Come fa un Paese a salvarsi se la sua classe dirigente pur di fronte ad una tragedia come quella che sta vivendo si rifugia nella difesa dei suoi interessi elettorali coltivando vecchi ideologismi e altrettanto vecchi slogan e negando la realtà dei fatti? Questi atteggiamenti non sono perdonabili quando si è all’opposizione, figurarsi quando si è al Governo. Non amo particolarmente Renzi, perchè non si discosta dalla schiera di quei politici di cui si parlava in apertura, ma di fronte alla conclusione del lavoro dei senatori e deputati del movimento di Italia Viva, coordinati dal deputato lucano Vito De Filippo, c’è solo da alzare le mani al cielo per implorare che il buon senso scenda su chi ci governa e si vedano le cose per come sono e non per come le si dipinge. Premesso che le uniche condizioni poste al meccanismo di finanziamento è quello che le spese debbono interessare esclusivamente la riorganizzazione e il rilancio dei sistemi sanitari per quei Paese che ne hanno necessità, il vero tema riguarda la capacità o meno di presentare un programma che faccia fare un passo avanti al Paese, muova l’economia che pure ruota intorno alla sanità e soprattutto produca con investimenti mirati processi di crescita industriale , digitale e scientifica che non solo servono a ristorare il debito contratto ( che poi per un quarto sono soldi italiani) ma anche a ricavarci il valore aggiunto di investimenti la cui quantità non si è mai vista nel nostro paese. E su questo punto le proposte sintetizzate dal coordinatore del gruppo, De Filippo, sono interessanti e tali da diventare punto di riferimento del dibattito politico a tutti i livelli. L’articolazione della spesa riguarda il potenziamento dei punti deboli riscontrati dall’esperienza pandemica: ospedali inadeguati, territorio scoperto , scarsa digitalizzazione dei servizi , poca ricerca e trasporti pubblici non adeguati alla esperienza fatta . In sintesi c’è una proposta di ripartizione dei finanziamenti di questo tenore: “10 mld per ammodernamento ospedali, pronto soccorso e nuove apparecchiature mediche; 10 mld per potenziare l’assistenza territoriale e il Terzo Settore; 2 mld per la completa digitalizzazione del sistema; 5 mld per la ricerca di base, per un nuovo centro di eccellenza anti-pandemie e per potenziare la rete dei centri di ricerca; 8 mld per gli investimenti infrastrutturali delle imprese per il distanziamento sociale e per il trasporto pubblico locale”. Investimenti che andrebbero esattamente a curare i mali di un sistema che si è scoperto indebolito, eroso dalla generosità mostrata verso il privato, privo di importanti risorse per la ricerca, con gli ospedali in perenne contrazione di posti, senza una rete territoriale. Se tutte queste cose non costituiscono una urgenza, di che cosa parliamo?. Ora, si può discutere sul fatto se chiedere o meno altre garanzie circa la non condizionalità, si può sostenere che il fondo va cambiato come meccanismi di controllo, ma negare che si debba intervenire subito e concretamente sulle emergenze riscontrate sarebbe un atto di una leggerezza incredibile e di una assoluta mancanza di visione. Rocco Rosa