Antonio Nicastro è forse il più attento osservatore della città di Potenza.Non ci mette solo la passione del giornalista, ma l’amore di un cittadino che ci tiene alle cose fatte bene e fa di tutto per sensibilizzare amministrazioni e utenti a fare ognuno la propria parte, per rimettere su una qualità di vita appena appena decente. Il suo quesito sulla fine che ha fatto la fontana di via Angilla vecchia, è anche il nostro perchè da queste colonne più volte abbiamo parlato del ruolo estetico di certe fontane che non è giusto che siano trascurate, o divelte, o lasciate senz’acqua. Piazza diciotto agosto ne è un esempio di una acqua che non scorre, come via Cavour è un esempio di un bellissimo fontanino semplicemente fatto sloggiare, non si sa per quale destinazione. E poi le fontane chiuse di corso diciotto agosto, di corso bonaventura, di via pretoria, sostituito con un lanciazampilli che sembra volerti fare dispetto.No, questa incuria deve cessare. Se è un problema di risparmio si cambino i rubinetti, in maniera che l’acqua non scorre continuamente, ma solo se attivata. Ma secondo me il risparmio non c’entra. E’ solo una inguaribile trascuratezza verso le cose ritenute troppo elementari e semplici perchè un assessore possa intervenire. Ma se non interviene lui, gli uffici non ci pensano manche per sogno a farlo, visto che vanno avanti alla giornata, come quegli operai che la giornata la debbono far passare, ora qui ora lì. A costo di trasformare Nicastro in Astronik ci riusciremo. E per quei giovani assessori, pieni di modernità, che si vedono agli apericena, e non ricordana il valore sentimentale di una fontana che ha dissetato tante persone, Domenico Friolo ha postato questa poesia . R ROSA
LA FONTANA DI VIA ANGILLA VECCHIA
Dissetasti bracciali e massaie
nella pausa dove bere era
ristoro.
Era dove cambiare scarpe
pesanti assai, con le leggere: quanto
rispetto da costoro.
Rispetto per la città e verso i
cittadini. Là, nella strada che portava
all’ospedale,
percorsa da forestieri e
contadini
la fontana diveniva tappa obbligata:
il maniscalco attendeva sui
lunghi gradini
poi con lena picchiava il ferro
sull’incudine.
Rintoccavano lontano i colpi
di martello, il bracciale salutava, poi via,
con gratitudine.
Poggiato al muro, quel
semaforo,ad unica luce:
gialla intermittente, solitario e
innamorato,
nel silenzio delle notti,
nostalgico, riluce
l’amore per la fontana:
fantasioso passato.
Ora, come reliquia, divelta e
portata via
*Povra funtana…funtana d la
cuntrada mia*
By Domenico Friolo.
