INSERIMENTO, ALTRO CHE’ CHE REDDITO DI INSERIMENTO!

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Il tentativo sottotraccia di trovare uno che abbia più colpe dell’altro nella disfatta del Pd in basilicata è solo il segno che ci si trova di fronte ad una classe politica inadeguata e che prosegue imperterrita verso la soluzione finale, che stavolta è il suicidio collettivo. Pensare che sia colpa di questo o di quell’altro fatto di fronte ad un risultato che non lascia spazio per alcuna giustificazione, se non per una generale e profonda autocritica  o denota una manifestazione di “ego” da far paura, oppure , più semplicemente, è segno che  si procede  con i paraocchi e si guarda solo avanti incuranti di vedere gli strapiombi che costeggiano la strada. Queste deviazioni comportamentali sono probabilmente l’effetto di un decennio di autoesaltazione e di autolegittimazione   che ha portato una dirigenza politica di partito a pensare che non ci fosse il dovere di scendere in piazza ma di governare la gente nel chiuso di gestioni autoreferenziali, stanze ovattate e applausi dei lacchè che avevano il compito di rassicurare, blandire, osannare e filtrare le notizie in maniera che arrivassero all’orecchio del capo solo quelle buone e giammai quelle cattive. Il risultato è una autoreferenzialità imposta dalla corte, sempre prona e sempre pronta a farsi gli affari propri facendo finta di fare gli affari del capo. Se anche l’America ci avesse prestato Obama per questa campagna elettorale ,l’avremmo persa egualmente e con lo stesso risultato, perché questa volta non sono stati messi in discussione gli uomini, ma la loro incapacità di scendere in strada, ascoltare, adottare rimedi, rispetto alla gran parte della popolazione che si è vista in tutti i modi tagliata fuori dalla democrazia decidente, costretta a guardare e a subire, mai ad interloquire. Qui viene messa in discussione una informazione unidirezionale, che passa dal capo alla coda, dall’alto verso il basso, dal centro verso la periferia e non ha feedback, non torna, proprio come l’uso che si fa con i telefonini quando si impostano in maniera che si possa solo chiamare e non ricevere. Sbaglierò , ma i cinque stelle non hanno vinto per il reddito di inserimento, ma solo per l’inserimento, cioè la possibilità di essere uno che vale uno, uno che conta come un altro, uno che ha spazi per chiedere, proporre, protestare.  Chi ha veicolato questa richiesta di partecipazione?  Sindaci imposti dall’alto, se non dal potere economico? Assessori nominati perché persone di fiducia, senza che fossero in grado di fare una pippa?? Oppure tour elettorali  tra sezioni dove si trovano sempre le stesse persone, abituate a sentire più che a parlare e consumati a sentire di tutto, tanto da non ricordare più niente.  

Ecco il punto! Un partito che non era più partito perché costruito dall’alto, a misura e a convenienza dei capi,  con liste di affidabili candidati da Roma, con spartizione di incarichi a seconda del peso dei personaggi, con calibrature per una situazione o per l’altra. Tutto a scatola chiusa, così’ è se vi pare. E quando è arrivato un movimento, cresciuto come reflusso  gastrico sulla bocca dello stomaco che rendeva indigeribile occhi arroganza grande e piccola, ogni stortura, ogni discrezionalità ,ogni atto di arbitrio, ogni ingiustizia, alla fine è arrivata la risposta dura e secca di un vaffa a tutti i dottori e pseudo tali della politica, preferendo i santoni, gli antivaccino e tutti gli anti che si possano immaginare.

Pensare di tamponare questa situazione è illusoria. Ci vuole una discussione seria sulle regole che fanno il partito, sulla rappresentanza  non posticcia, non declamata ma praticata. E questa non è materia di vertice ma della base. Fermate le bocce, convocate un congresso straordinario, rimettete al centro lo Statuto del partito e le cose che non funzionano, tornate alle primarie per tutti i sindaci, per tutte le cariche elettive e trovate un modo per governare la pluralità, che è segno di ricchezza e di apporto. Rocco Rosa

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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