La filiera agro-ambientale-energetica in Basilicata

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riccardo achilli

 

Costruire un programma di sviluppo di un territorio riviene ad identificarne i driver essenziali, ovvero le filiere di attività che hanno più probabilità di generare valore aggiunto ed occupazione su quello specifico territorio, perché si definiscono in base all’incrocio di due caratteristiche: presenza di una vocazione locale, in termini di risorse (la principale delle quali è la competenza produttiva, ovvero il “saper fare” in quel settore da parte del bacino locale di manodopera) e di potenziale di crescita del settore sui mercati.

Da questo punto di vista, l’ampia filiera che include agricoltura, produzione alimentare, ambiente ed energia costituisce forse il più potente driver di sviluppo potenziale della Basilicata. Già oggi, tale macro-filiera vale più di un miliardo di valore aggiunto per la Basilicata (circa il 10% del totale), e fornisce lavoro a 37.000 addetti regionali, fra agricoltura e zootecnia, pesca, industria alimentare, industria del legno, servizi energetici ed idrici, commercio di prodotti alimentari.

La dotazione di beni ambientali della regione è, come noto, di eccellenza. Pochi sanno che, con il 33% circa di superficie di habitat naturali in stato soddisfacente di conservazione, la Basilicata è la regione più “naturale” del Paese. Con quasi il 20% di superficie regionale adibita ad area protetta, è la seconda nel Mezzogiorno. E che con un tasso di potabilizzazione dell’acqua emunta pari all’84%, la Basilicata è in testa alla classifica nazionale. Con il 91% di produzione energetica riveniente da fonti rinnovabili, la Basilicata è la quarta regione più green d’Italia, e con un esubero di produzione elettrica del 3,2% rispetto al fabbisogno,  Terna attiva processi di trasferimento di energia ad altre regioni.

Eppure tale dotazione di risorse non si traduce in ricchezza per il territorio. Ad esempio, il tasso di turisticità dei parchi naturali nazionali e regionali è fra i più bassi d’Italia (3,7%, a fronte dell’8,7% nazionale). La risorsa straordinaria dell’acqua, che fa della Basilicata una sorta di bacino idrico a servizio di almeno altre regioni, si traduce in un business per le imprese che imbottigliano acqua minerale nell’area del Vulture, ma hanno scarsi effetti sul territorio (al netto, ovviamente, dell’importante ricaduta occupazionale) per via di tariffe regionali sull’acqua emunta ed imbottigliata obsolete. Solo a fine 2018, un emendamento alla legge regionale di stabilità ha provveduto a redistribuire tali risorse finanziarie ai Comuni dell’area estrattiva dell’acqua minerale.

Più in generale, l’impatto della variabile ambientale sull’economia lucana è molto modesto. Secondo la ricerca sulla Green Economy condotta da Unioncamere e Symbola, la Basilicata è terz’ultima in Italia sia per investimenti “ecologici” effettuati dalle imprese nel periodo 2011-2016, sia per assunzioni programmate di occupati “green” nel 2017 (i green job sono definiti come tutti i lavori in agricoltura, nell’industria e nei servizi che contribuiscono a preservare o riqualificare la qualità dell’ambiente). Si tratta spesso di posti di lavoro ad medio-alto livello di qualificazione, rivolti non di rado ad agronomi ed ingegneri ambientali che la stessa Università di Basilicata contribuisce a formare, salvo poi vederli emigrare altrove. Lo spreco, in termini di potenzialità di sviluppo del territorio, è enorme: sempre secondo Unioncamere e Symbola, le imprese che investono nell’ambiente prevedono un aumento di fatturato nel 57% dei casi, ed un incremento occupazionale nel 41%, a fronte, rispettivamente, del 53% e del 34% per le imprese che non effettuano tale tipologia di investimento.

Il problema vero, in termini di una politica regionale dedicata allo sviluppo di filiere agro-ambientali, è, come al solito, quello dell’integrazione di strumenti programmatici diversi e della concentrazione delle risorse finanziarie. Il segmento agricolo, forestale, del turismo rurale e della tutela ambientale legata all’agricoltura è infatti appannaggio del PSR (Piano di Sviluppo Rurale) mentre industria alimentare, acqua, parchi naturali ed energia sono in parte oggetto del PO FESR, in parte di finanziamenti nazionali a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione, ed in parte di protocolli di intesa con le aziende estrattive dell’area petrolifera. Per finire, la formazione delle risorse umane in tale comparto è curata dal PO FSE.

Se si volessero lanciare bandi multidisciplinari ed integrati sul tema agro-forestale ed ambientale, tali risorse, per motivi regolamentari, tendono ad escludersi l’una con l’altra, favorendo quindi una gestione “atomizzata” degli investimenti pubblici nel comparto, in cui ciascun ufficio agisce verticalmente su una sola sfaccettatura del tema, senza sapere cosa fa l’altro.

Una soluzione per così dire “territoriale”, che cerchi di integrare tutte queste risorse in una logica di sviluppo specifico di un’area della regione è stata tentata, ad esempio con il Programma Speciale Senisese, per il quale è stato recentemente proposto un rifinanziamento tramite le royalties dell’acqua, con un taglio fortemente basato sulla valorizzazione ambientale. Purtroppo, però, senza una capacità di programmazione centralizzata e capace di resistere ai micro-interessi locali in sede di ripartizione delle risorse, tale approccio, spesso, si traduce in una miriade di micro-interventi, nessuno dei quali avente la capacità di leva per indurre sviluppo locale. Si tratta quindi di un tema politico, e di rapporti con gli enti locali, ma anche di un tema di capacità di progettazione di interventi complessi, multifunzionali, integrati, con una logica analoga a quella dei PIA sperimentati dalla regione in ambito manifatturiero. Ad esempio, progetti che integrino la produzione agricola con l’autoproduzione energetica delle imprese, che valorizzino il bene forestale in modo integrato, non solo per il legno ma anche per le risorse del sottobosco (biomasse ed altro) ed in una logica turistica. Interventi di ricerca e sviluppo che, in partenariato con imprese industriali locali (ad esempio la Fca di Melfi, valorizzandone il Campu si ricerca), sviluppino, ad esempio, carburanti “green”, destinando aree a coltivazione industriale a servizio di bioraffinerie. Gli esempi sono molteplici, ma occorre, oltre alla creatività, la capacità tecnica di sviluppare un progetto con ricadute economiche tali da invogliare un privato ad investire.

Tutto ciò non può essere fatto esclusivamente da un ente amministrativo come la Regione, il cui compito è quello di costruire programmi di valorizzazione integrata dei beni ambientali e strumenti di incentivazione a supporto di tali programmi, trovando il modo per mettere insieme le risorse disperse. Serve una expertise tecnico-specialistica, che sviluppi il progetto in termini di fattibilità tecnica ed economico-finanziaria. Servirebbe, probabilmente, una agenzia in-house dedicata alla valorizzazione economica del complesso agro-ambientale regionale. Una agenzia che oggi non c’è (e certo Arpab non ha il profilo per fare questo compito) e che i vincoli di finanza pubblica rendono anche molto difficile da realizzare.

  in copertina Progetto_energia_agrumi_1

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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