzione su di sé, vittima di una immeritata sfiducia. Uno studio pubblicato da Paul Zak nel 2007, riporta che parlare e coinvolgere in storie tristi di malattia o abbandono provoca l’aumento del livello di ossitocina (l’ormone dell’empatia) e quello del cortisolo ( l’ormone dell’attenzione). E sperimentò come nel caso di un bambino affetto da tumore , le persone donavano somme a favore del volontariato. E in politica come in televisione si sa, le storie strappalacrime e soprattutto le fiction hanno più successo poiché producono una compartecipazione emotiva tale e quale al sentimento di vuoto che ci travolge quando una serie che ci piaceva finisce, e ci fa ritrovare all’improvviso soli e spaesati a chiederci di cosa ne sarà della nostra vita. Ed è ciò che è successo con la narrazione eseguita a più puntate dallo stesso lettore senza che ci si potesse rassicurare sul futuro descritto come l’arrivo di un lupo nero che in realtà si è rivelato un amico della comunità bernaldese, il commissario prefettizio. D’altra parte il silenzio dei cosidetti “traditori “ del popolo ha fatto sì che la maggior parte della gente si convincesse che la storia ascoltata dal Tataranno fosse l’unica interpretazione , l’unica versione dei fatti alla base della sfiducia subita. Ed anche se la campagna elettorale non abbia spiegato alla comunità come mai l’amministrazione comunale abbia perso la grande opportunità di incrementare lo sviluppo delle attività industriali ed artigianali con la ZES, come mai abbia rifiutato di intestare un locale del castello medievale allo scomparso e compianto concittadino Antonio Zambrella, nome d’arte”Lucanino”, da anni residente a Bologna, come da sua richiesta in cui donava 20 opere al Comune, come mai nel gennaio 2019, poco prima delle votazioni di maggio, venivano assunte senza concorso le unità ex LSU , economicamente gravanti sul bilancio regionale ma in prestazione di servizio presso il Comune bernaldese, come mai non sono stati previsti concorsi pubblici per rimpiazzare le uscite per pensionamenti che hanno reso gli uffici comunali un deserto animato solo dai sopracitati dipendenti ex LSU insieme al personale fruitore di reddito minimo o di cittadinanza, nonostante ciò la maggioranza delle persone senza mediazione cognitiva o politica sottostante è rimasta coinvolta dall’attore principale e lo ha riconfermato.Per il resto solo ingiurie per infamare e guadagnare voti. Il silenzio evidentemente non paga ! Infatti gli ex amministratori ora candidati nella lista perdente, non certo mancanti di spunti argomentativi né di buona educazione per esporre la loro verità, hanno continuato ad osservare il silenzio, a volte doloroso, compresso. Ma il popolo punisce i silenzi più che l’inattività, le assenze continue e le deleghe anche a farsi rappresentare. Ed è così che il consenso maggioritario alla lista n. 1 è figlio dello storytelling, delle carattertistiche dei candidati scelti ad uno ad uno, e come sembra, in base ad un criterio di maggiore afflusso clientelare presso le imprese da esse rappresentate, siano uffici di consulenza tributaria o di esercizio commerciale , di servizio presso case di vacanze e di riabilitazione psico-fisica. Il partito politico, fino ad ora votato, non ha giocato alcun ruolo in questa partita in cui ci si è aggregati in un atteggiamento empatico intorno ad un personaggio. E’ la condizione di chi si lascia travolgere da un’onda per sentirsi grandi e forti come il capo, sperando per l’intera comunità che essa, ora esperimento di tante emozioni, non sfugga di mano all’ideatore e porti il governo cittadino verso una forma di gestione autocratica come già lamentato dagli ex suoi amministratori .Tanto altro è sconosciuto tra le ragioni di una vittoria e di una sconfitta ma che si frappone come la “siepe” leopardiana nel suo componimento “L’infinito” tra il bisogno di approfondimento , il voler andare oltre quella siepe che ostacola la vista e il ricorso solamente ad un‘immaginazione per dare sfogo alla costruzione di immagini personalizzate. Spesso è il buon senso che fa da siepe, che arresta il passo verso scoperte che dell’Infinito leopardiano nulla posseggono. Non mi è dolce naufragar in questo mare! E’ la coscienza di una valutazione popolare che va comunque rispettata, è la consapevolezza che una sconfitta non può distruggere la considerazione positiva di brave persone che , pur non avendo conseguito i risultati desiderati, restano quello che sono. Non saranno numeri primi per consensi ottenuti, ma numeri uno ognuno per il proprio lavoro che svolge diligentemente e onestamente, per la propria famiglia che lo ama senza che abbia bisogno di ricorrere ad un magico specchio che interrogato dice quello che si ha bisogno di sentirsi ripetere. Il candidato sindaco Daniel Carbone non ha dubbi prodotti da un complesso di inferiorità per interrogarsi sulla sua persona. Egli è innanzitutto se stesso, bastevole dei consensi ottenuti, incapace di odiare e considerare nemico chi non lo ha appoggiato. Consapevole che il discredito che si è voluto riversare sulla sua persona per togliergli il consenso, non riuscirà mai a cancellare l’affetto della sua nonna ultranovantenne che in prima fila ad ogni comizio era lì per applaudirlo, l’amore dei suoi genitori e fratelli che continueranno a lavorare nell’attività di famiglia e non solo, degli amici veri . Per loro certamente sente di essere il numero 1. Salvini di certo sul petto non può appuntarsi la vittoria di “Bernarda”. Sarebbe fuor di luogo in ogni senso.