Internet ultra veloce: 5G e 6G, pronto a scendere dal cielo

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Giovanni Benedetto

Colossi americani, cinesi, francesi e inglesi pronti per calare internet ultraveloce dal cielo

Oramai lo spazio è affollato da satelliti di nazionalità diverse che percorrono svariate orbite a diverse altezza a seconda degli  usi cui sono destinati.
Ce ne sono migliaia nello spazio e di diverse dimensioni che percorrono orbite ellittiche, circolari ad altezze e velocità diverse.
Tutte sospesi nello spazio grazie alle leggi della fisica.
Infatti sui satelliti agisce la forza gravitazionale diretta verso il centro della Terra, “ma grazie al moto circolare, sul satellite agisce anche un’accelerazione centrifuga diretta dalla parte opposta. Perché il satellite resti in orbita, queste due forze devono bilanciarsi”.
Quelli destinati alla trasmissione dei segnali televisivi, radiofonici o segnali dati sono posizionati su un’orbita circolare ed equatoriale e ad una precisa distanza: 36000 km dalla superficie terrestre ed esattamente a 42169 km dal centro della terra.
L’orbita è anche chiamata fascia di Clarke, dal nome dello scrittore di fantascienza che ipotizzò per primo l’uso di questa orbita dedicata ai satelliti per telecomunicazioni.
Posizionando tre satelliti geostazionari a 120 gradi sulla stessa orbita tutte le antenne riceventi terrestri possono ricevere costantemente i segnali perché la velocità dell’orbita è sincrona alla velocità della terra.
Il satellite in sé è solo il veicolo di trasporto di un complessità di apparati che sono a bordo: ingombranti celle solari, tantissime antenne e tutte le apparecchiature elettroniche per la correzione degli errori, l’amplificazione e la conversione in frequenza dei segnali provenienti e diretti verso le stazioni terrestri.
Il primo satellite per telecomunicazioni, Telsat, fu lanciato nel 1962 su un’orbita ellittica e non geostazionaria ed ogni orbita veniva completata in 2 ore e 37 minuti, ciò significava che poteva trasmettere i segnali solo per venti minuti in tutta la porzione di terra che comprendeva l’oceano atlantico.
Forse i più attempati telespettatori italiani ricorderanno quando il giornalista inviato della RAI da New York, Ruggero Orlando, aveva i minuti contati, in uno spazio temporale prestabilito, per trasmettere le sue notizie americane in Italia.
Nel 90, la RAI, per prima, diffuse dal satellite Olympus i sui programmi televisivi circolari agli utenti provvisti delle prime parabole, diventando così un oggetto meno misterioso e più familiare per gli abbonati.
A distanza di sessant’anni i collegamenti satellitari sono parte integrante della rete di telecomunicazioni intercontinentale: oltre alle fibre ottiche, cavi sottomarini e ponti radio.
Essi hanno una specificità e un vantaggio: diffondono i segnali, come si dice in gergo, illuminano il territorio dall’alto, senza avere sul territorio infrastrutture che deturpano il paesaggio e allo stesso tempo  non inquinano l’ambiente che invece le alte potenze elettromagnetiche dei trasmettitori terrestri sono costretti ad emettere per servire le ampie aree di servizio.
L’utilizzo dei satelliti da alcuni anni è al servizio di alcune società che operano nel campo del 5G, internet ultraveloce  ” NTN” , acronimo di network non terrestre.
Sono alcune società statunitensi: Starling, Amazon, l’inglese Gigabit, la cinese Huawei ed altre, tutte lanciate per la grande sfida di offrire la banda larga a milioni di imprese e cittadini privati.
Nello spazio hanno già lanciato grappoli di minisatelliti, si parla di migliaia, per realizzare una rete planetaria in grado di aumentare la velocità dei bit anche nelle zone più lontane e povere del globo terrestre.

Attualmente alcuni provider offrono il servizio internet dai satelliti geostazionari che a causa della notevole distanza creano dei ritardi notevoli del segnali intorno ai 600 millisecondi, ritardi non compatibili con le applicazioni in 5G.
Operando a una quota più bassa, come i satelliti Starling, posizionati tra i 500 e 1500 km, si spera di riuscire a ridurre questo problema e fornire una copertura veloce, globale e affidabile a un prezzo relativamente competitivo.
Si potrà così evitare o ridurre di molto la selva di antenne nelle città che serviranno per il 5G terrestre, si ridurrà il pericolo delle emissioni di ciascuna antenna trasmittente e si risolverà il problema del digital divide.
Non è tutto oro quello che luccica; se il satellite aiuta a risolvere alcuni problemi ambientali che sorgono a terra, ne può creare alcuni in cielo!

Semplificando lo scenario, possiamo dire che su un piatto della bilancia abbiamo la costante spinta del progresso nel mondo delle telecomunicazioni globali, la volontà di aprire nuovi mercati e le opportunità offerte da una copertura veramente globale della rete Internet; sull’altro troviamo la necessità di regolamentare lo sfruttamento dell’ambiente (di cui il cielo fa parte) perché sia sostenibile e razionale, di gestire proattivamente l’occupazione delle orbite basse, la deorbitazione in sicurezza dei satelliti guasti e le esigenze della ricerca scientifica astronomica.

Teniamoci pronti ad utilizzare e goderci questa rivoluzionaria tecnologia e a prepararci contestualmente ad indossare le tute degli operatori ecologici e salire a bordo di navicelle spaziali per pulire il cielo dai detriti accumulati: satelliti in disuso, sonde, pannelli solari, razzi e frammenti vari.

 

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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