LA LETTERINA …
di GERARDO ACIERNO
Vorrei tornare a riabitare
le difficili giornate di chi
fin dal principio m’ha dissetato
e farne oasi serene;
vorrei tornare a riabitare
i vicoli dei miei villaggi
e consegnare certezze
a gente adusa al sacrificio
pacificato dal coraggio.
Vorrei tornare a riabitare
le chiese sconsacrate,
le distese di papaveri
miste a mucchi di ginestre,
le torri e i campanili
nei tramonti, nelle tempeste
i cieli le pianure e i fienili
della mia terra tanto amata
bellissima e straziata.
Vorrei tornare ai giorni
adolescenti dei miei figli
giustificare le mie assenze
quando un mondo
lustro, decadente,
lucidato da vergogne
tendeva loro trappole carogne
e provare a saldare il conto
da troppo tempo accantonato.
Vorrei tornare a melodie paterne
accennate tra volute di fumo
e un rosso bicchiere di vino
la sera della domenica quando
come il suo respiro il focolare
si spegneva lento e malinconico
e con lui cantare a bocca chiusa
il volo altalenante di una farfalla
sfavillante tra le ombre della vita.