In una realtà regionale mutevole e multiforme si assiste da oltre dieci anni a una parabola di comportamenti sociali volti a ignorare il turpe “mercato del consenso” artatamente creato dalla società politica lucana e brillantemente descritto nell’articolo pubblicato lo scorso 25 aprile su “Talenti lucani”. A tal proposito noi sociologi del vecchio conio e attualmente impegnati in vari organismi facenti capo agli “Amici della Sociologia” abbiamo rivolto il nostro sguardo e il nostro interesse alle nuove figure antropologiche che emergono dalla e nell’odierna società lucana confezionando un circostanziato lavoro di ricerca, grazie a un aggiornato campione significativo che ci ha permesso di trarre conclusioni valide sull’intera popolazione lucana con un margine di errore controllato e che possiamo riassumere nelle cinque “categorie sociali”,
oggetto di indagine, sotto riportate:
”Il Servus Callidus;
il Civis Communis/Oeconomicus;
il Civis Marginalis;
il Civis Nobilis;
il Civis Sine Nobilitate”.
Il “servus callidus” c’è sempre stato e rappresenta un buon 10% dei lucani.
Si tratta di quei personaggi dediti all’intrallazzo, abili e astuti, che si prodigano in tutte le forme di
adulazione e di piaggeria, la “sorellastra dell’ipocrisia”, a favore del padrone/politico di turno.
Il cosiddetto intramontabile e immortale “galoppino” doc, meglio conosciuto come “leccaculo”.
Egli è il motore di tutte le vicende e di tutti gli accadimenti politici, conosce i segreti di tutto quello che avviene nelle stanze del potere ed è sempre il primo a venirne a conoscenza.
Un fuoriclasse della menzogna, abile nel simulare e nel dissimulare, nell’alterazione e nella falsificazione delle verità perseguite con piena consapevolezza e determinazione.
Il “civis communis/oeconomicus” rappresenta la larga fetta del 60% della cosiddetta “cittadinanza
contemporanea” lucana. E’ una categoria sociale, tanto silenziosa quanto rassegnata, lavora alacremente e infaticabilmente per sbarcare il lunario giornaliero. Non ha il tempo materiale per dedicarsi ai reportage e alle nostre sacrosante denunce.
Sopraffatta dagli impegni di lavoro e dalle “scadenze”, pur non lesinando critiche ai politici di turno e alle pastoie burocratiche è costretta, obtorto collo, a inseguire un salario a scapito di una dignità il più delle volte… calpestata. Abbiamo da secoli inveito contro questi operosi e “silenti” lavoratori. Non ci siamo mai resi conto che questi laboriosi e taciturni cittadini lucani sono il vero “humus” fertile e produttivo della nostra regione. Sono quelle migliaia di lavoratori e lavoratrici che ci garantiscono i prodotti da forno per le nostre ricche colazioni al Bar. Sono quelle migliaia di lavoratori e lavoratrici della terra che ci garantiscono le “primizie” per le nostre tavole imbandite. Sono quelle migliaia di lavoratori e lavoratrici dell’agroindustria lucana che ci garantiscono i gustosi insaccati, le prelibate mozzarelle e tutti i prodotti dop e doc per le nostre cene con gli amici.
Centinaia sono i piccoli imprenditori con le loro consorti che lavorano negli agriturismi e ci garantiscono cibi raffinatissimi e deliziosi, ragù profumatissimi, in special modo, in questi giorni “pasquali”.
Sono queste alcune delle serie motivazioni che mi inducono ad avere più rispetto e più gratitudine verso questi operosi cittadini lucani.
Pur se, il più delle volte, questa maggioranza silenziosa lucana non segue i nostri inviti non dobbiamo farne un dramma.
Dobbiamo avere più rispetto per questi cittadini e cittadine che operano nell’ombra… alla Sinisgalli.
Basterebbe citare le filiere dell’olio, della pasta e del vino.
Il nostro olio dop, la nostra pasta fresca e il nostro vino doc frutto della piccola e sana imprenditoria lucana. Una sana attività economica che si esplica nel “rampollismo virtuoso” delle “donne dell’aglianico”, tutte rigidamente figlie d’arte, tutte imprenditrici di successo, vere protagoniste lucane al Vinitaly di Verona.
Il “civis marginalis” rappresenta il 25% dei lucani. E’ una categoria sociale che ha sempre popolato le nostre periferie. Sono i nuovi poveri, gli anziani soli, i cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro e i neet , i ragazzi e le ragazze che non studiano e non lavorano.
Nel precedente articolo del 19 aprile scorso abbiamo approfondito amaramente questa problematica. Non vogliamo più ripeterci, aborriamo ogni tipologia di politica passiva fine a se stessa. Agogniamo un serio reddito di formazione finalizzato all’occupazione per questa categoria sociale lucana (neet e cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro) abbandonata ignobilmente, che non esplicita pubblicamente le sue rimostranze ed è scarsamente partecipante alla vita politica.
Il “civis nobilis” rappresenta solo il 3% dei lucani. Sono quei lucani che manifestano tutta la loro passione e i loro ideali per una cultura civica fatta di seria criticità e di vera partecipazione (lo abbiamo constatato ultimamente nelle belle manifestazioni dell’Acquedotto Camastra).
Sono quei signori che operano in strutture, associazioni, movimenti, centri culturali pregni di studi, di analisi e di ricerche. Sono quei cittadini che dedicano molte ore del loro tempo libero alle giuste ed energiche richieste degli “ultimi”.
La locuzione” richiesta energica” sottolinea l’importanza di esprimere la propria volontà in modo chiaro ed inequivocabile . Non una semplice domanda ma una pretesa forte, un’azione volta a far valere i propri diritti e quelli della Comunità lucana.
Un esempio su tutti …le accorate denunce sugli stupri territoriali del “Petrolgate” lucano.
Chiudiamo con la più odiata categoria sociale… il “Civis Sine Nobilitate”, meglio noto come “snob” che chiude la classifica con un misero (per fortuna) 2%. Snob con le tre sfumature: “Dandy, Eccentrico, Affettato”.
Sono quelle donne e quegli uomini lucani dei cosiddetti “salotti” (del tutto estranei al contesto sociale in cui vivono) che si comportano in modo artificioso, privi di naturalezza, senza nobiltà d’animo, superbi e altezzosi …senza meriti, spinti solo dai privilegi di casta e dalla “tribalità” familiare e di censo con il loro forte senso di appartenenza all’insegna del “distinguersi” sempre …che conservano da secoli.
Essere snob in Basilicata è un passepartout per soddisfare i tanti sofismi radical-chic.
Lo ricordiamo, infine, a tutti i lucani dotati di dignità e di buon senso che nella “Gerarchia dei Valori
Umani” di Marcel Proust lo “snobismo” appare la colpa più grave.
*Sociologo e saggista