MATERA E LA SUA LINGUA: UN ENIGMA DA SCIOGLIERE (I^PARTE)

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  1. IL DIALETTO MATERANO: UNA LINGUA “PARTICOLARE”

La città vecchia di Matera è suddivisa in due principali rioni scavati nel tufo: Sasso Barisano, Sòssiə Barəsònə [ꞌsɔѕ:јə barəꞌsɔnə] e Sasso Caveoso, Sòssiə Caveósə [ꞌsɔѕ:јə kaveꞌosə], abitati da gruppi di cittadini provenienti da un nucleo ancora più antico, la Civita, Ciuvëtë [ꞌʧuvətə], dove oggi è situata la cattedrale. Fino al 1936 i due sassi non erano collegati da strade accessibili e vivevano come due comunità separate ed endogamiche. Questo probabilmente per un certo periodo ha potuto condizionare la lingua dei due rioni che avrebbe presentato, a quanto ci raccontano, marche linguistiche differenti, oggi non più nette. Le vicende storiche si riflettono inevitabilmente sulla lingua dei materani u matarrasë [u mataꞌr:asə]che risulta particolare e colorita ma soprattutto di grande interesse scientifico.

Il tratto peculiare del dialetto di Matera rispetto agli altri dialetti lucani, risiede nel vocalismo ed in particolare nel fenomeno di slittamento vocalico per il quale si registrano capovolgimenti del sistema vocalico latino:

  • La U tonica latina si trasforma generalmente in [i], es: nivëlë [ꞌnivələ] ‘nuvola’, birrë [ꞌbir:ə] ‘burro’, Brinë [ꞌbrinə] ‘Bruna’, ti [ti]‘tu’, littë [ ꞌlit:ə] ‘lutto’, brittë [ꞌbrit:ə] ‘brutto’.
  • La I tonica latina si trasforma generalmente in [u], es: fugghië [ꞌfug:jə] ‘figlio’, burrë [ꞌbur:ə] ‘birra’, spësaluzië [spəsaꞌludzjə] ‘matrimonio’. Questo esito a volte può creare anche delle sovrapposizioni come nel caso, per esempio, dell’articolo determinativo plurale, che tanto al maschile quanto al femminile presenta la forma [u]probabile evoluzione di una originaria [i]e la stessa forma si riscontra anche per l’articolo maschile singolare: u fammënë [u ꞌfam:ənə] ‘le donne’, u pëlë [u ꞌpələ]‘i peli’, u nèsë [u ꞌnɛsə]‘il naso’.
  • La A tonica latina evolve generalmente in [ɔ] se la sillaba termina con una consonante es: òrtë [ꞌɔrtə] ‘arte’, pòrtë [ꞌpɔrtə] ‘parte’, fòššë [ꞌfɔʃ:ə] ‘fasce’, cavòddë [kaꞌvɔd:ə] ‘cavallo’, allòttë [aꞌl:ɔt:ə] ‘allatti’, nòššë [ꞌnɔʃ:ə] ‘nascere’ sògnë [ꞌsɔɲ:ə] ‘sangue’; o si trasforma in [e] se la sillaba termina con una vocale es: scambé [skamꞌbe] ‘scampare’, figgié [fiꞌɟ:e] ‘figliare, partorire’, nétë [ꞌnetə] ‘nato’.
  • La E tonica latina viene il più delle volte restituita come [a]es: fammënë [ꞌfam:ənə] ‘femmina/-e; donna/-e’, Matarë [maꞌtarə] ‘Matera’.
  • La O lunga tonica latina viene spesso resa come [a], es: artë ['artə] ‘orto’, cartë ['kartə] ‘corto’. Mentre la O breve tonica latina generalmente si trasforma in [ɛ], es: pèrtë [ꞌpɛrtə] ‘porta’, mèrtë [ꞌmɛrtə] ‘morte’, mèllë [ꞌmɛl:ə] ’molla’.
  • Le vocali atone, invece, tendono a subire un indebolimento in [ə] che sporadicamente coinvolge anche quelle toniche in alcuni lessemi. Questo è percepito come un tratto peculiare dagli stessi materani, i quali a volte parlando della propria lingua la descrivono come povera di suoni vocalici, ovviamente ciò è solo una sensazione in quanto, come abbiamo visto, i timbri vocalici nel materano sono tutti presenti, es: brënë [ꞌbrənə] ‘brina’, škëtë [ꞌʃkətə] ‘sputi’, chëttëvë [kəꞌt:əvə] ‘vedovo/-a’, pëlë [ꞌpələ] ‘pelo/-i’.

