QUANTO VALE L’ECONOMIA CULTURALE IN BASILICATA ?

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RICCARDO ACHILLI

In un sistema economico in cui il ciclo di industrializzazione più rilevante si è verosimilmente esaurito, sia per una nuova divisione internazionale del lavoro che non premia la localizzazione industriale nelle economie occidentali in generale, sia perché le economie regionali del Mezzogiorno, Basilicata in primis, vivono uno iato competitivo fra un modello di specializzazione produttiva per molti versi simile a quello di Paesi in via di sviluppo, e livelli di produttività e di costo dei fattori non concorrenziali rispetto alle economie industriali emergenti.

La valorizzazione dei beni culturali può essere una delle strade per uscire dall’impasse e rilanciare un nuovo modello di specializzazione produttiva (ovviamente non sto dicendo che l’industria non serva, anzi, i presidi industriali esistenti vanno difesi a tutti i costi, e vanno aperti nuovi settori per l’Industria 4.0, ne parleremo in un prossimo articolo). Come evidenzia chiaramente P. Marchionna (2010) “le attività culturali (…) possono svolgere un ruolo strategico nelle politiche di sviluppo locale. Il rafforzamento delle relazioni fra economia e cultura è dovuto a più fattori: il primo è la crescita del contenuto di conoscenza nella produzione (…); i consumi culturali sono meno soggetti – rispetto a quelli dei beni industriali – agli effetti dell’utilità marginale decrescente: nel consumo culturale c’è una componente di apprendimento che ne accresce l’utilità ed il processo tende ad auto-alimentarsi. Una terza ragione che spiega il crescente ruolo della cultura nell’economia contemporanea è la sua natura idiosincratica, intesa nel senso dell’antica etimologia greca di “carattere proprio”. In quanto elemento costitutivo di una data comunità e ambito di produzione di specifici significati identitari, la domanda di cultura si rafforza come conseguenza della globalizzazione”.

Niente di più normale. Anche uno studioso della globalizzazione come Porter sottolinea che l’allargamento della sfera globale comporta una maggiore focalizzazione sui fattori competitivi distintivi di ogni sistema locale, fra i quali rientrano anche le risorse culturali. In particolare, in base alla ricerca “Io sono cultura 2018” di Symbola-Unioncamere, il sistema produttivo culturale e creativo italiano h generato, nel 2017, 92 miliardi di euro, dando lavoro a più di 1,5 milioni di addetti, andando a rappresentare circa il 6% dell’economi italiana. Soprattutto, si tratta di un settore che, nonostante la crisi economica, è in continua crescita.

I numeri dell’economia culturale in Basilicata sono però meno brillanti: nel 2017, sempre secondo Symbola ed Unioncamere, il comparto ha prodotto 381 milioni di euro di valore aggiunto ed assorbito 8.300 addetti (quanto il polo Fca di Melfi). Tali numeri pesano per il 3,5-4% nell’economia regionale, una incidenza inferiore al dato nazionale, che mostra come vi siano ampi spazi di valorizzazione economica del settore culturale, ancora inesplorati. Pensando alla Basilicata,  vengono immediatamente in mente la città di Matera, le Tavole Palatine del Metapontino, i castelli svevo-normanni del Vulture. Tuttavia, la presenza di beni archeologici e culturali di pregio è molto più diffusa sul territorio, e forse pochi sanno che la Regione ha inventariato tali beni. Al link http://dati.regione.basilicata.it/catalog/dataset/beni-culturali-monumentali-art-10-d-lgs-42-2004 sono infatti presenti le delimitazioni degli edifici, complessi monumentali e relative zone di rispetto che presentano interesse artistico, storico e/o architettonico, oggetto di dichiarazione di interesse culturale.

Si tratta di una diffusa serie di beni (chiese, musei, edifici gentilizi e castelli, biblioteche ed archivi, ma anche tradizioni demoantropologiche poco conosciute, ad esempio i paesi arberesh) per la cui valorizzazione basterebbero, a volte, investimenti di entità anche ridotta: garantire l’ultimo miglio, in termini di completamento di interventi di restauro già approvati, ma anche di garanzia della custodia e gestione del bene. Sull’ultimo miglio la Regione ha già proposto un bando per il recupero funzionale, la valorizzazione e il miglioramento della fruibilità di beni culturali di proprietà pubblica non statale. Si tratterebbe di estendere tale bando anche ai beni statali ed a quelli privati aventi valenza culturale.

Un simile bando potrebbe peraltro essere rilanciato non con una ottica puntuale, cioè riferita al singolo bene agevolabile proposto dal Comune, ma piuttosto in una logica di rete, ovvero finanziando itinerari integrati lungo i quali Apt potrebbe svolgere una attività promozionale dedicata, e la Regione aggiungere finanziamenti infrastrutturali per garantire una migliore accessibilità.

Si tratta anche di valorizzare meglio il contesto storico dentro il quale collocare tali beni in sede di fruizione, con una migliore formazione delle guide turistiche, nonché con l’utilizzo più intenso di strumenti multimediali di esposizione dei beni. La multimedialità consente infatti di “ricostruire” scenari storici di vita del bene nel suo periodo che altrimenti non potrebbero essere veicolati, di avvicinare le giovani generazioni sempre più abituate al linguaggio dei social e dei computer, e di facilitare la tutela e il restauro dei beni. Tale filone, ad esempio, studia il rischio sismico ed idrogeologico delle aree in cui si trovano i beni, e quindi ha ricadute, in termini di risultati, anche più ampie di quelle riferibili al solo settore culturale. Da questo punto di vista, l’expertise scientifica dell’Imaa-Cnr di Tito, in materia di prevenzione dei rischi naturali, sarebbe preziosa.

In sostanza, gli spazi per valorizzare il circuito economico del territorio sono ancora molto ampi ed inesplorati (personalmente ho assistito ad una bellissima presentazione del sito storico si Satrianum, fatta da una associazione di giovani volontari entusiasti su livelli molto professionali. Ma mi chiedo quanti, fuori dalla Basilicata, conoscano tale sito e, con una adeguata opera promozionale, sarebbero disposti a visitarlo, creando condizioni per far girare ricchezza sul territorio).

 

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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