by ROCCO ROSA
Alcuni economisti, di quelli che non frequentano i palazzi del potere, ma limitano i loro orizzonti alle aule delle università, sostengono che la leva della contribuzione pubblica per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a quello indeterminato, non produce sviluppo ma assistenzialismo, al punto che appena appena è stato superato l’impegno finanziario triennale del Governo, le stabilizzazioni sono crollate, con soddisfazione di quei sindacati, vedi Cgil, che su questo avevano storto il naso dall’inizio. Meglio sarebbe incentivare direttamente le imprese rispetto ai costi finanziari propri di natura fiscale. Altro retaggio di una vecchia politica industriale, cui i sindacati stessi sono legati, è la cosiddetta reindustrializzazione, fatta tenendo d’occhio la ricollocazione in sito del personale che vi lavorava e per ciò stesso suscettibile di interventi fasulli, o di scorribande di pseudo industriali in cerca di affari. Poiché queste indicazioni sono abbastanza robuste , e l’esperienza lo insegna, c’è da chiedersi allora se stiamo percorrendo una strada veramente alternativa ,fatta di convenienze reali per chi vuole fare veramente una attività imprenditoriale nuova, interessante, innovativa, e con assunzione di rischi propri. Perché, purtroppo il mondo imprenditoriale del Sud, e quello della Basilicata, è un mondo di imprenditori o che sono senza soldi o che, avendoli, non vogliono cacciarli e si aspettano che tutto venga dall’alto di amicizia e favoritismi. Ci sono alberghi che sono stati fatti interamente con i soldi pubblici e quegli imprenditori aiutati dal vento della politica oggi si pavoneggiano come portieri d’albergo, con tanto di divisa posticcia che evoca stagioni di benessere e di classe vera. Chi vuole cambiare strada, rispetto a questo dejà vu, deve affrontare decisioni che sono meno paganti sul pieno del consenso politico immediato, ma che hanno l’ambizione nel lungo periodo di consegnarlo alla storia positiva di questa regione: burocrazia zero ( e qui ancora non si vede una vera spinta alla informatizzazione, come nuova idoneità per tutti i dipendenti, come non si vede la sempre promessa delegificazione o la sempre richiesta semplificazione delle procedure).Basta mettere un tutor a organizzare questi processi e a sanzionare le inadempienze. C’è poi da puntare decisamente sui giovani non solo con leggi di incentivazione ma soprattutto con un centro per l’innovazione, non demandato fuori regione, ma costruito qui come luogo fisico dotato di infrastrutture tecniche (laboratori vari e connettività in banda ultralarga; etc.); infrastrutture di servizi (sale conferenze, sale riunioni, etc.); servizi reali alle imprese (consulenza fiscale e del lavoro, legale, marchi e brevetti, marketing ed internazionalizzazione, venture capital, etc.).
In questo Centro si potrebbe dare ospitalità alle imprese innovative, previa selezione continua, offrendo gratuitamente lo spazio, le infrastrutture e tutti i servizi gratuitamente per un periodo (18 mesi) dopodiché i servizi passerebbero a pagamento, così facendo si creerebbe una sorta di selezione naturale dove solo le idee che generano imprese produttive possono continuare ad utilizzare, se ne hanno ancora bisogno, i servizi del Centro.
Sarebbe utile attrarre nello stesso luogo anche qualche centro per l’innovazione o laboratorio di ricerca di qualche grande azienda. E il ricorso mentale a quelle del petrolio è inevitabile. Questa attività di “fertilizzazione” potrebbe generare risultati positivi, sia in termini di produzione di idee ed attività innovative, sia in termini di collaborazione tra micro e piccole imprese e grandi aziende. Ma tutto questo si fa!, dicono ai piani alti della Regione. Si, si fa anche questo, ma non tutto questo prioritariamente e convintamente.Contano le fiche sul tavolo non l’intenzione di gioco.
FOTO LAB-IP