Quelli illustrati sono gli esiti più caratterizzanti che, però, convivono con altri meno sistematici. A oggi non siamo ancora in grado di capire come mai la lingua materana presenti questi esiti veramente unici, né, sempre, quali siano le ragioni per cui una stessa vocale abbia a volta un esito e altre volte uno diverso. Ma, aumentando i dati in nostro possesso con il lavoro di raccolta, siamo certi che in breve riusciremo ad avere elementi sufficienti per restituire ai materani la storia della loro lingua in tutto il suo sviluppo e, attraverso di essa, pezzi importanti della storia che meglio rappresenta la comunità materana. Questo è l’importante lavoro di scavo linguistico che il Progetto A.L.Ba. conduce e che ha valore scientifico, ma anche di ricostruzione dell’identità delle nostre comunità. Nell’ambito del vocalismo si registra anche un fenomeno di propagginazione, fenomeno per cui l’articolo singolare [u]o un’altra parola che presenti la vocale [u]come, per esempio, l’articolo indeterminativo maschile proiettano la vocale [u]nella parola successiva se questa inizia per [k]. Es: u cuavòddë [u kwaꞌvɔd:ə]‘il cavallo’, ma tre kkavòddë [tre k:aꞌvɔd:ə]‘tre cavalli’, u kwònë [u ꞌkwɔnə] ‘il cane’, ma tre kkònë [tre ꞌk:ɔnə]‘tre cani’.

Il dialetto di Matera presenta il suffisso di plurale -ërë/- rë [-ərə/- rə] per alcuni lessemi, originatosi dal segmento -ORA dei nomi latini plurali di genere neutro. Sembra di poter dire che tale suffisso si diffonde al resto del lessico partendo dalle forme relative alle parti del corpo umano es: èssërë [ꞌɛs:ərə] ‘ossa’, zatrë [ꞌtsatrə] ‘coppia di fidanzati’, fròtërë [ꞌfrɔtərə] ‘fratelli’, òššërë [ꞌɔʃ:ərə] ‘asce’, mòmmërë [ꞌmɔm:ərə] ‘mamme’.

Sono gli stessi materani che hanno una consapevolezza campanilistica della peculiarità della loro lingua e la ascrivono a diverse leggende. L’importanza della controversa figura del conte Giovan Carlo Tramontano si ritrova anche nella storia popolare del dialetto della città dei sassi. Il Tramontano avrebbe ricevuto il feudo dal re di Napoli Ferrante d’Aragona, non per discendenza nobiliare o per meriti particolari, ma  semplicemente per aver reso servigi alla corona. Per mostrare la sua forza il conte volle costruire una fortezza, gravando la città di una tassazione altissima. Inoltre istituì la legge dello ‘’Iusprimaenoctis Giovanni Caroli’’ secondo cui egli avrebbe avuto il diritto di giacere per primo con le ragazze promesse spose. Tali assurdità provocarono l’ira dei materani che ordirono una congiura e lo uccisero il 29 dicembre del 1514. Secondo la credenza popolare i cittadini che ordirono la congiura, cominciarono a parlare in codice, eliminando o cambiando le vocali delle parole per non essere capiti, da qui sarebbe nato il particolare vocalismo del dialetto materano. Addirittura un’altra leggenda vuole che il sogno di ogni materano sarebbe quello di parlare con la bocca chiusa per non essere capito. Queste credenze ci fanno sorridere, ma danno l’esatta dimensione della consapevolezza di una grande particolarità linguistica e culturale degli stessi abitanti materani. La sfida di Matera oggi è una valorizzazione del proprio patrimonio linguistico che non ha niente da invidiare alle più note attrazioni paesaggistiche, in una città che deve e può, anche per i fatti che l’hanno vista protagonista in questo ultimo periodo, essere un altro di quei volani che aiuteranno ancor più la Basilicata tutta in un rilancio culturale importante.

