La Basilicata non è Leghista

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La Basilicata non è leghista. Ha solo scelto di sostituire una classe dirigente che si è abituata a vivere di rendita con un’altra che, di quella rendita, negli stessi anni, è stata beneficiaria occulta, a volte palese, ma che ora ha deciso di giocare la propria partita della gestione del potere in prima persona. Non più da seconde e terze file, dunque, ma da protagonisti.

Molti potentati, per queste ragioni, sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Esattamente com’è avvenuto in anni di potere del centrosinistra in cui, esponenti potentati del centrodestra, passavano con il centrosinistra per coltivare meglio i propri interessi personali. Esattamente come accade nell’economia di mercato quando, un’azienda, per politiche di espansione del proprio marchio, pur di acquisire un nuovo cliente, non bada al pregresso dello stesso, ma preferisce concedergli più margini di guadagno rispetto ai competitor diretti .

Ci sarà il tempo per assistere ad altre migrazioni. Da un partito all’altro, all’interno della stessa coalizione. E’ un film già visto. Si chiama fluidità ideologica. Un processo di adeguamento che, noi Lucani, conosciamo benissimo poiché portatori sani di resilienza. E’ così, i Lucani sono così. S’innamorano e poi si odiano per poi tornare a innamorarsi ancora. Per fortuna, però, a capo della coalizione di centrodestra c’è il Generale Bardi, il quale non dovrebbe essere persona di facili innamoramenti, visto quanto dichiarato rispetto alla fedeltà venticinquennale a un solo unico grande leader e ad un solo unico grande movimento. Berlusconi e Forza Italia.

Il tutto, però, lo vogliamo ricondurre a logica esigenza di rinnovamento. Esigenza non più procrastinabile della quale gli elettori si sono fatti carico con il voto contrario al centrosinistra. I partiti non sono stati capaci di rinnovarsi? L’hanno fatto per loro gli elettori. Peccato solo per chi, in buonafede ha pagato la scelta di essere sempre e comunque coerente con la propria storia politica.

Detto questo, il nuovo corso si apre con alcune parole d’ordine che rappresentano un programma impegnativo: Trasparenza e competenza. Sembrano questi i capisaldi della mission politica del Generale Bardi. Sostantivi impegnativi che fanno ben sperare rispetto a un imminente ritorno alla politica. Un ritorno auspicabile con cambio di direzione rispetto a chi avrebbe dovuto programmare pensando al bene comune ascoltando la voce dei cittadini, dei lavoratori, delle associazioni e che diversamente ha preferito seguire la strada dell’auto referenzialità e della coltivazione di poche fedelissime amicizie.

Bardi, dunque, non cada nell’errore in cui sono incappati i suoi predecessori che, con il tempo, l’assuefazione alle vittorie e al potere, si sono abbandonati a logiche di potere credendo che le vittorie si stabiliscono a tavolino o, in questo caso, con scrivanie e poltrone. I risultati elettorali non lasciano dubbi a interpretazioni. Il messaggio è chiaro e inequivocabile. Al di là delle dichiarazioni dei leader nazionali, in Basilicata, ha perso il centrosinistra e l’arroganza del potere consolidato.

La Basilicata non si è svegliata di colpo Leghista, mi spiace deludere chi lo crede lasciandosi andare a commenti sarcastici – fatti soprattutto da quelli del nord che hanno smesso di credere a Salvini -. Qui lo straniero non è mai passato, checchè se ne dica. I cittadini hanno votato la Lega e non il centrosinistra perché alcuni esponenti potentati del centrosinistra, intanto, hanno pensato bene di spostarsi in quella direzione per dimostrare la propria forza, ma soprattutto, perché, gli elettori, hanno registrato, nei fatti, il fallimento di una classe dirigente sovradimensionata nei ruoli rispetto alle reali capacità dimostrate. Non credano i leghisti di poter addormentare le coscienze dei lucani con promesse occupazionali irrealizzabili in cambio di nuove estrazioni e in danno della salute pubblica perché il risultato elettorale stesso dimostra che i cittadini, che si ritenevano addormentati e assuefatti, all’atto del voto si sono svegliati. Si sono svegliati eccome!.

Se Bardi vorrà davvero costruire qualcosa di duraturo che trasformi un modus operandi in una prospettiva di rinnovamento, deve farlo passando da una visione di medio periodo a una visione innovativa di sviluppo che veda protagonisti i cittadini, le competenze e le tipicità delle nostre terre. Il turismo, la cultura e l’agroalimentare di qualità. Un nuovo modello di sviluppo sostenibile che coniughi esigenze occupazionali e tutela dell’ambiente e delle risorse naturali.

Giuseppe Digilio

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