LA FESTA DI SAN GERARDO NELLA POETICA FOLK

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Tra ginestre e cavalli, la cattedrale di pietre e giacinti

LUCIO TUFANO

 

 

Non credo valga più la pena di arrovellarsi sulla veridicità storica, quanto invece su quella antropologica, ancora del tutto inesplorata.

La storia ci insegna, come la festa vada celebrata senza infingimenti o alterazioni, bensì scrutata e ripresa dal suo angolo popolare, sacro e nazionale, e nella sua caratterialità antropologica, compito non facile per chi non sa di antropologia, senza trascurare gli altri suoi aspetti innovativi, di mode, usi, luoghi o territorio e società.

È vero, è dalla storia che abbiamo recepito vicende, culture, fatti e trucchi per resistere al tempo, alle contaminazioni, nel culto della fede e della memoria, rispetto alle generazioni sopravvenute, spesso superficiali ed esibizioniste, dimostrando come il tempo non sia affatto quella entità plasmabile e da violentare a nostro piacimento, bensì inesorabilmente omogenea ed uniforme che le macchine e gli strumenti ideati dal progresso, la volontà di produzione degli uomini, hanno cercato di restituire, nella sua integrità, alle nostre attente rievocazioni. Specie quando scopriamo come il tempo muti con il mutare dei suoi livelli e criteri di misurazione, d’impiego e di consumo …

Del resto, Jacques Le Goff, a proposito del medioevo, ci ha indicato quanto il “tempo della chiesa”, fosse diverso, nel suo uso, nella sua struttura e nella sua rievocazione, dal “tempo del mercante”.

Sono gli antropologi a ricordarci come le categorie della tradizione, del passato e della mentalità, siano inseparabili tra loro e come l’una vada ripensata sempre in correlazione con le altre, scevre da apporti artificiosi o estranei alla nostra cultura, per farne arredo sofisticato alla eccessiva ridondanza di un fatto spettacolare.

In verità, il tempo dovrebbe scorrere attraverso le sue rievocazioni, senza compromettere l’autenticità e la libertà della memoria.

È per questo che, l’aver inflazionato, negli anni più recenti, una manifestazione, che avrebbe dovuto, malgrado i molti decenni trascorsi, far risaltare la sua autenticità, senza toni, simboli e metafore importati da altre comunità, ed avrebbe dovuto far emergere significati ed aspetti connessi ai dati antropologici che in essa sono da far riesumare e valorizzare: il grottesco di alcune figure, la partecipazione dei mulattieri, i turcomanni delle campagne in catene, truci e minacciosi, l’aerostato descritto da Cesare Malpica nel suo “Turchi per aria”, diario di viaggio, 1847, la campana che rintocca sulla coffa della nave, la goffaggine, la baldoria ed il burlesco, le allegorie sociali ed il senso di rivolta contro il conformismo ed il potere, ecc. ecc., restituendo la parata dei turchi alla sua laicità maschilista, alle voci cavernose, ai petti villosi, ai fiaschi di vino branditi sulle cavalcature, ai fumi di pipe e tabacco, al sudore di omaccioni con barbe e turbanti, all’acre odore di membra in sudore, ai volti prognati, ai fischi ed agli scuriazzi … infine all’afflato poetico.

Ma ognuno che ne parla e ne scrive è chiuso nel suo orgoglio talebano e non si accinge a citare o a considerare quanto gli altri “di buona cultura” da decenni vanno scrivendo, specie quando vengono adottati validi e stimolanti brevetti come quelli di Francesco Cappiello e Raffaele Riviello.

Ovviamente per la migliore ricaduta turistica, ci appare opportuno approvare la iniziativa del solerte assessore alla cultura Roberto Falotico, per il suo costante e vivo interesse in direzione della cultura della città, in quanto è riuscito a dare un assetto più originario alla Parata, istituendo qualcosa che arricchisce il folklore e la tradizione: la “Guardia turca”. Di tale organismo che va a completare i colori e la morfologia della teatralità storica della Parata, riproponiamo la nostra proposta:

La guardia Turca

La “guardia Turca” consiste in una piccola guarnigione di armigeri di stanza nella città. Si tratta di istituire un presidio in costume, come quello degli “svizzeri” in Vaticano, nel rispetto delle opportune e dovute proporzioni, che con specifiche mansioni di vigilanza, di lavoro e di competenze, venga posto alle dipendenze del Sindaco o del Presidente del Consiglio Comunale, o di altri e svolga un ruolo finalizzato alla tutela e alla salvaguardia del centro storico, della tradizione, del dialetto e delle risorse artistiche locali. Naturalmente alla “guardia” possono appartenere anche le donne. La “guardia Turca” può, se annovera nei suoi ranghi dei musici, svolgere il compito di banda cittadina con tutto un suo repertorio di pezzi musicali. Naturalmente la “marcia” (turca) diventa la “marcia” della città ed il gruppo è da considerarsi pattuglia folk. Il suo ritmo è binario e la forma più comunemente usata è quella ternaria, nella quale due movimenti di marcia inquadrano un tiro di carattere contrastante… Una tale pattuglia provocherebbe, con divise ordinate e brillanti, la leggendaria, popolare e grottesca “banda d’u scattuse”, appositamente curata nella sua immagine. Per ciò che concerne la divisa, il suo repertorio musicale, i servizi da prestare ed altro, appare opportuno coinvolgere esperti e affidare a bravi compositori potentini la redazione musicale degli spartiti. Il Comune ne dovrà fare apposito regolamento.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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