2 UNO SGUARDO ALL’ A.L.BA.: CARTA 24 VOLUME I SEZIONE II “I POLSI”

Un tratto linguistico peculiare della parlata materana è, come già accennato nell’articolo precedente, l’uso del suffisso -ërë/-rë [-ərə/-rə] come marca di plurale. Esso è il continuatore del suffisso plurale neutro latino -ORA. In Basilicata questo tipo di plurale è usato diffusamente per designare alcune parti del corpo come, per esempio, ucchiërë [‘ukːjərə] ‘occhi’, vrazzërë [‘vratːsərə] ‘braccia’, ògnërë [‘ɔɲːərə] ‘unghie’ che si rilevano in diversi punti di rilievo.

A titolo esemplificativo più generale abbiamo riportato di seguito la carta dell’A.L.Ba. ‘I polsi’. A Matera, punto di rilievo 34, si  registra la forma u pòlzërë [u ‘pɔltsərə]. Presentano plurale in -ORA, per il lessema riportato in carta, anche Grottole (pdr 43), Miglionico (pdr 51), Montescaglioso (pdr 54), Salandra (pdr 58), Ferrandina (pdr 63), Bernalda (pdr 71), Montalbano Jonico (pdr 88) e Scanzano Jonico (pdr 91). Questo tratto infatti è presente, come si evince dalla carta dell’A.L.Ba., lungo il versante pugliese. Sul versante campano, invece, il plurale in -ORA per ‘polsi’ è stato registrato solo a Brienza (pdr 67) e nella parte interna della regione solo a San Martino D’Agri (pdr 96).

La forma singolare a Matera è u pilzë [u ‘piltsə]‘il polso’: notiamo l’evoluzione della Ŭ in i (PŬLSU diventa pilzë) e per l’articolo sottolineiamo la medesima forma dell’articolo plurale u.

A Matera, inoltre, il suffisso -ërë/-rë [-ərə/-rə] non marca solo il plurale di termini che designano parti del corpo come accade in altre parlate, ma è stato registrato anche in parole come:  zèppërë [‘tsɛp:ərə] ‘zoppe’, vicchiërë [‘vik:jərə] ‘vecchi’, nóttërë [‘not:ərə] ‘notti’, zatrë [‘tsatrə] ‘fidanzati’.

Questa carta non evidenzia solo questa peculiarità morfologica, ma offre anche spunti per una considerazione di tipo semantico-lessicale che ci consente di dividere in due parti la regione.

Il latino non conosceva la parola per indicare ciò che noi oggi definiamo polso. Per designarlo la Basilicata ha scelto due diversi etimi: l’area centro-meridionale e parte di quella settentrionale hanno selezionato la forma latina PULSU(M) che significava ‘battito’; la rimanente parte settentrionale e alcuni comuni del centro (Vaglio di Basilicata pdr 35, Albano di Lucania pdr 45, Trivigno pdr 49, Campomaggiore pdr 50, Pomarico pdr 60, Accettura pdr 65) hanno scelto come etimo la forma latina ARAMILLA(M) ‘bracciale’. Il polso, quindi, per un’area della regione corrispondeva alla parte del corpo dove si mette il bracciale, per l’altra la parte del corpo dove si sente il battito cardiaco. Ancora una volta la lingua ci aiuta anche nell’individuazione del modo di pensare dei popoli che hanno abitato e abitano la nostra Regione.

Scarica qui l’Alfabeto dei Dialetti Lucani

IL GRUPPO DELLA PROF.DEL PUENTE CHE CURA IL PROGETTO DI DIVULGAZIONE DEI DIALETTI LUCANI

Curatori:

  1. Il dialetto materano: una lingua “particolare”_ Gruppo A.L.Ba.
  2. Uno sguardo all’ A.L.BA.: carta 24 volume I sezione II “I polsi”_ Giovanna Memoli
  3. La festa della Bruna: storia, leggenda, tradizione… lingua_ Potito Paccione
  4. Lingua è cultura: studi linguistici e dizionari del dialetto materano_ Francesco Villone
  5. File interattivo dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani: Matera_ Anna Maria Tesoro

 

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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