ISABELLA DEL BALZO, L’ULTIMA REGINA ARAGONESE

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Vito Telesca

Ultima regina della dinastia aragonese fu Isabella del Balzo, duchessa di Andria e Venosa nonché principessa di Altamura. Grazie all’opera  intitolata Lo Balzino (Balzino perché dedicato ai del Balzo), scritto da Rogeri de Pacentia di Nardò e trovati quasi per caso nella biblioteca di Perugia, si è riusciti a risalire alla vita di Isabella del Balzo, sin dai primi vagiti. Gli scritti vennero ripresi da Benedetto Croce nel suo capitolo su Isabella in Storie e Leggende Napoletane.

Nata  a Minervino il 24 giugno 1465, dall’unione tra il principe Pirro del Balzo del feudo di Andria, Altamura e Montescaglioso e da Maria Donata Orsini del ducato di Venosa, Isabella fu l’ unica superstite di un parto trigemino. Ebbe anche  un fratello, poi morto in tenera età e due sorelle maggiori che, dopo il matrimonio, vennero escluse dalla successione.

Segnalata dalle biografie come donna bellissima, raffinata, molto colta e saggia, era dotata anche di carattere dolce e dall’animo gentile. Insomma, da questo “quadro” ne esce fuori un’immagine idilliaca. Una donna completa e che nessun uomo avrebbe potuto rifiutare. Degna figura per un re. Ed infatti venne promessa, ancora sedicenne, a Francesco duca di Monte S. Angelo, quartogenito del re, ma che purtroppo,alla vigilia delle nozze, improvvisamente morì. Quasi contemporaneamente la sfortunata fanciulla perdeva anche la madre e nella congiura dei baroni perse anche suo padre, imprigionato in Castelnuovo. Le rime del suo biografo dicono tutto: “priva del frate e de sua cara matre, del bel marito e del suo vecchio patre”.

Ormai orfana Isabella si stabilì nel palazzo ducale di Andria, coccolata e protetta dalla sua corte e dai sudditi anche se re Ferrante d’Aragona, rispettando i termini del contratto matrimoniale, la destinò in sposa all’altro figlio, Federico d’Aragona. Quest’ultimo era dieci anni più grande del fratello defunto Francesco, edera già vedovo di Anna di Savoia. La cerimonia nuziale si celebrò il 28 novembre 1487 e, tempo di una gravidanza,  nacque il loro primo figlio Ferdinando e subito dopo altre due femmine, Isabella e Giulia.

Contrariamente a molti regnanti Federico non solo era innamoratissimo di sua moglie Isabella, ma si distinse anche per la sua estrema fedeltà matrimoniale. Nonostante i continui pericoli a cui il Regno di Napoli era esposto, che costringevano Federico a stare lontano dalla moglie, appena poteva la raggiungeva, la riempiva di doni e attenzioni e, nelle sue missioni più lontane e tristi, la  riempiva di lettere d’amore e non mancava nelle stesse di educare addirittura i figli e di istruire la corte!  Quando il padre di Federico, re Ferrante, morì la corona passò a suo fratello Alfonso,  incoronato re nel 1494. Il regno era minacciato contestualmente dalla figura del francese Carlo VIII, che chiedeva il trono di Napoli in qualità di erede dei D’Angiò. La contesa si fece dura soprattutto quando Alfonso abdicò in favore del figlio Ferrantino che si rifugiò ad Ischia con lo zio Federico, nel mentre Isabella, per precauzione, venne spostata prima a Bari, poi a Brindisi ed infine a Lecce, prima di essere incoronata regina di Napoli in quel di Barletta, non potendo raggiungere Napoli a causa di un’epidemia di peste. Sono arrivate fino a noi le frasi poetiche di Rogeri sull’evento: “Con sua gracia se avea fatto scavo omne persona; giammai se videa contenta e sacia..

Lo stesso Federico fu incoronato a Capua. Nel momento in cui la peste venne debellata dalla capitale Isabella entrò a Napoli da regina, accolta da una folla osannante.

Portava una gonnella di drappo d’oro verde con frappe di velluto, una sopravveste di seta cremisi di foggia francese; sulla testa una calia di seta e di oro filato e il fronte una vecta di oro tirato, e il pendente d’oro lavorato. Aveva un cinto d’oro e d’argento, tutto seminato della lettera F con passanti in forma di cuore ed il pendente d’oro lavorato. Il collo era adorno di una catenella con fermaglio al quale era annessa l’araldica segia infocata, Siti isperillos, con un gran balascio e tre diamanti. Il cappello era di seta color morato e la guaglia e le pianelle di broccato.(Benedetto Croce, Storie e Leggende Napoletane, Adelphi).

La guerra portò ad una rovinosa fuga di Federico che si rifugiò prima ad Ischia e poi in esilio in Francia dove più tardi lo raggiunsero Isabella ed i suoi figli. Nel 1501 proprio ad Ischia Isabella cedette a Berlingero Carafa i diritti sul feudo di Tolve. Il Rogeri così descrisse la partenza del re dall’isola di Ischia: “Poiché, viva, il tuo re veder potesti,/ pien di sdegno, d’amore e di pietate,/ scender al mar con gli occhi alteri e mesti;/ e de l’Enario ciel le vele infiate/ con gli occhi proseguir per l’onde amare,/ che ne portàr le tue ricchezze amate;/ poiché senza morir, potesti stare/ col viso forte, intento a la marina,/ finchè già non vedesti altro che il mare”.

Durante il suo esilio francese Federico morì il 9 novembre 1504, circondato dai suoi fedelissimi e dalla bellissima moglieIsabella, Rimasta vedova nel 1504, continuò a vivere a Tours tra molte difficoltà economiche. Per cercare di sopravvivere alle difficoltà fu costretta a vendere parte della ricca biblioteca di famiglia. Successivamente si ritirò presso la corte degli Estensi di Ferrara, suoi parenti perché la cognata Eleonora d’Aragona aveva sposato Ercole d’Este. Visse nella città estense nel palazzo che apparterrà ai marchesi Gavassini, sempre in gravi condizioni economiche prima di trasferirsi in un convento dove morì nel 1533, all’età di sessantotto anni. Venne seppellita nella chiesa di Santa Caterina del Martiri ma le sue spoglie non sono più state ritrovate.

 

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