ISLAM, BOMBE , SHARI’A ……E SHARE

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ISLAM BOMBE SHARI'A E SHARE

by SEVERINO LAPOLLA

 L’argomento che monopolizza i mass-media  in questi giorni è legato agli attentati di Bruxelles; notizie che non avremmo voluto apprendere: Il dolore di tante persone legate a vittime innocenti ci colpisce e ci trasmette  non solo un  senso di  ingiustizia ma anche una forte  sensazione di impotenza e di incertezza.         C’è, però,  un altro aspetto che a me, uomo della strada, ha colpito  in maniera particolare ed è l’accanimento con cui le varie reti televisive si sono lanciate sull’argomento ( in ossequio  alla legge dello  share ) :La ricerca del dettaglio,anche insignificante ; perfino interviste nelle quali il cronista imboccava le risposte all’intervistato (un pezzo a qualunque costo !)  fino all’esibizione di immagini crude della strage,in netta violazione di quel codice deontologico che gli stessi giornalisti si sono dati . E poi la parata  dei diversi conduttori delle varie reti ,ognuno con le sue teorie da “esperto di bar dell’ sport”; con la girandola di “certezze” su fatti  che , se si va nel profondo, neanche i governi conoscono appieno ( perché  appannaggio  esclusivo di  “addetti ai lavori” dei vari stati)  mentre  né la stragrande maggioranza della gente (né tanto meno loro)  conoscevano e conosceranno mai.

 Non si è invece parlato affatto ( e sarebbe stato doveroso farlo) dei motivi che hanno spinto  questi “integralisti”  a compiere  delitti  tanto esecrabili verso gente innocente e inerme. Che essi proclamano loro nemici.

 Il termine  “integralismo “ deriva dalla difficoltà tutta islamica di accettare un sistema di vita in cui la commistione degli aspetti religiosi e mondani non sia, per definizione, “integrale”. come l’espressione “Fondamentalismo” che i musulmani vogliono dare (e finora danno) alla  concezione del mondo consiste in  una lettura basata su un legame fra precetti religiosi ed ordinamento della società.                                              È infatti “miscredenza” per un credente musulmano riservare l’espressione della propria fede a una sfera intima della propria coscienza senza influenzare e modellare il mondo esterno su di essa. L’unica eccezione ammessa per separare i due aspetti della propria fede è quando il musulmano si trovi in una condizione di grave e imminente pericolo per sé o la propria fede (come nel caso si trovi in un paese non islamico in condizione di minoranza), in ambienti quindi ostili. In questo caso è perfettamente legittimo il ricorso all’espediente della , Taqiya , cioè la dissimulazione della fede e degli intenti ; fenomeno questo particolarmente sviluppatosi in ambito sciita. L’ “Islam” radicale” (nel senso di ritorno alle “radici” della fede islamica”) e proprio  negli ultimi decenni ha dato  nuova spinta a un’autonoma re-interpretazione della tradizione islamica, ripudiando ciò che essa definisce “moderatismo” delle gerarchie informali religiose, accusate dalle frange più estremistiche di complicità col potere costituito nel mondo islamico, avvertito in gran parte come fortemente autoritario, se non addirittura dittatoriale, e accusato di complicità con l’Occidente agnostico o ateo che consentirebbe a quei regimi di sopravvivere.

Il potere vigente nei Paesi islamici è per questo giudicato “empio” e del tutto incapace di rispondere ai bisogni reali della “ Umma = Madre” islamica ,intesa come “Comunità di Fedeli” , lacerata dall’urto e dal confronto con una modernità che viene considerata del tutto estranea e antagonistica rispetto ai valori dell’Islam. Da questo concetto scaturisce ,poi ,  il  sostantivo-aggettivo “Salafita  = che persegue la guerra santa “ per impedire la contaminazione dell’Islam da parte della modernità ed il  “ritorno” ai primi tempi dell’Islam, considerati una sorta di “Età dell’oro”. Ed è proprio verso questi concetti che tanti immigrati ,anche di seconda e terza generazione , circoscritti in Ghetti dove (abbiamo appreso in questa circostanza) neanche la Polizia  riesce ad entrare ; respinti  da una società  che vede questi gruppi etnici soltanto come manodopera per  i lavori meno remunerativi, che la visione di una “età dell’oro” può risultare  accattivante  E’ un problema tutto da affrontare , che finora non si è cominciato neanche a scalfire e che certamente non può essere risolto con qualche biglietto del cinema o di teatro, come caldeggia il nostro Premier.

 

 

 

 

 

 

 

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Severino Lapolla

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