LA CITTA’ IMPOSTA: LA CORSA VERSO “LE COMODITA'”

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LUCIO TUFANO

... Le vie anguste, malagevoli; le innumerevoli case sotterranee nelle quali abitano migliaia di persone … costruita senza nessuna regola d’arte e di igiene, e nel più grande disordine: sembra che le strettissime parti di terreno non fabbricato siano state lasciate non per dare anche adito all’aria ed alla luce, ma pel solo transito delle persone; sembra che le case siano state costruite solo per avere un ricovero e non per trovarvi le comodità della vita. «Ma ora nel centenario … le vie e le piazze della città hanno una nuova pavimentazione, alcuni edifici pubblici sono stati ampliati; e sta per essere ultimato il nuovo macello. Un’opera grandiosa si inizia in questi giorni: il Manicomio; e di un’altra – il Palazzo degli Uffici – è stato già ultimato il progetto.

Il problema edilizio, compiute queste opere maggiori, sarà in gran parte risolto; se fra non molto si disporrà di un numero abbastanza considerevole di abitazioni ora occupate dagli uffici governativi, occorrerà prevederne ancora molte altre per soddisfare ai bisogni sempre crescenti del capoluogo, sede di uffici importanti e quindi residenza di molti impiegati».

«Dovranno sorgere case economiche per piccole famiglie, perché quando i cittadini avranno delle case pulite, igieniche, in cui si respiri liberamente, nelle quali il sole entri a confortare con la luce ed il calore, si sentiranno più atti al lavoro, più affezionati a questa terra, e forse accorreranno i forestieri per passarvi l’estate. Così sorgeranno rioni nuovi, come quello nei pressi di S. Maria, in vicinanza della caserma, della Stazione Superiore, del Manicomio, del Macello; ove l’acqua potabile potrebbe aversi più abbondante e più fresca. Quel rione, formato da gruppi di isolate a due o tre piani, circondati da giardini, potrebbe servire per impiegati, provinciali, personale esterno al Manicomio, agenti delle ferrovie.

Occorrono opere, case, strade per soddisfare i bisogni sempre crescenti del capoluogo, rioni per operai ed agricoltori con gruppi di case a due e ad un solo anch’essi circondati da giardini, e formati ciascuno da non più di quattro Palazzine e villini potrebbero costruirsi a Montereale … Alla via Pretoria farsi lievi modificazioni, allargando in pochi punti, … Dalla Prefettura al Municipio e fino al largo Liceo potrebbe aprirsi una nuova via, fiancheggiata da portici … A nord della città, la parte più misera e lurida di essa, sarebbe urgente costruire una nuova, via esterna che, dando accesso alle molte case, ne migliorerebbe immensamente le condizioni. Demolire le casupole fra la Cattedrale, la via Addone, la via Pretoria ed il largo Liceo: sostituendole con nuovi edifici e giardini.

Necessari sarebbero gli stabilimenti per cucine economiche, disinfestazioni e lavanderia, mercato coperto, bagni pubblici».

Siamo nel 1907, la città è piuttosto dissestata, il suo sviluppo urbanistico ancora non è iniziato, v’è un grande bisogno di comfort, di comodità materiali, di agi. Il sogno, senza progetto, di una prima sistemazione urbana si regge tutto su determinate considerazioni, su «se si avverassero certe condizioni»: più energie, più iniziativa, maggiore desiderio di migliorare … se si mirasse concordemente al bene generale, abbandonando l’apatia proverbiale che fa aspettare i potentini – con le braccia stanche abbandonate, e la bocca atteggiata all’incredulo sorriso – le leggi speciali, che dovrebbero, da sole, portarci il benessere da tanto tempo invano aspettate.

