La Basilicata in cifre – la competitività delle imprese

0

riccardo achilli

 

Inizia da questo articolo una serie di pezzi dedicati ad una analisi dei principali aspetti della struttura socio-economica della Basilicata basati sui dati statistici disponibili dall’Istat. In questo articolo, in particolare, si approfondiranno le questioni legate ai fattori di competitività del sistema produttivo.  Come noto, la competitività è un concetto che, dal lato dell’offerta, dipende da driver ben precisi: capacità di investimento, soprattutto in innovazione tecnologica ed organizzativa (un elemento che include anche la capacità di credito offerto alle imprese), capacità di presidio dei mercati più complessi e concorrenziali, in particolare di quelli esteri (che presuppone anche una capacità logistica) ed efficienza del ciclo produttivo, misurata dalla produttività (basata anche sulla disponibilità di servizi reali alle imprese).  

In termini di capacità di investimento e di accumulazione di nuovo capitale produttivo, con il 20,5% di PIL dedicato ad investimenti, la Basilicata sopravanza di gran lunga il Mezzogiorno (13,4%) ma anche l’Italia (15,8%). Con un tasso di impieghi bancari sul PIL pari al 32,2%, inferiore al Mezzogiorno (35%) ed alla media nazionale (51,8%) tale flusso di investimenti elevato dipende essenzialmente dall’autofinanziamento, ed è largamente squilibrato fra imprese e settori, dipendendo in larga misura dalla Fca di Melfi e dalle poche altre realtà produttive di medio-grandi dimensioni esistenti in regione.

Tale flusso di investimenti è, peraltro, di qualità non elevata: appena il 29,5% delle imprese con almeno 10 addetti ha introdotto innovazioni di processo o prodotto nell’ultimo triennio, a fronte del 35,7% nazionale. Le imprese lucane spendono mediamente 4.400 euro per addetto in innovazione, a fronte dei 6.300 media italiani e dei 5.900 del Sud. Manca una specifica propensione all’innovazione in un tessuto imprenditoriale specializzato in settori tradizionali e polverizzato in micro imprese troppo sottodimensionate per sostenere investimenti innovativi. Ma manca anche una finanza dedicata al sostegno di progetti di innovazione: il supporto del capitale di rischio nella fase di early stage di un progetto imprenditoriale è pressoché nullo. Troppo piccoli i numeri dell’unica entità che, in mancanza di un mercato privato del credito (assente anche perché la domanda è troppo ridotta) agisce in tale settore, ovvero Sviluppo Basilicata.

Con un flusso di accumulazione di nuovo capitale produttivo così squilibrato settorialmente e così poco innovativo, anche la capacità di presidiare i mercati esteri è squilibrata: sebbene le esportazioni costituiscano ben il 39% del PIL, a fronte del 24,8%, per il 78% tale aggregato è composto da autoveicoli e petrolio. Tolti tali due prodotti, il resto del sistema produttivo lucano appare pressoché assente sui mercati internazionali, affidandosi perlopiù a piccoli numeri di produzioni agroalimentari di nicchia.

Manca, del resto, un sistema a supporto dei processi di internazionalizzazione. Le unità di lavoro occupate nel settore dei servizi alle imprese costituiscono appena il 32,1% del totale delle unità di lavoro del settore dei servizi destinati alla vendita. Il gap non è molto accentuato, se comparato con il 33,2% nazionale, però evidentemente il problema è di tipo qualitativo: mentre abbondano i servizi più tradizionali (fiscali, commerciali, legali) mancano attività di supporto ai processi innovativi, ai processi di riorganizzazione/ristrutturazione aziendale, al marketing, ai processi di internazionalizzazione, che devono perlopiù essere acquistate da società di consulenza aziendale esterne al territorio regionale. Ed in molte realtà produttive di micro dimensioni, mancano sia le risorse, sia la cultura imprenditoriale (ancora troppo fondata su una mentalità padronale) per acquisirle.

Tutto ciò si traduce in una misura, se vogliamo, sintetica dell’efficienza complessiva del sistema, ovvero la sua capacità interna di rinnovarsi, tramite la creazione di nuove imprese. Gli addetti delle imprese nate nell’ultimo triennio sono, infatti, appena il 2,9% degli addetti totali, a fronte del 3,6% meridionale. Riflesso anche dell’invecchiamento demografico della regione, il sistema produttivo “invecchia” anch’esso, mostrando una debole capacità di aprire spazi per nuove opportunità di business.

 

Condividi

Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).


Lascia un Commento