Con la sentenza 170, pubblicata il 12 luglio scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133 (Sblocca Italia), dando ragione alla Regione Abruzzo che, insieme a diverse regioni (fra cui Lombardia, Campania e Veneto), aveva presentato ricorso.
L’Alta Corte ha stabilito, come già per la rifoma Madia, che, quando si tratta di materia concorrente, lo Stato non può fare da solo ma deve coinvolgere preventivamente le Regioni.
Scrivono i giudici: «l’articolo 38, comma 7, del d.l. n. 133 del 2014 è costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui non prevede un adeguato coinvolgimento delle Regioni nel procedimento finalizzato all’adozione del decreto del Ministro dello sviluppo economico con cui sono stabilite le modalità di conferimento del titolo concessorio unico, nonché le modalità di esercizio delle relative attività».
Insomma non si possono prendere decisioni a Roma e calarle sui territorio solo perchè al governo centrale va così. Bisognerebbe ascoltare comunque gli enti locali e tener conto dei loro pareri.
Su altri 28 punti però del ricorso i giudici hanno giudicato inammissibile la questione di legittimità in merito ad altri commi impugnati, la non fondatezza di altre questioni sollevate così come è stato ritenuto inammissibile l’ intervento del Wwf a causa della tardività del deposito del ricorso e anche perché «il giudizio di costituzionalità delle leggi», ricordano i giudici, «si svolge esclusivamente tra soggetti titolari di potestà legislativa e non ammette l’intervento di soggetti che ne siano privi».
«Questa sentenza è di enorme importanza per la Basilicata, perché elude il timore che il Governo centrale possa fare da solo, soprattutto rispetto a nuove trivellazioni e a permessi da concedere in territori che vanno salvaguardati. Il senso della sentenza è che non basta ascoltare gli Enti locali ma bisogna entrare nel merito delle loro osservazioni e concordare una intesa. E’ evidente che la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre, che ha lasciato in vigore quanto stabilito negli articoli 117 e 118 della Costituzione, ha una parte importante in questo rimettere a punto le competenze tra Stato e Regioni. Commenti positivi da parte di molti esponenti regionali,a cominciare da quelli dell’Abruzzo, autori in prima persona del ricorso alla Consulta. “Occorreva porre rimedio al depotenziamento del ruolo delle Regioni soprattutto nella parte che annetteva al livello centrale il piano per le attività di ricerca e di estrazione, escludendo di fatto le realtà locali da una codecisione e marginalizzandoli a livello di pareri. Proprio oggi che il Governo regionale si appresta a far ripartire il Cova, dopo aver prescritto una serie di condizioni, questo ritorno ad una titolarità abbastanza forte, consente di vigilare sulla questione, così come è evidente che il pronunciato della Corte conferisce una mano forte agli Enti locali nella questione appena iniziata della tutela delle risorse idriche.