di ROCCO PESARINI
Prendo spunto dall’occasione (triste) della chiusura della sede dell’Arcigay – cui va tutta la mia solidarietà e vicinanza – per rilanciare un tema che appare sempre più di urgente soluzione: il movimento associazionistico potentino e le possibili azioni da mettere in campo per aiutarlo a non morire.
Già, morire.
Perché lo ribadisco con forza: sta città senza le tante associazioni che la animano sarebbe più deserta del Sahara!
Tantissimi gli eventi organizzati; eventi dove a fronte della totale gratuità per la città (tradotto: il contribuente potentino non caccia un euro, sia direttamente che indirettamente, per spettacoli ed iniziative assolutamente gratuite per le sue tasche) si accompagnano idee, fatica, intuizioni spesso geniali.
Unico appagamento le strette di mano e le pacche sulle spalle e un po’ di visibilità il più delle volte volatile come lo zucchero a velo.
E allora ok le pacche sulle spalle, ok le strette di mano, ok le bellissime parole, ok i grandi complimenti e gli inviti a non mollare e a continuare in un’opera meritoria non solo per sé stessi ma per l’intera collettività cittadina.
Qualcuno potrebbe opinare – già immagino le solite facce dei soliti noti – che nessun medico ha prescritto di fondare associazioni, di aprire sedi di cui magari non si possono affrontare i costi o di organizzare eventi dei quali magari non interessa niente a nessuno.
Ok, ditelo.
Però poi non trifolate le palle con idiozie quali “A Putenz’ nun s’ fa mai niend’” ed altre cazzate immani del genere. Ok?
Mi rivolgo quindi a coloro che si dicono invece attenti e riconoscenti al movimento associazionistico potentino.
E mi rivolgo soprattutto all’Amministrazione comunale, alla classe imprenditoriale, alle istituzioni intese nel senso quanto più largo possibile.
Perché, dissesto o non dissesto, divisioni politiche o ideologiche, è giunta davvero l’ora che questa città dia una mano concreta alle associazioni e al movimento ad esse legato.
Sto parlando ovviamente a titolo esclusivamente personale ma davvero non si può più far finta di niente.
Occorre mettere in campo azioni, idee e strategie per consentire che il movimento non muoia ma si rilanci nella sua opera di rivitalizzazione della città.
Idee concrete su cosa fare?
Beh ce le ho da tempo e da tempo ne parlo.
In questa occasione, però, avendo colto lo spunto – ahimè – dall’ennesima chiusura di una sede associativa rilancio con forza una proposta, sperando di incontrare l’interessamento concreto dei nostri amministratori comunali, Sindaco in testa, per risolvere tale questione ed offrire un aiuto reale, concreto, vero a quelle associazioni che tanto fanno per Potenza: la Casa delle Associazioni.
Cos’è la Casa delle Associazioni?
Tutto molto semplice, in un’ottica politica ed amministrativa volta alla programmazione ed alla pianificazione di una città.
Un immobile di proprietà comunale, vuoto o dismesso che, attraverso un progetto di riqualificazione o recupero finanziato con appositi fondi comunitari sulla programmazione 2014 – 2020, venga destinato ad ospitare le attività istituzionali e/o eventi ed iniziative delle associazioni (sulle modalità di accesso poi di queste ultime a questo beneficio, basterebbe un regolamento snello e trasparente che contenga condizioni e requisiti per accedervi).
Ed aggiungo – così completo la proposta – che i costi di gestione dovrebbero poi gravare su quella collettività sulla quale si riversano i benefici effetti delle azioni e delle iniziative associative e, quindi, in parte a carico del Comune e, in parte, a carico di una classe imprenditoriale in un quadro magari di partenariato pubblico e privato.
Ora parlate pure di dissesto, di pastoie burocratiche o amministrative, di equilibri politici o ideologici.
Senz’offesa, ogni argomentazione a contrario la troverà poco credibile e per nulla interessante.
E chi se ne farà portavoce sarà ancora meno credibile.
Di converso, presterò la mia massima attenzione a chi vorrà parlarne.
BASTA! AIUTATE DAVVERO LE ASSOCIAZIONI DI QUESTA CITTA’!