LA DISFATTA PETROLIFERA

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Arrendiamoci all’idea che sul petrolio non c’è niente da fare. Che vedi o gialli o rossi non sono in grado di fermare un potere che è più forte di loro, che viene da lontano, che ha agganci e trattati internazionali e che  per cambiare rotta ha bisogno di persone in grado di influire sulle decisioni internazionali, cose che un Governicchio non è in grado di fare. Arrendiamoci all’idea che prima c’era chi sapeva dello scenario internazionale ed è stato zitto per convenienza o per obbedienza e  che forse   qualcuno più spregiudicato degli altri ha cavalcato l’interesse nazionale per  accreditarsi come  classe decidente. Prendiamo anche atto che chi si è messo a fare opposizione su questa materia , lo ha fatto in maniera ingenua e sprovveduta,e che oggi che si trova dall’altro lato del tavolo si barcamena tra un non sapevamo ,oppure erano decisioni precedenti, oppure  da “ora in poi cambieremo tutto”. Prendiamo atto di tutto questo  e celebriamo il trionfo della ragion di stato, che tira sempre dritto a dispetto degli ostacoli che possono incontrarsi : chi se la prendeva con il filo petroliere Renzi ora deve capire che l’intera classe dirigente italiana è sullo stesso piano di impotenza  generale, se non di connivenza.

E dunque verdi o gialli o rossi, il tema che la Basilicata si pone, dopo che abbiamo visto che gli interessi petroliferi sono entrati come un coltello nel burro nell’agenda di questo governo,  è come far emergere una posizione regionale a difesa dei diritti inalienabili delle persone. Cioè, preso atto che  il tema è stato mal trattato da tutti, da quelli che hanno lisciato il pelo ai potenti per i motivi più disparati , a quelli che hanno gridato contro la luna pensando alla sua faccia nascosta e inconfessabile, la domanda che un cittadino  si pone è se e come si può costruire un argine a questa generale debacle che ci troviamo in questi giorni a constatare.

E’ evidente che la catena verticale dei partiti è un grosso ostacolo a tutti quelli che vogliono  ripartire dal tema ambientale e dalla scelta di non arrendersi alla strategia della trivellazione. C’è bisogno di parlare  una sola lingua , una stessa lingua, senza imbarcarsi in mediazioni fra Roma, Milano e Potenza. C’è bisogno di un movimento regionale che  accetti il prologo degli interessi regionali che vengono prima di tutto e di tutti. C’è bisogno di persone che su queste cose siano credibili perchè hanno saputo dire di no, quando non era facile e hanno saputo fare scelte contro gli stessi partiti di appartenenza quando era il caso di difendere la propria terra. C’è bisogno di costruire un movimento di patrioti, in un momento in cui la politica è solo carriera, è affiliazione, è filiera. Come mettere sullo stesso piano un de Bonis che vota contro lo spargimento dei fanghi inquinanti in agricoltura e un Rospi che di quel decreto difende pure le virgole. ? tanto per fare qualche nome. Ecco, è il momento di parlare lucano tra lucani. Al di là delle sigle che , tutte, portano alla politica politicante. Tagliamo i fili  di questa non politica e riseminiamo le piantine giuste, tutte rigorosamente bio. Ci vorrà tempo, ma la gente capirà. Rocco Rosa

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

1 commento

  1. Nicola Manfredelli il

    Rocco complimenti, finalmente una posizione che mette chiaramente in evidenza la necessità di uscire dalla subalternità verso il potere economico, ma anche verso il sistema politico, che ci ha colonizzato. Sono anni che mi batto su questa idea e mi rincuorano molto le tue considerazioni. Il nord sta già operando in tal senso, come dimostra la convergenza del PD e del M5S sul Regionalismo Differenziato, avanzato dalla Lega. Diamoci sa fare.

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