LA DINASTIA DEI GUEVARA (2)

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VITO TELESCA

La settimana scorsa abbiamo ripercorso la storia di Innico De Guevara, capostipite dei Conti di Potenza e Marchese del Vasto. La potente famiglia spagnola, cresciuta sotto le insegne dei primi aragonesi nel Regno di Napoli era composta anche dai fratelli minori di Innico, ovvero Ferrante e Alfonso. Ferrante divenne conte di Belcastro e Alfonso, il più piccolo, conte d’Archi. Ma colui che ottenne più successo, come visto, fu Innico. A prendere le redini del feudo dopo la sua morte furono i due figli, Pietro e Antonio, nati in seconde nozze dal matrimonio con Covella Sanseverino, figlia di Ruggero Sanseverino, e cugina della più famosa Covella Sanseverino-Colonna, madre di Vespasiano Colonna. Pertanto le due Covella, seppur appartenenti ai Sanseverino, non erano la stessa persona.

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Il maggiore dei due figli Guevara, Pietro, divenne anch’esso gran Siniscalco del re e ottenne l’eredità dell’antico marchesato del Vasto in Abruzzo. Pietro si unì in matrimonio con Isotta Ginevra Del Balzo, figlia di Pirro del Balzo, duca di Venosa. La cerimonia è stata raccontata nei particolari dalle cronache del tempo e segnalata come  un’esplosione di sfarzo, piena di spettacolo e pare sia durata dai 5 ai 6 giorni! La sposa, Isotta, era la sorella di Isabella di Napoli ovvero la moglie di re Federico d’Aragona che ovviamente non mancò alle nozze.

Pietro Guevara però fece una brutta fine. I rapporti tra il re e il suo gran Siniscalco non erano mai stati idilliaci, diciamo che si sopportavano.. ma fino ad un certo punto! Dopo aver partecipato alla spedizione contro l’assedio dei Turchi a Otranto, Pietro divenne uno dei principali cospiratori della congiura contro Ferrante I d’Aragona. A Melfi si riunirono nel giugno del 1485 diversi nobili del regno, apparentemente coperti dai festeggiamenti per un matrimonio. Qui si trovarono il Guevara (ma pare non ci fosse il fratello don Antonio) alcuni membri della grande famiglia Sanseverino, il suocero Pirro Del Balzo e gli  altri nobili che organizzavano una rivolta. Senza entrare nei dettagli della storia della congiura, che ha segnato il destino di molte famiglie baronali del regno di Napoli, mi è sufficiente sottolineare come i tentativi andati a vuoto dai congiuranti finirono per offuscare l’immagine di don Pietro Guevara che venne dichiarato “ribelle” e tutte le sue proprietà furono sequestrate dalla Corona. Suo fratello don Antonio, conte di Potenza, tentò di pretenderle inutilmente perché esse restarono nei possedimenti della Corona anche se i discendenti discendi di Pietro tornarono a rivendicarne i diritti. Dal  matrimonio tra Pietro Guevara e Isotta nacque Innico de Guevara del Balzo ed Eleonora de Guevara del Balzo, detta “la Serenissima” Principessa d’Altamura, Duchessa d’Andria e di Venosa  che sposò il Principe Lodovico di Lucemburgh Conte di Lagni.

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Il figlio minore di Innico, ovvero don Antonio, divenne per successione diretta II° conte di Potenza e non partecipò ad alcuna congiura rimanendo più o meno neutrale, condotta che garantì una certa tranquillità al suo feudo. Non solo, il II Conte di Potenza divenne Vicerè nel 1509, seppur soltanto per due settimane. Il nome dei signori Guevara proseguì pertanto anche sotto le discendenze dei conti di Potenza, di Archi e di Belcastro che a loro volte usarono una politica matrimoniale mirata e intensa.

La signoria dei Guevara riuscì pertanto a ritagliarsi spazi importanti, sia in seno alla corte aragonese, sia come controllo di un territorio che, nel XVI secolo risultava, ma lo vedremo meglio la settimana prossima, anche di una certa grandezza e importanza. Nel 1551 entrarono nell’Ordine Gerosolimitano, entrarono nel Seggio del Nido e ottennero numerosi titoli. Alla già nobile famiglia dei Guevara in Italia si aggiunse nel 1648 il madrileno Íñigo Vélez de Guevara conte di Oñate e di Villamediana che venne inviato dal Re Filippo IV di Spagna come Vicerè. La sua carica durò molto di più rispetto al suo omonimo potentino, dal 2 marzo 1648 al 10 novembre 1653 e venne inviato per restaurare la monarchia spagnola dopo la soppressione della Real Repubblica Napoletana.

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Durante la sua attività amministrativa del Regno di Napoli si segnalò per una dura programmazione, mettendo alle strette signori e feudi tanto da meritarsi l’astio di tutta la nobiltà partenopea, che cospirò così per l’ennesima congiura baronale nota con il nome di Andrea d’Ávalos, principe di Montesarchio, il principale promotore. La congiura non ebbe un seguito anche perché la politica del viceré colpiva prettamente i “capipopolo”. Si  segnalò comunque  anche per aver ridato slancio all’attività accademica dell’Università di Napoli, anche se impostata nel segno di una cultura fortemente di regime e indirizzata ad una ortodossia cattolica. Il Viceré dopo la sua esperienza partenopea, venne chiamato a governare anche la città di Milano nel 1658, anche se per poco. Particolarmente attivi  e storicamente interessanti furono i feudi dei Guevara di Bovino e di Potenza, anche se esamineremo meglio questi dettagli nelle prossime uscite  su Talenti Lucani. Qui  vorrei solo sottolineare che Clarice de Guevara dei baroni di Montemalo e di Bovino sposò Fabio d’Anna, ovvero un nobile giurista Primo Avvocato e consigliere del Sacro Real Consiglio alla corte di Filippo II. Quella dei Bovino è un ramo dei Guevara che è giunta fino al XIX secolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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