Gli uomini intanto sono costretti a lottare per una elementare sopravvivenza: la fame, la privazione, regnano sui cittadini, il programma della vivibilità si identifica con gli sforzi tendenti a mutare realtà. Si aspira ad avere una casa, il lavoro, un po’ di benessere, una migliore condizione di vita privata e pubblica. Si fa strada la tendenza al rifugio, la speranza del reddito fisso, di un impiego per potersi rintanare nelle tranquille stanze degli uffici, al tepore dei termosifoni, dove ci sono i gabinetti, le stanze con le scrivanie, le poltrone, dove si è investiti della funzione, della mansione, dove si acquista una sorta di dignità dell’essere, dell’esistere, il ruolo indispensabile, necessario per far fronte ai bisogni.

Il bisogno e l’aspettativa di comfort sono privilegio di pochi fattori che in definitiva hanno contribuito ad innescare il processo di modernizzazione della città. I caffè, il cinema, il diurno dove ci si lava, ci si sbarba, si ottengono specifici servizi; i ristoranti, i negozi di confezioni e tessuti, di scarpe, valigie ed ombrelli, di prodotti dell’industria settentrionale, di mercé venuta da altre città. Tutto contribuisce a dare, negli anni del primo novecento, una concezione del moderno, del comodo: l’automobile ed il treno, i primi alberghi, edifici e case popolari, le opere di igiene, la pavimentazione delle strade, la nascita di negozi con stigli e vetrine. Si sta verificando insomma una reciproca dipendenza tra le dinamiche della modernizzazione e la crescita qualitativa e quantitativa del comfort in generale, nei locali della città, negli uffici, negli esercizi pubblici, nelle case borghesi.

Le piacevolezze del privato e del pubblico instaurano la centralità della casa, come luogo della famiglia, azienda con bilancio di entrate (lo stipendio) ed uscite (le spese per vivere, vestirsi, ecc.). La dignità ed il decoro del funzionario e dell’impiegato che hanno targhe e biglietti da visita, un certo agio di vita, non si costruisce solo nel portamento, nell’abito, nel contegno complessivo dei componenti la famiglia, ma anche e specialmente nell’ufficio, luogo di servizio e lavoro, di esercizio quotidiano, dettagliato del potere, con i nuovi stili, i mobili, le scrivanie, il servizio da scrittoio, gli oggetti di cancelleria, gli ambienti signorili con piante nei corridoi, le finestre ed i lampadari, le automobili con autisti, il saluto mattiniero degli uscieri, la disponibilità e la dedizione totale di ogni subordinato.

Così si rinsalda la stabilità delle famiglie, con le camere da letto, i soggiorni e le cucine, con gli interni i pavimenti lucidati, i bagni con porte e vetri smerigliati, vasche, vasi, bidet, lavandini, saponette e colonie, dentifrici e spazzolini, asciugamani e ciprie, bistrot ed attrezzi vari per la toilette da camera, suppellettili e comò.

L’intimità borghese che si basa su un serrato ordinamento delle cose materiali: comfort ed igiene sono indicatori dell’ordine. Si sta man mano realizzando il paese dei balocchi, gli apparecchi elettrici, la cucina, il ferro da stiro, il tritacarne, i primi congegni automatici, i campanelli della porta e delle stanze, la pentola a pressione, le posate, la radio ed il grammofono … Davanti alle vetrine i contadini sono intontiti come bambini.

Vengono prese misure per affrontare i problemi dell’urbanizzazione, le strategie di contenimento. Le disinfestazioni e le disinfezioni, l’eliminazione dei miasmi nella città, i lavori di fognatura, quelli idrici, la risoluzione dei problemi di approvvigionamento e di distribuzione dell’acqua potabile, della luce elettrica, momenti qualificanti delle trasformazioni. Così il binomio igiene moralità, pulizia-dignità, salute fisica e salute mentale comincia a prendere corpo vistosamente, dapprima applicato al sistema igienico domestico. Una città pulita è anche un insieme di case pulite. Casa ed uffici si trovano dunque all’interno di uno stesso sistema d’igienizzazione urbana.

Ecco che si realizzano i rioni e le lottizzazioni da parte dello Stato e dei comuni, le case popolarI

LE FOTO SONO TRATTE DAL SITO WEB POTENZA D’EPOCA, CHE SI RINGRAZIA

 

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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