ROCCO ROSA
A ben vedere la ” Bassanini” ha combinato il più grande disastro della storia della pubblica amministrazione italiana. Il limite di alcuni studiosi è di innamorarsi di una idea, che è teoricamente bella e suggestiva, e di portarla avanti senza porsi dei se e dei ma, pensando magari che se è ha avuto successo altrove, è scontato che abbia successo da noi. La differenza con la Francia, ad esempio, è che lì la scuola della Pubblica Amministrazione è il corpo d’elite del paese, perché vengono forgiati dirigenti in grado di tenere la barra dritta, portare i risultati e assumersi la responsabilità. Qui non solo non ci sono vere scuole di preparazione della classe dirigente, ma quelli formati non sono abituati a prendere responsabilità né obbligati al risultato, per cui, ne consegue che chi vuole campare non deve tenere la barra dritta, ma assecondarla al vento della politica. Così, anno dopo anno, si è andato creando un circuito perverso per cui chi amministra vuole i più ubbidienti , non i più capaci. Ne consegue che i dirigenti di alto livello non hanno tempo per pensare all’andamento generale dell’amministrazione cui vengono preposti e non assicurano efficienza degli uffici e coinvolgimento dei dipendenti in un progetto indirizzato al risultato pubblico, ma semplicemente seguono giorno per giorno l’input del capo, Sindaco o Ministro o Governatore o assessore, creando così un circuito di priorità che va contro un processo di efficientamento complessivo, determinando un andamento altalenante, discrezionale, elitario. Il risultato è che se la testa sta da una parte ed il corpo dall’altra, quest’ultimo finisce col sentirsi abbandonato, non recependo stimoli né coordinamento, né subendo vigilanza. Ora, paradossalmente, questa riforma, inizialmente osteggiata alla politica, è diventata beneamata dalla politica stessa perché , semplicemente scegliendosi le persone, fa fare le cose che vuole, ammantata di sufficiente legalità, per andare al risultato che vuole, che non sempre coincide con quello generale. Insomma il potere del popolo dato dalla Bassanini ai dirigenti perché siano responsabili di fare l’interesse generale, si è tramutato in qualcosa che sta minando dall’interno, come un virus nel computer, le Amministrazioni stesse, diventate corpaccioni senza anima e complessivamente deresponsabilizzate. Ma siccome qualche volta quella firma pesa anche nelle aule del tribunale, l’attenzione dell’alta dirigenza è tutta rivolta a come concertare le carte che contano, dimenticando tutte le altre, che aspettano tra il disinteresse generale. Ecco perché la Pubblica Amministrazione è da rivoltare come un calzino, incominciando a rivedere tanti meccanismi distorti, dall’atto di indirizzo che non può più essere volutamente generico ma specifico e circostanziato, alla classificazione degli atti che possono andare avanti con la responsabilità dei funzionari intermedi ( a questo servono le POC), al controllo specifico dei risultati e dei miglioramenti che anno per anno si ottengono. Se si insegue il segno più del Pil, anno per anno, perché non si misura il valore con cui la Pubblica amministrazione concorre al PIL?
