LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO

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by ROCCO SABATELLA

Le coppe europee sono state davvero indigeste per il calcio italiano. In Europa League solo la Lazio ha passato il turno mentre Napoli e Fiorentina sono uscite. Le cose non sono andate meglio in Champions dove però ancora deve essere giocata la gara di ritorno. Anche se per la Roma appare difficilissimo andare a rimontare a Madrid due reti a Ronaldo e compagni,  non è messa meglio la Juventus che ha un solo risultato a disposizione all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, atteso che un pareggio con tre reti sembra molto difficile da raggiungere:  vincere per passare ai quarti. Ma quantomeno i bianconeri degli ultimi trenta minuti hanno fatto sicuramente paura alla squadra di Guardiola e il 2 a 2 finale può essere importante soprattutto sotto l’aspetto psicologico. In Germania la Juve si presenterà con i favori del pronostico contro ma con forti motivazioni accresciute dall’impresa di aver rimontato una squadra che per 60 minuti era stata assoluta padrona del campo. E si aggiunga anche che la Juve non avrà nulla da perdere e probabilmente potrà presentarsi sul campo del Bayern con l’organico al completo. Il che potrà permettere ad Allegri di ritornare al modulo che meglio sanno interpretare i suoi giocatori e abbandonare gli altri sistemi di gioco che sono stati poco produttivi sia con il Bologna che nella gara di andata degli ottavi di Champions allo Stadium. Non ci sono calcoli da fare. In Germania bisogna giocare con un atteggiamento  mentale molto diverso e con la convinzione che la Juventus ha nel suo arco frecce importanti per mettere in apprensione i campioni di Germania. Perché se, malauguratamente, i bianconeri dovessero uscire dalla Champions, certamente lo dovranno imputare alla condotta quasi suicida dei primi 60 minuti dell’andata. Perché è fuori di dubbio che il 16 marzo i tifosi sono sicuri che in campo ci sarà un’altra Juve: senza calcoli sparagnini, aggressiva, intensa, determinata a compiere il miracolo. Anche se di fronte ci sarà la migliore formazione europea dopo il Barcellona. Si accennava  all’inizio dello stato del calcio italiano apparso in chiara difficoltà. Con qualche distinguo che riguarda il Napoli che avrebbe potuto qualificarsi se a Villareal non avesse sprecato troppo e comunque uscito più per episodi contrari che per una effettiva superiorità degli spagnoli. Perché nei 180 minuti complessivi Villareal e Napoli si sono in pratica equivalsi. Diverso il discorso che riguarda il Tottenham: troppo forti gli inglesi per la Fiorentina che ha potuto fare poco contro la seconda squadra della Premier inglese. E considerando complessivamente il comportamento delle italiane tra Champions ed Europa League, sono emerse ancora una volta tutte le difficoltà che incontrano le italiane quando incrociano i loro destini con le rappresentanti del calcio spagnolo, tedesco e inglese. Troppo largo ancora il gap che ci separa dalle tre nazioni che guidano il ranking europeo. Soprattutto dal punto di vista economico che è il fattore determinante per il quale le squadre più importanti di queste tre nazioni possono guardare il resto d’Europa dall’alto in basso. Può succedere, come l’anno scorso, che la Juventus, sicuramente la migliore espressione del calcio italiano sia per i risultati sportivi che economici,  in barba a tutti i pronostici, sia arrivata fino ala finale di Berlino. Ma quando in Europa il calcio italiano, in palese difficoltà economiche e quindi non in grado di fare massicci investimenti per rendere competitivi gli organici, si deve misurare con sceicchi e russi che hanno capacità di spesa illimitate, allora non ci devono sorprendere nemmeno i risultati negativi. Ci sarebbe solo da augurarsi che la Uefa, che ha tentato con l’ex presidente Platini di porre un freno alle spese pazze di russi, di sceicchi e di chi ha fatturati enormi con il Fair Play Finanziario, con la nuova governance che dovrà prendere il posto del dirigente francese squalificato, possa pensare e mettere in atto qualsiasi provvedimento che abbia lo scopo di assicurare ai tornei europei per club un maggiore equilibrio per evitare che anche in futuro a vincere siano sempre gli stessi. Se ciò non dovesse avvenire, è scontato che , nel giro di pochi anni, come già ampiamente illustrato in un precedente articolo, assisteremmo alla nascita della Superlega Europea che non farà molta fatica a decuplicare gli introiti economici delle sue rappresentanti drenando tutto il denaro di sponsorizzazioni e diritti Tv.

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