LA COPPIA, TRA ASSOLVERE PROMESSE E RISOLVERE PROBLEMI

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Lo psicologo e psicoterapeuta Massimo Borgioni afferma: “Tutti i rapporti affettivi conoscono fasi di crisi che spesso corrispondono ai mutamenti inevitabili connessi con il ciclo di vita. La relazione amorosa fra adulti va incontro a diversi tipi di criticità: il declino della fase di innamoramento ed il passaggio verso una dimensione più matura e stabilizzata del rapporto, la convivenza, la nascita dei figli, le trasformazioni personali e fisiche, l’eventuale cambiamento del ruolo lavorativo di uno o entrambi i partner, infine le esperienze di separazione e di perdita. Inevitabilmente queste fasi di passaggio impattano sulla coppia e, quanto più il rapporto è percepito come sicuro, tanto più è probabile che i coniugi siano capaci di attingere a diverse strategie di coping (una serie di azioni o il processo di pensiero applicati per far fronte a un problema o, comunque, a una situazione stressante), potendo, quindi, superare le crisi e trarre elementi di crescita come individui e come coppia”. La coppia non può nascere da un colpo di fulmine ma deve (o dovrebbe) nascere sulla base di una conoscenza e consapevolezza, innanzitutto di sé. Solo così si può auspicare e maturare il “coping” (da “cope”, farcela, affrontare) in situazioni di difficoltà. Partire da false premesse in una relazione sentimentale è falsare le promesse, innanzitutto con se stessi. Alla luce del ciclo vitale sempre più breve e insidioso della coppia coniugale sarebbe opportuno condividere e concordare, a titolo preventivo, secondo gli articoli 143 e 144 cod. civ., le modalità di coping della coppia come autotraining.

Anche gli esperti Edoardo e Chiara Vian (che si occupano di coppie in difficoltà) parlano delle tappe del ciclo vitale di una coppia: “[…] tappa del ciclo vitale di due giovani che stanno formando la propria «membrana di coppia», cioè quella nuova identità che non li caratterizza più socialmente come figli ma come compagni e prossimamente come coniugi. Questa giovane coppia ha, appunto, come primo obiettivo del proprio tempo di vita quello di plasmare una «membrana» sufficientemente spessa da non far entrare nella propria relazione troppi elementi estranei, ma anche sufficientemente permeabile, in modo da permettere un’interazione della coppia con elementi sani della realtà, rendendola di fatto sufficientemente aperta. Per permettere il costituirsi di questa semipermeabilità i due giovani dovranno trovare delle nuove distanze con le proprie origini, quindi con i propri genitori. Non troppo lontani per non rischiare di perdere quella trasmissione di sapere e di affetto che i propri genitori continuano a garantire, ma neppure troppo vicini rischiando un’intrusività che non permetta alla coppia di formare una nuova e originale famiglia che mescoli il meglio delle due stirpi con spazi di creatività”. La vita di coppia non si può affrettare né improvvisare. Va costruita come una casa su solide fondamenta di piano in piano, va preparata come una missione spaziale con misurazioni, distanze e prove, va articolata come un viaggio intorno al mondo con bagagli e quanto strettamente necessario. Occorre concordare le tappe e le mete salienti, tra cui dove andare ad abitare. Anche il rapporto con le famiglie di origine va costruito e concordato perché rispetto a esse non ci si deve né incistare né incuneare. Lo stesso mangiare insieme e ritrovarsi con i genitori (o con gli amici dell’uno o dell’altra) non deve essere oggetto di compromessi o di calendarizzazione. Dalla lettura dell’art. 144 cod. civ., ove si parla dell’indirizzo concordato della vita familiare, emerge come la “famiglia” sia un’entità altra e superiore rispetto ai singoli coniugi.

Gli esperti Vian aggiungono: “Vivere accanto alla famiglia d’origine non è mai un bene per una giovane coppia che, soprattutto agli inizi del proprio percorso, deve costruirsi una nuova identità”. L’art. 144 cod. civ. è rubricato “Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia” e il 1° comma prevede che “I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia”, perché è importante anche la scelta dell’indirizzo civico ai fini dell’indirizzo della vita di e in famiglia e cogliere la differenza tra il concordare e l’accordarsi. Concordare è volgere lo sguardo verso lo stesso punto e, anche se uno dei due dovesse rallentare il passo, l’altro sa come muoversi e verso dove andare per aspettare l’altro e farsi raggiungere perché alla base vi è la concordia, lo stesso cuore, e non un accordo tra due che erano contrapposti.

Nella vita di coppia, di tanto in tanto, bisognerebbe fare un’analisi di controllo per esaminare come va, anziché lasciarsi andare alla prima difficoltà e gettare alle ortiche quello che c’è stato e potrebbe esserci ancora. Proprio nei momenti di crisi di coppia bisognerebbe girarsi e chiedersi che cosa si sia fatto o meno perché ci si è persi di vista e si è presa un’altra direzione. Lungo il marciapiede della vita è necessario fermarsi, esprimere le proprie emozioni e riprendere con una nuova carica lasciandosi tutto e tutti alle spalle. Amarsi è anche accompagnarsi e aspettarsi sino al prossimo ritorno, in ogni situazione. Coppia, coniugio: continuare ad abbracciarsi, a sentirsi e mantenersi uniti, nonostante i cambiamenti, oltre i turbamenti, negli essenziali ed esistenziali momenti. Amore vero: mettere radici profonde e seguire insieme anche i percorsi più impervi. Le fiabe delle storie d’amore con lieto fine cominciano col “c’era”: tempo verbale imperfetto che indica il divenire, le azioni incompiute da realizzare ancora. È il tempo verbale passato più bello perché lascia il tutto indefinito. Tempo di vita che si può concretizzare se ci si crede in due, se si fa in due. La vita di coppia, in particolare della coppia coniugale, è un progetto e non un programma, e il legislatore, in special modo con la riforma del diritto di famiglia del 1975 (legge n. 151 del 19 maggio 1975), ha fornito la “legenda” del progetto da personalizzare con gli artt. 143, 144 e 147 cod. civ..

Coppia: sfidare i tempi, ogni tempo, con le proprie differenze, avvicinandosi e armonizzandosi andandosi incontro l’un l’altro, ma senza appiattirsi o addirittura annientarsi pur di andare incontro all’altro. Vita coniugale è unificazione di intenti e non uniformazione di modi di intendere. È comunione, non “con-fusione”. È questo il senso degli artt. 143 e 144 cod. civ. e delle parole introdotte dalla riforma del diritto di famiglia del 1975, tra cui “assistenza morale” e “secondo le esigenze di entrambi” (espressione con significati diversi rispetto ad altre sinonime che si usano nel linguaggio comune): farsi sentire dentro dall’altro e sentire quello che viene da dentro dall’altro.

 

 

 

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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