INDICE DI PROGRESSO SOCIALE, PER L’UE LA BASILICATA E’ TRA LE BOCCIATE

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Lidia Lavecchia

L’Indice di progresso sociale regionale dell’Ue, presentato lo scorso 23 maggio dalla commissaria per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira, ci regala una fotografia di un’ Europa spaccata in due. Da una parte le regioni del Nord, con Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia che si aggiudicano i punteggi più alti, dall’altro i Paesi affacciati sul Mediterraneo, tra cui quelli Balcanici, ancora una volta in ritardo.

Fanalino di coda per Calabria e Sicilia. La Basilicata non sorride, con un punteggio di 83 con una posizione intorno al 200esimo posto su 242 regioni. Peggio di lei in Europa solo alcune regioni della Bulgaria, della Romania e della Grecia. L’indice utilizza dodici componenti e 53 indicatori socio-economici e ambientali, per riflettere meglio lo sviluppo e le esigenze della società, senza basarsi unicamente sul Pil.

Ma cos’è il progresso sociale?

Per progresso sociale si intende il miglioramento delle condizioni di vita per una parte crescente della popolazione.

Un progresso che tiene conto del principio fondativo per la società giusta che è presente in varie dichiarazioni dei diritti umani, e anche nella recente Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Questo principio è l’eguale dignità degli esseri umani. Il concetto di dignità implica che la società riconosca l’individuo come soggetto meritevole di diritti. Richiedere uguale dignità significa garantire benessere individuale e libertà, sicurezza e solidarietà, giustizia distributiva, equità e partecipazione nella società democratica. Il principio dell’uguale dignità è in contrasto con qualsiasi forma di discriminazione basata su razza, etnia, genere, età e posizione sociale. Insomma, un quadro completo dello sviluppo regionale in Europa, un quadro che per l’Italia è una vera sentenza.

La Basilicata si conferma, ancora una volta, purtroppo, una regione poco attenta alle dinamiche sociali, quindi, che non riesce a investire nelle risorse umane di una terra che pure ha dimostrato, e continua a farlo quotidianamente, di possedere tutte le carte in regola per tornare alla ribalta sulla scena economica nazionale ed internazionale.

Un territorio che non investe su sé stesso e sui cervelli locali, che, ne abbiamo parlato più volte, sono costretti a lasciare la propria terra proprio perché qui non sussistono quelle condizioni, economiche e ambientali, tali da permettere uno sviluppo reale e concreto, è destinato a perire.

Anche questo è un aspetto che a poche settimane dal voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, dovrebbe far riflettere perché le valutazioni per stabilire il benessere sociale di una comunità regionale non sono solo di carattere economico. Lo studio combina infatti indicatori economici e sociali per garantire che le politiche vadano oltre il prodotto interno lordo (Pil), per rispecchiare al meglio lo sviluppo della società e le percezioni dei cittadini, affinché – secondo l’obiettivo della Commissione Europea – si possa costruire un’Europa equa, sostenibile e inclusiva per tutti.

La sfida di prossimi anni è realizzare un’idea culturale e politica seria per la Basilicata, con un’attenzione particolare ai suoi cambiamenti e promotore di formule avanzate di socialità e scambio, di integrazione e cittadinanza, favorendo il progresso dell’industria, il lavoro, il welfare e la lotta all’esclusione sociale e alle differenze di genere.

 

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