LA CULTURA SI E’ATTACCATA ALLE VESTI DEI POTENTI

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lucio-tufanoLUCIO TUFANO

Non è storia di oggi, è sempre la stessa storia. I nostri giovani che oggi vanno in giro per il mondo, ieri sono andati a  potenziare l’orgoglio del Nord, della Lombardia, del Piemonte e del Veneto, la valle della Ruhr, Monaco, Stoccarda, Liegi, Lussemburgo, la Gran Bretagna … con l’imperterrita dedizione del nostro talento, del nostro lavoro, la nostra abnegazione, secondo la nostra capacità di creare iniziative e risorse. Forti flussi di emigrazione dal Mezzogiorno per tutti i nord del Mondo, e non solo braccia, ma cervelli in fuga, artisti, energie e capacità creative, lo attesta anche la teoria dell’”Esodo” di Felice Scardaccione; poeti, pittori, capitali umani e risorse, in direzione della centralità del successo.

Il Nord ci ha invaso con la grande letteratura del ‘700, dell’800 e del ‘900; a Milano e al Nord hanno operato le grandi case editrici: F.lli Treves, la libreria Editrice Contemporanea, la Rebeschini, la A. Bietti & C., la E. Rechiedei Editore, la Ulrico Hoepli Editore, la F. Cogliati E., la Paolo Carrara E. tutte di Milano, poi la Mondadori, la Rizzoli, la Feltrinelli, la Fabbri, la Garzanti, la Bompiani. Milano, per tutto quello che ha rappresentato e rappresenta, è una biblica montagna alla quale si sono sempre rivolti i Maometti del talento, delle professioni e del lavoro … Oggi le nuove mete sono Berlino,Tokio, Los Angeles.

Le dinamiche insomma sono sempre le stesse. E non è mutato neanche l’atteggiamento del lucano, nel cui dna esistono, stampati dalla storia, due sentimenti forti, profondi, due pathos: l’uno, il lamento per l’eterno “nemo propheta in patria”, l’altro, la corsa dei giovani a dimenticare, a rimuovere quella periferia che è  avara, micragnosa, classista, conservatrice , matrigna.

Modificare queste tendenze e’ compito arduo, perché implica prima di tutto un cambio di mentalità generale e poi un ritrarsi della politica e della burocrazia rispetto ad un ruolo decisorio invadente, discrezionale, per nulla meritocratico. Qui l’invidia della provincia rispetto a chi sa o sa fare è veleno puro e l’antidoto lo si trova nell’alleanza dei mediocri, nella sottovalutazione sistematica, nella affiliazione alla cattiva politica.

C’è dunque la necessità di un salto culturale che coinvolga le migliori intelligenze e costruisca nuove centralità. A cominciare dalla cultura, dall’informazione, dal cinema. Su quest’ultimo settore va detto che da Cinecittà a Hollywood, decine di produzioni cinematografiche sono sbarcate in Basilicata, alla ricerca di un territorio autentico, incontaminato, perfino arcaico dove girare film”. Lo scrive Barbara Gallucci in “Qui Touring Basilicata”, riferendosi ai documentari e ai cortometraggi, al “filmetto” di Papaleo, rispetto alla riminese trama di quell’Amarcord felliniano. Un piccolo passo avanti rispetto a quello di Michele Parrella “Crai, pscrai, pscruofene”, o a quello di Di Gianni, a quell’altro di Enrico Vincenti, sulle parabole di Lorenzo Ostuni, ma non importanti come i film di Rosi su Carlo Levi, e come “La lupa” girato a Matera, o di Pasolini e Gibson. Una produzione di grande qualità riportata nelle sale cinematografiche, senza omettere i lavori di altri, su Scotellaro e sul cuoco regicida di Salvia.

Ma al di là di canoni agrituristici, di scorrerie nella country, vi potrebbero essere temi e spunti antropologici e storici diversi e anche più adeguati, penso a un lavoro sulle stagioni liriche e patriottiche dall’Unità d’Italia; l’inaugurazione dello storico teatro Stabile, o sulla scoperta di una maschera della commedia sociale potentina, come teatro dei vicoli e della piazza.

Ripartiamo da qui.  Dalla caduta delle utopie, il crollo di un mondo che ci illuse come cambiamento e più diffuso senso di giustizia, per il lavoro a tutti, la piena occupazione, la forte economia, l’assegnazione di ruoli competenti? E questo il risultato dopo tutti i volumi redatti da Rossi Doria, a Scardaccione Decio, all’Ibres, a Pasquale Saraceno, Leonardo Cuoco.

Ma la sconfitta non può riguardare la perdita della memoria, anamnesi di un passato e di epoche (che vanno in sintesi riassunte) i cui valori e sentimenti erano nella quotidiana percezione. Ripartiamo da qui, dalla modernità tecnologica che ha superato i confini, che ha ridotto le distanze e che porta la centralità lì dove ci sono i contenuti, l’ingegno, la creatività, la voglia di fare. C’è una nuova occasione per arrivare al successo, ed è compito degli intellettuali non attaccarsi alle vesti dei potenti ma di svegliarli , scuoterli e riportarli ad assumere comportamenti consoni per questa impresa.

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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